Finanza
LOTTA ALLA DROGA
«Spacciava anche dall'ospedale»
Alessandro De Gregorio
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Accendino e cucchiaino per scaldare una dose, nella foto sopra Crescenzi, Zati e De CoratoGli affari sono affari e quell'eroina andava spacciata. Niente poteva impedirlo. Neanche la nascita di un figlio. L'accusa pende sulla testa della cecinese Adriana Petrucci, 32 anni, che secondo i carabinieri avrebbe continuato a far girare bustine di «ero» anche durante la propria degenza all'ospedale, dove era ricoverata per il parto
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CECINA. Gli affari sono affari e quell'eroina andava spacciata. Niente poteva impedirlo. Neanche la nascita di un figlio. L'accusa pende sulla testa della cecinese Adriana Petrucci, 32 anni, che secondo i carabinieri avrebbe continuato a far girare bustine di «ero» anche durante la propria degenza all'ospedale, dove era ricoverata per il parto.
Come lei, è finito nei guai il suo compagno Santo Bono (38 anni, operaio di Rosignano Marittimo).
Entrambi sono accusati di spaccio, sì, ma anche del reato previsto dall'articolo 586 del codice penale: morte come conseguenza di altro delitto. La morte in questione è quella di Milco Pasquini, l'uomo di 46 anni trovato cadavere nel bosco a Rosignano nel settembre del 2008. Tutto partì da lì.
Il blitz. All'alba di ieri i carabinieri hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare firmate dal giudice delle indagini preliminari Paola Caporali. Petrucci e Bono sono stati trasferiti alle Sughere; per Michele Sozzi (44 anni, di Castagneto) sono stati disposti gli arresti domiciliari. Sozzi è coinvolto solo per lo spaccio. Così come altri due indagati, per i quali il gip ha disposto l'obbligo di dimora: si tratta di un uomo di 55 anni di Casale e di un trentunenne di Rosignano Marittimo. Gli autisti.
Un fiume di eroina. Secondo le indagini, coordinate dal sostituto Paola Rizzo, queste cinque persone formavano un sodalizio dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. Eroina soprattutto, ma anche hashish. La donna, sempre secondo le indagini, era quella che gestiva gli affari. Affari di un certo livello, se è vero che quel gruppo riusciva a piazzare anche oltre mille euro di eroina al giorno.
A piccole dosi. Usa il termine «parcellizzazione» il colonnello Francesco Zati, che ieri mattina ha illustrato i passaggi e gli sviluppi dell'inchiesta insieme al capitano Pasquale De Corato e al tenente Marco Crescenzi. Parcellizzazione, nel senso di approvvigionamento e distribuzione di piccole dosi, poco per volta: «Un sistema - ha detto Zati - che incide molto sui costi, visto che servono più persone e più viaggi. Ma che abbatte il rischio nel caso in cui ci si imbatta nelle forze dell'ordine con un grammo o due di eroina. Si può giustificarne il possesso con l'uso personale».
Dalla Guglia a Cecina. E così, tutti i giorni («Anche due volte al giorno» ha aggiunto Zati) qualcuno del gruppo andava a rifornirsi a Livorno. Alla Guglia in particolare, nota piazza dello spaccio. E poi portava la roba in provincia. Lo spaccio avveniva ovunque. Pure nell'abitazione di Sozzi, a Castagneto, che l'uomo avrebbe concesso ai clienti anche per l'assunzione diretta. E persino all'ospedale. «La ragazza - ha spiegato Zati - si era ricoverata per partorire un bambino, è stata vista vendere bustine sia il giorno prima che il giorno stesso del parto. Fuori dal reparto, nell'androne».
Quell'overdose sospetta. La coppia Petrucci-Bono è indagata anche in relazione alla morte di Pasquini. Secondo i carabinieri, la vittima acquistò la dose fatale da loro. Il cadavere fu trovato all'interno del parco delle colline livornesi. Era il 6 settembre 2008. Già da un primo esame esterno fu appurato che la morte risaliva ad alcuni giorni prima. Le indagimi partirono da lì, da quel corpo. I carabinieri cominciarono a ricostruire gli ultimi mesi di vita, gli ultimi giorni, le ultime ore di Pasquini. Risalirono ai nomi di Petrucci e Bono, che sarebbero stati visti insieme alla vittima poche ore prima della sua morte. Misero sotto controllo i telefoni. Intercettazioni e pedinamenti andati avanti per mesi hanno permesso di ricostruire i movimenti della coppia e dei tre amici.
Come lei, è finito nei guai il suo compagno Santo Bono (38 anni, operaio di Rosignano Marittimo).
Entrambi sono accusati di spaccio, sì, ma anche del reato previsto dall'articolo 586 del codice penale: morte come conseguenza di altro delitto. La morte in questione è quella di Milco Pasquini, l'uomo di 46 anni trovato cadavere nel bosco a Rosignano nel settembre del 2008. Tutto partì da lì.
Il blitz. All'alba di ieri i carabinieri hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare firmate dal giudice delle indagini preliminari Paola Caporali. Petrucci e Bono sono stati trasferiti alle Sughere; per Michele Sozzi (44 anni, di Castagneto) sono stati disposti gli arresti domiciliari. Sozzi è coinvolto solo per lo spaccio. Così come altri due indagati, per i quali il gip ha disposto l'obbligo di dimora: si tratta di un uomo di 55 anni di Casale e di un trentunenne di Rosignano Marittimo. Gli autisti.
Un fiume di eroina. Secondo le indagini, coordinate dal sostituto Paola Rizzo, queste cinque persone formavano un sodalizio dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. Eroina soprattutto, ma anche hashish. La donna, sempre secondo le indagini, era quella che gestiva gli affari. Affari di un certo livello, se è vero che quel gruppo riusciva a piazzare anche oltre mille euro di eroina al giorno.
A piccole dosi. Usa il termine «parcellizzazione» il colonnello Francesco Zati, che ieri mattina ha illustrato i passaggi e gli sviluppi dell'inchiesta insieme al capitano Pasquale De Corato e al tenente Marco Crescenzi. Parcellizzazione, nel senso di approvvigionamento e distribuzione di piccole dosi, poco per volta: «Un sistema - ha detto Zati - che incide molto sui costi, visto che servono più persone e più viaggi. Ma che abbatte il rischio nel caso in cui ci si imbatta nelle forze dell'ordine con un grammo o due di eroina. Si può giustificarne il possesso con l'uso personale».
Dalla Guglia a Cecina. E così, tutti i giorni («Anche due volte al giorno» ha aggiunto Zati) qualcuno del gruppo andava a rifornirsi a Livorno. Alla Guglia in particolare, nota piazza dello spaccio. E poi portava la roba in provincia. Lo spaccio avveniva ovunque. Pure nell'abitazione di Sozzi, a Castagneto, che l'uomo avrebbe concesso ai clienti anche per l'assunzione diretta. E persino all'ospedale. «La ragazza - ha spiegato Zati - si era ricoverata per partorire un bambino, è stata vista vendere bustine sia il giorno prima che il giorno stesso del parto. Fuori dal reparto, nell'androne».
Quell'overdose sospetta. La coppia Petrucci-Bono è indagata anche in relazione alla morte di Pasquini. Secondo i carabinieri, la vittima acquistò la dose fatale da loro. Il cadavere fu trovato all'interno del parco delle colline livornesi. Era il 6 settembre 2008. Già da un primo esame esterno fu appurato che la morte risaliva ad alcuni giorni prima. Le indagimi partirono da lì, da quel corpo. I carabinieri cominciarono a ricostruire gli ultimi mesi di vita, gli ultimi giorni, le ultime ore di Pasquini. Risalirono ai nomi di Petrucci e Bono, che sarebbero stati visti insieme alla vittima poche ore prima della sua morte. Misero sotto controllo i telefoni. Intercettazioni e pedinamenti andati avanti per mesi hanno permesso di ricostruire i movimenti della coppia e dei tre amici.
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