Il Tirreno

UN EX ALUNNO

Lorenzo Mancini

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UN EX ALUNNO Cara prof, lasci il posto a un giovane: è la cosa giusta  Un ex alunno scrive alla prof. Lucia Pellegrini.  Cara professoressa, penso che si ricorderà di me, sono stato un suo alunno fino ad otto anni fa. Ho avuto modo di leggere della sua vicenda e mi è venuto spontaneo scriverle questa lettera, non tanto per darle consigli, ma per raccontarle le mie impressioni sulla sua storia. Lei è stata una buona insegnante di italiano per me: ricordo alcune sue lezioni molto appassionate e coinvolgenti, altre meno (in fondo sarebbe abbastanza strano che un adolescente trovi interessanti tutte le ore di italiano che deve seguire a scuola); ad ogni modo posso certamente dire che ha sempre svolto con passione il suo lavoro. Proprio perché ho visto il suo attaccamento alla sua professione, oggi capisco che rifiuti l'idea di essere costretta alla pensione, come fosse un oltraggio alla sua persona. Tuttavia le chiedo di provare a immaginare con me cosa succederebbe se molti insegnanti, con la sua stessa anzianità di servizio, validi e appassionati come lei, rifiutassero con sdegno il ritiro dall'attività scolastica. Pensi a quanti bravi docenti sono andati in pensione prima di lei negli ultimi anni e a come sarebbe la scuola se tutti avessero voluto ad ogni costo restare al proprio posto. Certo potremmo dire di avere al liceo Fermi un corpo docente di grandissima esperienza, ma pensi anche ai limiti di una tale situazione. A mio avviso ogni gruppo di lavoro, di studio o di ricerca ha bisogno di confrontarsi con il mondo esterno, con la società e la sua continua evoluzione, con nuove idee che vengano dall'esterno: non crede che questo possa essere garantito da un giusto ricambio generazionale? Non pensa che i giovani potrebbero sentire ancora di più il distacco da un'istituzione scolastica sempre più incapace di relazionarsi con loro? Pur essendo drammatica la situazione che oggi vivono i precari della scuola, non penso che questo sia il motivo per cui lei dovrebbe accettare serenamente di andare in pensione. Ritengo che lei, lasciando il proprio posto a un nuovo insegnante, darebbe un buon esempio alla comunità e soprattutto ai giovani: di fronte allo spettacolo desolante di un Paese che non crede nelle nuove generazioni, il suo sarebbe un messaggio di fiducia addirittura verso i suoi stessi alunni, forse la più grande lezione di vita che potrebbe mai dare loro. Ho sempre creduto che le rivoluzioni più che nelle piazze o sui giornali si facciano nella testa della persone. Il gesto che oggi lei ha l'opportunità di compiere si può tramutare anche in un messaggio veramente rivoluzionario nei confronti di una classe dirigente sempre più gerontocratica e conservatrice, dove prevale l'idea del "dopo di me, il diluvio". Infine provi a pensare a quanto può comunque dare ai giovani, indipendentemente dal fatto che lo faccia a scuola o in qualsiasi altra sede. Sicuro che avrebbe scelto e sceglierà per il meglio anche senza o nonostante questa lettera, la saluto e le auguro il coraggio per intraprendere una nuova fase della sua vita, con l'entusiasmo sempre necessario per affrontare i grandi cambiamenti. Con affetto Dario Mastrocinque PEDOFILIA Come cristiano cattolico sono offeso da certi titoli  Dopo i recenti fatti avvenuti all'interno della Chiesa Cattolica io, nelle vesti di cristiano cattolico, mi sento amareggiato e offeso come, del resto, credo che si sentano così tutti i cristiani. Oltre a ciò sono ancor più disgustato dall'atteggiamento dell'opinione pubblica e dall'operato dei mezzi d'informazione, come giornali, telegiornali e radio, i quali, approfittando della loro condizione di "diffusori di notizie", hanno cercato in ogni modo e con ogni mezzo di infangare la persona del Pontefice andando a ricercare fatti accaduti trenta anni fa, formulando supposizioni quali: «Da capo della diocesi di Monaco, Ratzinger sapeva degli abusi», e, naturalmente, accusandolo di non aver preso provvedimenti. Tutto ciò l'ho riscontrato leggendo i giornali e osservando che i titoli di testa non corrispondevano al corpo dell'articolo, tendendo così a parafrasare e modificare la realtà dei fatti!

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