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POLITICA E ECONOMIA

Rigassificatore, scossone nel Pd

Alessandra Bernardeschi /
Rigassificatore, scossone nel Pd

Bufera nel Pd. Nerina Monti, ricercatrice di 41 anni di Castiglioncello e consigliera comunale del Pd passa a Sinistra Ecologia e Libertà aderendo, così come previsto dal regolamento, al gruppo misto. Un colpo di scena, dunque, per una donna che rivendica con forza il suo essere «di sinistra»

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ROSIGNANO. Bufera nel Pd. Nerina Monti, ricercatrice di 41 anni di Castiglioncello e consigliera comunale del Pd passa a Sinistra Ecologia e Libertà aderendo, così come previsto dal regolamento, al gruppo misto. Un colpo di scena, dunque, per una donna che rivendica con forza il suo essere «di sinistra». Una decisione collegata allo sviluppo economico del territorio, alle tematiche ambientali e, in particolare, alla posizione assunta dal Pd sul rigassificatore.

Di fatto il Pd perde un elemento in consiglio comunale. A darne l'annuncio la stessa Monti assieme a Mauro Baldeschi e a Mauro Bini esponenti di Sel. Una decisione «sofferta - dice Monti - ma meditata e che sta nella difficoltà di condividere l'evoluzione politica del Pd verso un neo-centrismo difficilmente accettabile per chi si riconosce politicamente in una sinistra democratica, laica, ambientalista». Nello specifico locale «ritengo che la mia attenzione verso l' ambiente e l'avversione verso la costruzione di un rigassificatore, non possano coesistere con una forza politica che ha dato poco spazio alle mie posizioni e che, all'indomani del pronunciamento di contrarietà alla realizzazione dell'impianto da parte della giunta regionale, ha scatenato un'opposizione di carattere provinciale».

Il boccone amaro che Monti sembra non aver digerito ha una data in particolare, quella del 12 novembre scorso: mentre il governatore Martini ribadiva la validità del Pier «discusso e partecipato anche a livello locale, la giunta e il Pd locale rimettevano tutto in discussione. Una scelta che non mi aspettavo e che non si aspettavano molti altri imprenditori e cittadini alcuni dei quali, magari, hanno investito su attività come turismo, commercio o agricoltura».
Monti spiega «ho cercato, per rispetto di un metodo di lavoro, di studio e di ruolo pubblico di capire le ragioni del sì al rigassificatore. Sono stata all'assemblea indetta al teatro Solvay per capire le ragioni di coloro che sono favorevoli all'impianto: mi sta a cuore il problema dell'occupazione, ma non si è ancora capito quali ricadute occupazionali e di sviluppo abbia questo impianto sul territorio, sull'indotto sulla nostra società».

Dunque la decisione di uscire dal Pd risiede principalmente nel giudizio che Monti dà sulla scelta di sostenere, da parte del Pd «il rigassificatore e un concetto di sviluppo del territorio che esula da quello di uno sviluppo sostenibile».
Ma alla base del dissenso c'è anche il problema della partecipazione: «avrei preferito ci fosse un maggior dialogo». Inoltre, c'è stata «una mancanza di metodo partecipativo», aggiunge Monti che accusa il Comune di non aver informato la cittadinanza e a fronte del movimento eterogeneo che si sta sviluppando sul territorio «il Pd risponde con miope protervia confermando la volontà di voler andare comunque avanti. E meno male che doveva essere il partito della partecipazione. Se altri all'interno del Partito democratico mi seguiranno? Io non rinnego il mio percorso e parlo solo di me».

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