Attenzione
UNA SOCIETA’ ALLO SBANDO
As Cecina, amaro epilogo
Mario Moscadelli
◗
A sinistra lo spogliatoio in disordine e sotto Pagliuca con Marmorini e Callai A fianco la squadra al completoSiamo alla resa dei conti. Fallito il passaggio societario, ieri, Guido Pagliuca e la squadra hanno raccontato la loro versione dei fatti. Ma prima di spiegare l'ennesima giornata all'insegna del marasma, sintetizziamo la situazione: il Cecina sta andando a rotoli e se non ci fossero i soldi di "san Mian" a quest'ora la barca sarebbe già affondata
4 MINUTI DI LETTURA
CECINA. Siamo alla resa dei conti. Fallito il passaggio societario, ieri, Guido Pagliuca e la squadra hanno raccontato la loro versione dei fatti. Ma prima di spiegare l'ennesima giornata all'insegna del marasma, sintetizziamo la situazione: il Cecina sta andando a rotoli e se non ci fossero i soldi di "san Mian" a quest'ora la barca sarebbe già affondata.
Lo sfogo della squadra. Ore 14,30, stadio Rossetti. Pagliuca, l'allenatore, ha appena finito di parlare con i suoi ragazzi. Poi chiama la stampa a vedere in che condizioni è lo spogliatoio. Ci sono tutti i panni da gioco dell'allenamento del giorno prima sporchi e le borse in disordine. «Nessuno li ha lavati - dice l'allenatore - perché lo staff si rifiuta di lavorare per La Valle. Dunque, oggi non abbiamo potuto fare allenamento». Parte da questa immagine, uno spogliatoio nel caos, lo sfogo di Pagliuca e dei suoi giocatori. Ci si trasferisce in sala stampa. Alla porta c'è una gigantografia di una schedina degli anni Ottanta: Cecina-Vercelli 0-0. Che belli quei tempi.... Pagliuca prende la parola. «Entro domani (oggi per chi legge, ndr) - dice il tecnico a nome della squadra - vogliamo sapere chi è la società e vogliamo ricevere tutte quelle garanzie capaci di farci lavorare con serenità. E non ci riferiamo solo ai soldi: vogliamo dei dirigenti a seguirci, vogliamo un campo e degli indumenti puliti per allenarci, vogliamo che a quei giocatori che vengono da lontano sia garantito vitto e alloggio. Insomma, vogliamo le cose minime per chiudere la stagione con dignità. Davanti a queste garanzie siamo pronti anche a giocare gratis o quasi, ma allo stesso tempo siamo pronti ad andarcene, a chiudere prima la stagione». Pagliuca non vorrebbe nemmeno pronunciarle quest'ultime parole, tanta è la sua passione per la squadra rossoblù. «Ma la situazione è drammatica e noi siamo stufi di essere presi in giro». Già, è questo il punto. «Ad agosto, parlando con Pintossi, La Valle e Diversi sembrava che finalmente il Cecina potesse fare qualcosa di grande. Ma fu un'illusione». I guai iniziano subito. «Il 15 settembre si chiede l'acquisto di un giocatore Cammarasano. Acquisto che viene fatto, ma prima del derby ci viene detto che quattro di noi devono andare via». La squadra si ribella. «Allora, per impedire le cessioni, proponiamo la decurtazione del 30% del monte stipendi (che oggi è di 14mila euro al mese, una miseria per la serie D, ndr). Pintossi dice sì, La Valle è contrario. Intanto, continuiamo a non vedere una lira. E in questa situazione La Valle ci lancia un'altra trattativa: diluire 8 mensilità in 11. Diciamo ancora una volta di sì. Il primo stipendio l'abbiamo visto dopo il derby col Rosignano: siamo stati pagati con fogli da 10 e 5 euro. Sapete perché? Era l'incasso della partita». E si arriva a quel fatidico 16 dicembre, la sera degli svincoli. «Pintossi, prima della gara con il Carpi, ci aveva promesso che ci avrebbe pagato due mensilità. Giochiamo e i soldi non ci sono. Ci promette che il mercoledì (il 16 dicembre) riscuoteremo. La mattina del 16 chiamo Pintossi per avere rassicurazioni». In ballo ci sono degli assegni che i giocatori vogliono versare in banca (assegni che, una volta esploso il caso, avrebbero creato dei problemi). Pagliuca continua. «Il presidente mi risponde: "Dottore, ora non posso, sono in riunione". La sera si presenta La Valle, che ci comunica che i soldi non ci sono. Potete comprendere se la nostra reazione fu di quelle da far tremare i muri. La maggior parte di questi giocatori vive di calcio e ha famiglie da mantenere». La squadra ha qualcosa da dire anche al sindaco. «Perché, prima della partita con l'Adriese, è venuto negli spogliatoi a dirci che era tutto sistemato? Perché ha sottovalutato la posizione di La Valle?». Poi una domanda: «Si sostiene che i soldi del settore giovanile sono stati spesi per la prima squadra. Noi finora abbiamo riscosso due mensilità e mezzo. Quei soldi dove sono finiti?».
I soldi di Mian. E le 50mila euro di Mian? «Per adesso - dice Pagliuca - abbiamo ricevuto un acconto sul mese di gennaio. Ma chi ci pagherà ottobre, novembre e dicembre e il mese che sta per scadere?».
Le vertenze. A complicare la situazione c'è il fatto che a breve dodici ex giocatori che non hanno riscosso le ultime due mensilità dello scorso anno potrebbero fare vertenza alla società. E se gli arretrati non saranno saldati, il Cecina rischia un punto di penalizzazione in classifica per ogni vertenza. Le prime avvisaglie si sono avute a gennaio: la pendenza di Piraccini, di 1200, sarebbe stata pagata da Sergio Vanni.
Il rappresentante. Alle 16,51, Alessandro Geppini rappresentante Sixtus (medicinali per atleti) bussa alla porta della sala stampa e chiede: «A chi posso rivolgermi per saldare dei conti arretrati? (1228 euro)».
Lo sfogo della squadra. Ore 14,30, stadio Rossetti. Pagliuca, l'allenatore, ha appena finito di parlare con i suoi ragazzi. Poi chiama la stampa a vedere in che condizioni è lo spogliatoio. Ci sono tutti i panni da gioco dell'allenamento del giorno prima sporchi e le borse in disordine. «Nessuno li ha lavati - dice l'allenatore - perché lo staff si rifiuta di lavorare per La Valle. Dunque, oggi non abbiamo potuto fare allenamento». Parte da questa immagine, uno spogliatoio nel caos, lo sfogo di Pagliuca e dei suoi giocatori. Ci si trasferisce in sala stampa. Alla porta c'è una gigantografia di una schedina degli anni Ottanta: Cecina-Vercelli 0-0. Che belli quei tempi.... Pagliuca prende la parola. «Entro domani (oggi per chi legge, ndr) - dice il tecnico a nome della squadra - vogliamo sapere chi è la società e vogliamo ricevere tutte quelle garanzie capaci di farci lavorare con serenità. E non ci riferiamo solo ai soldi: vogliamo dei dirigenti a seguirci, vogliamo un campo e degli indumenti puliti per allenarci, vogliamo che a quei giocatori che vengono da lontano sia garantito vitto e alloggio. Insomma, vogliamo le cose minime per chiudere la stagione con dignità. Davanti a queste garanzie siamo pronti anche a giocare gratis o quasi, ma allo stesso tempo siamo pronti ad andarcene, a chiudere prima la stagione». Pagliuca non vorrebbe nemmeno pronunciarle quest'ultime parole, tanta è la sua passione per la squadra rossoblù. «Ma la situazione è drammatica e noi siamo stufi di essere presi in giro». Già, è questo il punto. «Ad agosto, parlando con Pintossi, La Valle e Diversi sembrava che finalmente il Cecina potesse fare qualcosa di grande. Ma fu un'illusione». I guai iniziano subito. «Il 15 settembre si chiede l'acquisto di un giocatore Cammarasano. Acquisto che viene fatto, ma prima del derby ci viene detto che quattro di noi devono andare via». La squadra si ribella. «Allora, per impedire le cessioni, proponiamo la decurtazione del 30% del monte stipendi (che oggi è di 14mila euro al mese, una miseria per la serie D, ndr). Pintossi dice sì, La Valle è contrario. Intanto, continuiamo a non vedere una lira. E in questa situazione La Valle ci lancia un'altra trattativa: diluire 8 mensilità in 11. Diciamo ancora una volta di sì. Il primo stipendio l'abbiamo visto dopo il derby col Rosignano: siamo stati pagati con fogli da 10 e 5 euro. Sapete perché? Era l'incasso della partita». E si arriva a quel fatidico 16 dicembre, la sera degli svincoli. «Pintossi, prima della gara con il Carpi, ci aveva promesso che ci avrebbe pagato due mensilità. Giochiamo e i soldi non ci sono. Ci promette che il mercoledì (il 16 dicembre) riscuoteremo. La mattina del 16 chiamo Pintossi per avere rassicurazioni». In ballo ci sono degli assegni che i giocatori vogliono versare in banca (assegni che, una volta esploso il caso, avrebbero creato dei problemi). Pagliuca continua. «Il presidente mi risponde: "Dottore, ora non posso, sono in riunione". La sera si presenta La Valle, che ci comunica che i soldi non ci sono. Potete comprendere se la nostra reazione fu di quelle da far tremare i muri. La maggior parte di questi giocatori vive di calcio e ha famiglie da mantenere». La squadra ha qualcosa da dire anche al sindaco. «Perché, prima della partita con l'Adriese, è venuto negli spogliatoi a dirci che era tutto sistemato? Perché ha sottovalutato la posizione di La Valle?». Poi una domanda: «Si sostiene che i soldi del settore giovanile sono stati spesi per la prima squadra. Noi finora abbiamo riscosso due mensilità e mezzo. Quei soldi dove sono finiti?».
I soldi di Mian. E le 50mila euro di Mian? «Per adesso - dice Pagliuca - abbiamo ricevuto un acconto sul mese di gennaio. Ma chi ci pagherà ottobre, novembre e dicembre e il mese che sta per scadere?».
Le vertenze. A complicare la situazione c'è il fatto che a breve dodici ex giocatori che non hanno riscosso le ultime due mensilità dello scorso anno potrebbero fare vertenza alla società. E se gli arretrati non saranno saldati, il Cecina rischia un punto di penalizzazione in classifica per ogni vertenza. Le prime avvisaglie si sono avute a gennaio: la pendenza di Piraccini, di 1200, sarebbe stata pagata da Sergio Vanni.
Il rappresentante. Alle 16,51, Alessandro Geppini rappresentante Sixtus (medicinali per atleti) bussa alla porta della sala stampa e chiede: «A chi posso rivolgermi per saldare dei conti arretrati? (1228 euro)».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
