Sicurezza
Tra Cecina e Bibbona
Produttori e Slow Foodcontro la patata transgenica
Rino Bucci
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Confezione di patate OgmCoro di no contro la delibera dell'Ue che autorizza la coltivazione di una patata transgenica brevettata dal gruppo tedesco Basf. Dai produttori diretti a Slow food passando per le associazioni di categoria, tutti si oppongo all'arrivo del tubero modificato in laboratorio
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CECINA. Coro di no contro la delibera dell'Ue che autorizza la coltivazione di una patata transgenica brevettata dal gruppo tedesco Basf. Dai produttori diretti a Slow food passando per le associazioni di categoria, tutti si oppongo all'arrivo del tubero modificato in laboratorio.
Tra Castagneto e Bibbona c'è un grosso stabilimento che da anni insacca le patate della zona per distribuirle sul mercato, soprattutto ai grandi market di zona. «Ci occupiamo del 90% della produzione locale - spiega il responsabile Alberto Cameli - per fortuna nella nostra area non c'è richiesta di queste patate Ogm. Possiamo però dire che noi non ci crediamo e preferiamo valorizzare la produzione locale, che è la nostra forza».
Amflora, così si chiama la patata in provetta, è stata modificata in laboratorio per essere impiegata nella produzione di colle. Ma il suo arrivo crea qualche preoccupazione, i detrattori fanno notare che dai suoi residui di lavorazione si ricaverà un amido destinato ad essere utilizzato come mangime per gli animali. Quindi, in qualche modo Amflora entrerà nel nostro ciclo alimentare.
Tra gli effetti a breve termine si conosce la sua resistenza alla canamicina, un'antibiotico. L'equazione è semplice: chi mangia il tubero sarebbe immune alla caramicia, presente in alcuni farmaci. E questo è l'effetto conosciuto.
Da subito critiche contro la delibera anche le associazioni dei consumatori, come Slow food. «Da sempre ci battiamo contro gli Ogm - spiega il responsabile di zona Stefano Ferrari - prima di tutto perché non conosciamo gli effetti a lungo termine sulla salute e poi perché vogliamo salvaguardare la tipicità e la biodiversità dei nostri prodotti. Non deve succedere quello che è accaduto per il mais dove ormai si producono solo tre varietà su cinquanta».
E i coltivatori cosa ne pensano? «Da sempre produciamo patate sane e tipiche - spiega Carlo Fuselli, produttore storico - non ci pensiamo minimamente alle Ogm. Questa è una zona importante, basti pensare che fino al 2000 in località Ferruggini se ne coltivavano circa 2mila quintali, una gran parte andava anche in un famoso minestrone. Poi, negli ultimi dieci anni c'è stata la crisi e di trenta aziende ne sono rimaste cinque. Ma le Ogm non sono nella nostra tradizione».
Prendono posizione anche le associazioni di categoria. «Siamo contrari alle modifiche in laboratorio - spiega Stefano Poleschi, responsabile provinciale della Cia - per il semplice motivo che non portano nessun vantaggio economico alle aziende locali. La nostra agricoltura deve essere piccola ma di qualità. Se ci mettiamo a correre dietro la massa veniamo distrutti. D'altra parte la tipicità è il biglietto da visita della Toscana nel mondo».
Tra Castagneto e Bibbona c'è un grosso stabilimento che da anni insacca le patate della zona per distribuirle sul mercato, soprattutto ai grandi market di zona. «Ci occupiamo del 90% della produzione locale - spiega il responsabile Alberto Cameli - per fortuna nella nostra area non c'è richiesta di queste patate Ogm. Possiamo però dire che noi non ci crediamo e preferiamo valorizzare la produzione locale, che è la nostra forza».
Amflora, così si chiama la patata in provetta, è stata modificata in laboratorio per essere impiegata nella produzione di colle. Ma il suo arrivo crea qualche preoccupazione, i detrattori fanno notare che dai suoi residui di lavorazione si ricaverà un amido destinato ad essere utilizzato come mangime per gli animali. Quindi, in qualche modo Amflora entrerà nel nostro ciclo alimentare.
Tra gli effetti a breve termine si conosce la sua resistenza alla canamicina, un'antibiotico. L'equazione è semplice: chi mangia il tubero sarebbe immune alla caramicia, presente in alcuni farmaci. E questo è l'effetto conosciuto.
Da subito critiche contro la delibera anche le associazioni dei consumatori, come Slow food. «Da sempre ci battiamo contro gli Ogm - spiega il responsabile di zona Stefano Ferrari - prima di tutto perché non conosciamo gli effetti a lungo termine sulla salute e poi perché vogliamo salvaguardare la tipicità e la biodiversità dei nostri prodotti. Non deve succedere quello che è accaduto per il mais dove ormai si producono solo tre varietà su cinquanta».
E i coltivatori cosa ne pensano? «Da sempre produciamo patate sane e tipiche - spiega Carlo Fuselli, produttore storico - non ci pensiamo minimamente alle Ogm. Questa è una zona importante, basti pensare che fino al 2000 in località Ferruggini se ne coltivavano circa 2mila quintali, una gran parte andava anche in un famoso minestrone. Poi, negli ultimi dieci anni c'è stata la crisi e di trenta aziende ne sono rimaste cinque. Ma le Ogm non sono nella nostra tradizione».
Prendono posizione anche le associazioni di categoria. «Siamo contrari alle modifiche in laboratorio - spiega Stefano Poleschi, responsabile provinciale della Cia - per il semplice motivo che non portano nessun vantaggio economico alle aziende locali. La nostra agricoltura deve essere piccola ma di qualità. Se ci mettiamo a correre dietro la massa veniamo distrutti. D'altra parte la tipicità è il biglietto da visita della Toscana nel mondo».
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