Proteste
Lottizzazione abusiva
Via al processo per le case nel bosco
Alessandro De Gregorio
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La forestale al Pantano durante il sequestro del villaggio new age Sotto, una ristrutturazioneL'inchiesta che definì «per certi aspetti ridicola» è stata chiusa, il gup ha rinviato a giudizio tutti e otto. Compreso lui. Ma Stefano Stefanini non potrà esserci al processo che comincerà a fine aprile a Livorno. Perché nel frattempo è morto. Aveva 54 anni il sassarese residente a Massarosa che voleva costruire un villaggio new age al Pantano, nei boschi di Riparbella
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CECINA. L'inchiesta che definì «per certi aspetti ridicola» è stata chiusa, il gup ha rinviato a giudizio tutti e otto. Compreso lui. Ma Stefano Stefanini non potrà esserci al processo che comincerà a fine aprile a Livorno. Perché nel frattempo è morto. Aveva 54 anni il sassarese residente a Massarosa che voleva costruire un villaggio new age al Pantano, nei boschi di Riparbella.
La Natural valley era un sogno per lui, una speculazione per la Procura. Che bloccò tutto.
Secondo i pm Carmen Santoro prima e Carla Bianco poi, quei boschi stavano subendo una vera trasformazione urbanistica. Senza un piano di lottizzazione e senza i relativi permessi a costruire. Trasformazione che sarebbe avvenuta anche con la costituzione di un centro benessere, la parcellizzazione della proprietà e l'inevitabile vendita a privati delle case «mobili». Che tanto mobili, sempre secondo le indagini, non erano.
Ora per quella vicenda il giudice dell'udienza preliminare Rinaldo Merani ha rinviato a giudizio tutti gli indagati.
A cominciare da Stefanini, ex fondatore della Homo Sapiens (una onlus con sede a Viareggio, formata da 1.500 soci, che si occupa di medicine naturali e complementari), in quanto amministratore della srl "A casa del re" (una delle quattro società che ruotano attorno alla Homo Sapiens), proprietaria del terreno e committente dei lavori.
Il 28 aprile il presidente del tribunale aggiornerà la lista degli imputati. Senza Stefanini, il processo si celebrerà nei confronti di altri amministratori della stessa società: Stefano Paolo Griselli (56 anni, cecinese) e Carlo Pistolesi (52, di Pontedera). Imputati anche Luciana Orlandini (46, cecinese, geometra comunale a Riparbella), Salvatore Antonio Morganelli (38, di Poggio a Caiano, rappresentante della ditta esecutrice delle opere edilizie), Matteo Martino (61, della Ludi srl, esecutrice delle opere edilizie), Marco Martino (29, Marco edilizia srl, esecutrice delle opere di fondazione); e il geometra viareggino Fabrizio Bianchi (48) che aveva firmato alcune Dichiarazioni di inizio attività.
Alla Orlandini si contesta l'abuso d'ufficio. Al Bianchi il falso ideologico. A tutti gli altri la lottizzazione abusiva in concorso.
L'indagine fu innescata da un esposto presentato nel novembre 2007 dai Verdi, che che portò nei boschi del Pantano gli uomini della forestale. Un primo sopralluogo accertò «importanti lavori di sbancamento e movimentazione di terreno» oltre all'installazione delle prime 17 casette «in zona sottoposta a vincolo idrogeologico, in assenza di autorizzazione». Così scrisse il gip Sandra Lombardi ordinando nell'ottobre 2008 il sequestro preventivo del villaggio.
Dalle carte emersero due Dia e altrettante sospensioni dei lavori ordinate dal Comune. Che però, a un certo punto, consentì la ripresa dell'intervento.
La linea difensiva di Stefanini è sempre stata questa: prima di muoversi, prima ancora di comprare il terreno, gli investitori erano andati in Comune e avevano ricevuto l'ok. Dopo quell'ok, la Homo Sapiens accese un mutuo di cinque milioni di euro col Monte dei Paschi. Puntando a realizzare un centinaio di case, ma anche un hotel da 40 posti, un'azienda agricola, un centro congressi, un centro benessere e un centro medico.
A fine 2007 su internet furono pubblicati anche gli "accordi di acquisto": 35mila euro il modello "B" delle casette, prezzo da definirsi per quello "C", più 5.500 di terreno in entrambe le soluzioni, 15mila di oneri di urbanizzazione e 550 euro per ogni metro quadrato in più. La Homo Sapiens ha sempre detto di non aver venduto niente.
La Natural valley era un sogno per lui, una speculazione per la Procura. Che bloccò tutto.
Secondo i pm Carmen Santoro prima e Carla Bianco poi, quei boschi stavano subendo una vera trasformazione urbanistica. Senza un piano di lottizzazione e senza i relativi permessi a costruire. Trasformazione che sarebbe avvenuta anche con la costituzione di un centro benessere, la parcellizzazione della proprietà e l'inevitabile vendita a privati delle case «mobili». Che tanto mobili, sempre secondo le indagini, non erano.
Ora per quella vicenda il giudice dell'udienza preliminare Rinaldo Merani ha rinviato a giudizio tutti gli indagati.
A cominciare da Stefanini, ex fondatore della Homo Sapiens (una onlus con sede a Viareggio, formata da 1.500 soci, che si occupa di medicine naturali e complementari), in quanto amministratore della srl "A casa del re" (una delle quattro società che ruotano attorno alla Homo Sapiens), proprietaria del terreno e committente dei lavori.
Il 28 aprile il presidente del tribunale aggiornerà la lista degli imputati. Senza Stefanini, il processo si celebrerà nei confronti di altri amministratori della stessa società: Stefano Paolo Griselli (56 anni, cecinese) e Carlo Pistolesi (52, di Pontedera). Imputati anche Luciana Orlandini (46, cecinese, geometra comunale a Riparbella), Salvatore Antonio Morganelli (38, di Poggio a Caiano, rappresentante della ditta esecutrice delle opere edilizie), Matteo Martino (61, della Ludi srl, esecutrice delle opere edilizie), Marco Martino (29, Marco edilizia srl, esecutrice delle opere di fondazione); e il geometra viareggino Fabrizio Bianchi (48) che aveva firmato alcune Dichiarazioni di inizio attività.
Alla Orlandini si contesta l'abuso d'ufficio. Al Bianchi il falso ideologico. A tutti gli altri la lottizzazione abusiva in concorso.
L'indagine fu innescata da un esposto presentato nel novembre 2007 dai Verdi, che che portò nei boschi del Pantano gli uomini della forestale. Un primo sopralluogo accertò «importanti lavori di sbancamento e movimentazione di terreno» oltre all'installazione delle prime 17 casette «in zona sottoposta a vincolo idrogeologico, in assenza di autorizzazione». Così scrisse il gip Sandra Lombardi ordinando nell'ottobre 2008 il sequestro preventivo del villaggio.
Dalle carte emersero due Dia e altrettante sospensioni dei lavori ordinate dal Comune. Che però, a un certo punto, consentì la ripresa dell'intervento.
La linea difensiva di Stefanini è sempre stata questa: prima di muoversi, prima ancora di comprare il terreno, gli investitori erano andati in Comune e avevano ricevuto l'ok. Dopo quell'ok, la Homo Sapiens accese un mutuo di cinque milioni di euro col Monte dei Paschi. Puntando a realizzare un centinaio di case, ma anche un hotel da 40 posti, un'azienda agricola, un centro congressi, un centro benessere e un centro medico.
A fine 2007 su internet furono pubblicati anche gli "accordi di acquisto": 35mila euro il modello "B" delle casette, prezzo da definirsi per quello "C", più 5.500 di terreno in entrambe le soluzioni, 15mila di oneri di urbanizzazione e 550 euro per ogni metro quadrato in più. La Homo Sapiens ha sempre detto di non aver venduto niente.
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