La manifestazione
IL CASO
«Quell'impiegato non sono io»
Il caso è scoppiato, in città è tutto un parlare dell'ex cassiere del Monte dei Paschi che spostava i soldi da un conto all'altro. Salvo poi rimettere le cose a posto secondo la direzione della banca. Ma non secondo alcuni clienti. Una storia incredibile, venuta alla luce dopo la segnalazione di un correntista che sostiene gli siano spariti circa centomila euro
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CECINA. Il caso è scoppiato, in città è tutto un parlare dell'ex cassiere del Monte dei Paschi che spostava i soldi da un conto all'altro. Salvo poi rimettere le cose a posto secondo la direzione della banca. Ma non secondo alcuni clienti. Una storia incredibile, venuta alla luce dopo la segnalazione di un correntista che sostiene gli siano spariti circa centomila euro. In attesa che venga fatta piena luce sulla vicenda, un collega dell'impiegato ci ha scritto una lettera, in cui chiede alla banca di fare chiarezza quanto prima.
Il collega che ci scrive è Piero Salvadori, anche lui in pensione dopo aver lavorato 35 anni al Monte dei Paschi, di cui 25 nell'agenzia di Cecina. Anche con incarichi importanti. Analogie con il bancario sott'accusa che possono generare equivoci. Salvadori interviene infatti perché, dopo aver letto "Il Tirreno", tanta gente ha pensato che l'impiegato in questione potesse essere lui.
Non è così. Come abbiamo scritto, con il protagonista dell'episodio ci abbiamo parlato, e se non abbiamo ancora pubblicato il suo nome è perché in questa fase non c'è indagine penale ma solo un'inchiesta interna della banca.
Salvadori ha consegnato una lettera alla redazione: «Mi sono sentito in dovere di scrivere queste righe di chiarimento - dice - per tutti quei clienti dell'istituto che mi hanno dato fiducia per gli anni che ho operato nella filiale di Cecina. Tale decisione è scaturita dal fatto che nella stessa data in cui è uscito l'articolo mi sono pervenute numerose telefonate in alcune delle quali ho percepito un sottofondo di ambiguità, nonostante nessuno dei miei interlocutori abbia espresso dubbi circa la mia onestà».
«Nei giorni immediatamente successivi - aggiunge - ho incontrato persone conosciute che hanno fatto battute infelici e/o hanno cercato di evitarmi. Tali comportamenti hanno confermato quello che già avevo intuito leggendo l'articolo; cioè che potessero nascere dubbi sull'identità della persona indagata. Ho lavorato nella filiale di Cecina per circa 25 anni ricoprendo anche ruoli di responsabilità e proprio per questo ritengo di essere molto conosciuto sulla piazza di Cecina. Sono in pensione da circa un anno e mezzo. Auspico pertanto che sia il giornale, sia la banca alla quale ho dedicato 35 anni di lavoro, facciano chiarezza sulla vicenda, fornendo dati consoni su quel dipendente che non ha operato nel rispetto delle regole. Ritengo che questo chiarimento fosse doveroso nei confronti di chi mi ha dato fiducia ed esprimo solidarietà a tutti i colleghi della filiale di Cecina che, ancora una volta, dovranno rimboccarsi le maniche per salvaguardare l'immagine del Monte dei Paschi».
Il collega che ci scrive è Piero Salvadori, anche lui in pensione dopo aver lavorato 35 anni al Monte dei Paschi, di cui 25 nell'agenzia di Cecina. Anche con incarichi importanti. Analogie con il bancario sott'accusa che possono generare equivoci. Salvadori interviene infatti perché, dopo aver letto "Il Tirreno", tanta gente ha pensato che l'impiegato in questione potesse essere lui.
Non è così. Come abbiamo scritto, con il protagonista dell'episodio ci abbiamo parlato, e se non abbiamo ancora pubblicato il suo nome è perché in questa fase non c'è indagine penale ma solo un'inchiesta interna della banca.
Salvadori ha consegnato una lettera alla redazione: «Mi sono sentito in dovere di scrivere queste righe di chiarimento - dice - per tutti quei clienti dell'istituto che mi hanno dato fiducia per gli anni che ho operato nella filiale di Cecina. Tale decisione è scaturita dal fatto che nella stessa data in cui è uscito l'articolo mi sono pervenute numerose telefonate in alcune delle quali ho percepito un sottofondo di ambiguità, nonostante nessuno dei miei interlocutori abbia espresso dubbi circa la mia onestà».
«Nei giorni immediatamente successivi - aggiunge - ho incontrato persone conosciute che hanno fatto battute infelici e/o hanno cercato di evitarmi. Tali comportamenti hanno confermato quello che già avevo intuito leggendo l'articolo; cioè che potessero nascere dubbi sull'identità della persona indagata. Ho lavorato nella filiale di Cecina per circa 25 anni ricoprendo anche ruoli di responsabilità e proprio per questo ritengo di essere molto conosciuto sulla piazza di Cecina. Sono in pensione da circa un anno e mezzo. Auspico pertanto che sia il giornale, sia la banca alla quale ho dedicato 35 anni di lavoro, facciano chiarezza sulla vicenda, fornendo dati consoni su quel dipendente che non ha operato nel rispetto delle regole. Ritengo che questo chiarimento fosse doveroso nei confronti di chi mi ha dato fiducia ed esprimo solidarietà a tutti i colleghi della filiale di Cecina che, ancora una volta, dovranno rimboccarsi le maniche per salvaguardare l'immagine del Monte dei Paschi».
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