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PIANETA SCUOLA
Quella "prof " non se ne vada
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L’ingresso del liceo Fermi nella sede di via AmbrogiQuella prof non se ne deve andare. Al Liceo Fermi Lucia Pellegrini, insegnante di lettere, è apprezzata e stimata da alunni, genitori, colleghe e colleghi. Ha insegnato al classico e allo scientifico da oltre 30 anni: greco, latino e italiano. In cattedra subito dopo la laurea, ha imparato il mestiere sul campo «sulla sua pelle e quella degli studenti»
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CECINA. Quella prof non se ne deve andare. Al Liceo Fermi Lucia Pellegrini, insegnante di lettere, è apprezzata e stimata da alunni, genitori, colleghe e colleghi. Ha insegnato al classico e allo scientifico da oltre 30 anni: greco, latino e italiano. In cattedra subito dopo la laurea, ha imparato il mestiere sul campo «sulla sua pelle e quella degli studenti», come lei stessa scrive.
Ora però deve ritirarsi. La legge Brunetta non concede alternative a lei che ha raggiunto i limiti di età e di contributi stabiliti (40 anni di servizio). E al capo d'istituto - il preside Giuseppe Franceschi - non resta che ratificare disposizioni ministerali.
Lo stesso Franceschi, contattato in proposito, preferisce non intervenire nel merito della vicenda. In compenso in questi giorni ha fatto sentire la sua voce un genitore di un' alunna che frequenta il liceo Fermi che ha inviato un appello al preside perché faccia il possibile per trattenere la professoressa Pellegrini in classe. Un insegnante per nulla «bollita», ma che ha ancora tanto da dire e da insegnare ai suoi alunni. «Purtroppo - spiega Patrizia Villa, responsabile scuola per la Cgil - la legge ha subito delle ulteriori modifiche. Per cui se fino all'estate scorsa una volta raggiunti i limiti ai fini pensionistici si poteva chiedere una proroga di 2 anni per restare in attività, oggi raggiunti i 40 anni di servizio non sono ammesse deroghe».
Per la Cgil, come per altre sigle sindacali, questa del «pensionamento coatto» degli insegnanti è una disposizione che penalizza docenti che ancora possono dare molto alla scuola ma che non è stata concepita per generare un effettivo ricambio. «Ancora una volta - dice Villa - si è operato per motivi squisitamente economici visto che al governo un docente con 40 anni di attività costa 1700 euro al mesementre un povero precario ne costa 1100 €».
Certo, resta la strada dei ricorsi contro questo tipo di provvedimenti. Una strada peraltro in salita e la Cgil ne patrocina pochi. Quanto al potere dei capi d'istituto di trattenere a scuola docenti in età pensionabile, Villa ammette che queste riforme «mettono sempre più in difficoltà i dirigenti che vengono messi 'tra l'uscio e il muro' quando devono assumersi responsabilità e diventano meri funzionari esecutivi quando si tratta di applicare leggi, tagli e disposizioni ministeriali».
Ora però deve ritirarsi. La legge Brunetta non concede alternative a lei che ha raggiunto i limiti di età e di contributi stabiliti (40 anni di servizio). E al capo d'istituto - il preside Giuseppe Franceschi - non resta che ratificare disposizioni ministerali.
Lo stesso Franceschi, contattato in proposito, preferisce non intervenire nel merito della vicenda. In compenso in questi giorni ha fatto sentire la sua voce un genitore di un' alunna che frequenta il liceo Fermi che ha inviato un appello al preside perché faccia il possibile per trattenere la professoressa Pellegrini in classe. Un insegnante per nulla «bollita», ma che ha ancora tanto da dire e da insegnare ai suoi alunni. «Purtroppo - spiega Patrizia Villa, responsabile scuola per la Cgil - la legge ha subito delle ulteriori modifiche. Per cui se fino all'estate scorsa una volta raggiunti i limiti ai fini pensionistici si poteva chiedere una proroga di 2 anni per restare in attività, oggi raggiunti i 40 anni di servizio non sono ammesse deroghe».
Per la Cgil, come per altre sigle sindacali, questa del «pensionamento coatto» degli insegnanti è una disposizione che penalizza docenti che ancora possono dare molto alla scuola ma che non è stata concepita per generare un effettivo ricambio. «Ancora una volta - dice Villa - si è operato per motivi squisitamente economici visto che al governo un docente con 40 anni di attività costa 1700 euro al mesementre un povero precario ne costa 1100 €».
Certo, resta la strada dei ricorsi contro questo tipo di provvedimenti. Una strada peraltro in salita e la Cgil ne patrocina pochi. Quanto al potere dei capi d'istituto di trattenere a scuola docenti in età pensionabile, Villa ammette che queste riforme «mettono sempre più in difficoltà i dirigenti che vengono messi 'tra l'uscio e il muro' quando devono assumersi responsabilità e diventano meri funzionari esecutivi quando si tratta di applicare leggi, tagli e disposizioni ministeriali».
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