Il Tirreno

La musica nei locali si paga Primo round contro i negozianti

Rino Bucci
Si fa musica fuori da un negozio
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Si fa musica fuori da un negozio

La musica trasmessa nei locali pubblici deve essere pagata. Non importa che sia trasmessa in una discoteca piuttosto che da un parrucchiere. L'ascolto ha un prezzo da corrispondere ai produttori del supporto

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CECINA. La musica trasmessa nei locali pubblici deve essere pagata. Non importa che sia trasmessa in una discoteca piuttosto che da un parrucchiere. L'ascolto ha un prezzo da corrispondere ai produttori del supporto. Lo ha stabilito il tribunale di Milano che a fine gennaio, con la sentenza n. 2289/10 ha condannato un bar di Milano al pagamento delle somme dovute alla Società consortile fonografici che rappresenta il 95% delle case discografiche. Il pronunciamento va a sbrogliare una matassa che si era formata in questi ultimi anni. Con i commercianti sul piede di guerra dopo le visite degli ispettori Scf che esigevano un compenso per la trasmissione di musica. Non si era salvato nessuno: pub, taxi e perfino parrocchie. Dove c'era uno stereo arrivava un bollettino.  Oggi si sa che quel bollettino va pagato e che il pagamento è ben diverso da quello dovuto alla Siae. Infatti, nella sentenza si legge che «non può ritenersi che un simile diritto alla riscossione del compenso competa solo alla Siae. Infatti, sussiste una chiara differenza tra i diritti che sono riconducibili al titola dell'opera creativa ed i diritti discendenti da particolari forme di sfruttamento di tale opera». Secodo il tribunale, la Scf «ha facoltà di agire in giudizio per la riscossione dei compensi che spettano ai propri mandatari, produttori fonografici ed artisti, in relazione all'utilizzazione dei fonogrammi [...] la Scf è, quindi, legittimata ad agire per il pagamento del compenso dovuto».  Insomma, il sottofondo musicale va pagato. Si, ma quanto? Secondo la sentenza «la misura del compenso avrebbe potuto essere pari al 2% degli incassi lordi o delle quote degli incassi lordi corrispondenti alla parte che il disco occupa nella sua pubblica utilizzazione».  Nel caso specifico del bar milanese, l'ammontare è stato calcolato grazie alla convenzione che la Scf ha stipulato con la Confcommercio. «La Scf è nata nel 2000 - aveva detto prima della sentenza il direttore commerciale di Scf Sergio Paolella -, ma le richieste sono partite dal 2006. Abbiamo voluto agire con decisione per avere ciò che ci spetta. Ormai in molti l'hanno capito, basti pensare che in 50mila esercizi pagano regolarmente. Anche se la normativa si è formata negli anni il diritto al compenso nella sua formulazione è chiaro. La legge dice che ci deve essere un accordo tra le parti per stabilire la misura del compenso».

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di Redazione web