Il Tirreno

RISARCIMENTI

Fanno causa perle protesi perse

Rino Bucci /
L’esterno dell’ospedale di Cecina
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L’esterno dell’ospedale di Cecina

Non variano le richieste di risarcimento a carico dell'Asl nella Bassa Val di Cecina. Nel corso del 2009 sono stati 19 i sinistri registrati nella nostra zona, esattamente come l'anno precedente (1,5 casi al mese). La cifra è in calo se si considera anche il 2007 quando le richieste furono 22.
Le domande sono arrivate all'Asl in larghissima parte per danni subiti da pazienti durante trattamenti sanitari

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CECINA. Non variano le richieste di risarcimento a carico dell'Asl nella Bassa Val di Cecina. Nel corso del 2009 sono stati 19 i sinistri registrati nella nostra zona, esattamente come l'anno precedente (1,5 casi al mese). La cifra è in calo se si considera anche il 2007 quando le richieste furono 22.
Le domande sono arrivate all'Asl in larghissima parte per danni subiti da pazienti durante trattamenti sanitari.
Solo nel 2009, delle 19 richieste pervenute ben 18 sono di natura sanitaria. Più raramente extrasanitaria (come le cadute accidentali). Quasi sempre il valore della richiesta è inferiore ai 50mila euro: sempre facendo riferimento all'anno scorso, 15 richieste sono inferiori ai 50mila euro e solo 4 superano tale cifra.

Curiosa la casistica dove si susseguono guai seri e meno. Come lo smarrimento delle dentiere.
«Può sembrare strano - raccontano fonti aziendali - ma è una situazione molto frequente. Capita che gli anziani ricoverati ripongano le protesi sotto un cuscino o il materasso, invece che nei contenitori. E quando arriva il personale a cambiare la biancheria, tutto finisce in lavatrice».
Tra le richieste che superano il valore dei 50mila euro, le stesse fonti indicano i postumi per lo scivolamento dovuto a una pozzanghera e il trauma cranico provocato dalla caduta di un paziente «non autorizzato a deambulare». In questo caso i familiari hanno accusato il personale di omessa vigilanza.
Da qualche mese è stata introdotta anche la conciliazione. La procedura scatta per importi inferiori e negli intenti permette di chiedere rimborsi evitando l'apertura del contezioso davanti ai giudici. Tempi ragionevoli, iter semplificato e niente spese legali.
Per accedere, il cittadino deve comunque pagare una tariffa fissa che varia dai 16 ai 400 euro a seconda della somma che si chiede. L'utente che pensa di aver subìto un danno, sia a carattere sanitario che extrasanitario sottostante il tetto dei 50 euro, in prima battuta deve presentare la domanda all'ufficio legale.

Se non riceve risposta entro 60 giorni o la riceve negativa, può andare da un legale o provare col conciliatore. Con una persona, cioè, individuata «per caratteristiche di neutralità, indipendenza e con esperienza in tecnica di comunicazione e mediazione». Nell'Asl 6 ne operano due. I loro nomi sono stati attinti da un albo specifico.
Il conciliatore non ha potere decisionale. Deve aiutare a trovare un accordo tra le parti.
Sulla carta, il tentativo di conciliazione si conclude entro un mese dall'apertura della pratica. E se c'è intesa, il danno viene liquidato al massimo entro 60 giorni.
Se l'accordo non c'è, il cittadino può passare alle vie legali ordinarie con un procedimento civile. Quello penale, quando scatta, marcia indipendentemente.

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