Il Tirreno

Ma nessuno vuole pagare

Tassa sulla musica, anche in chiesa

Un organo all’ interno di una chiesa
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Un organo all’ interno di una chiesa

Richieste di riscossione a tappetto: commercianti, parrucchieri e preti. Non si salva nessuno dal balzello sui diritti d'incisione dell'opera musicale. A battere cassa è la Scf, il consorzio nazionale che riunisce circa 300 case discografiche tra major e indipendenti

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CECINA. Richieste di riscossione a tappetto: commercianti, parrucchieri e preti. Non si salva nessuno dal balzello sui diritti d'incisione dell'opera musicale. A battere cassa è la Scf, il consorzio nazionale che riunisce circa 300 case discografiche tra major e indipendenti. Se la Siae tutela i diritti relativi alla composizione musicale, che vengono corrisposti all'autore e all'editore, la Scf bussa invece alla porta per quelli del produttore della registrazione.

Nel mirino chiunque voglia un sottofondo musicale nella propria attività. Infatti, da mesi i negozianti stanno ricevendo lettere da società di recupero crediti, visite di agenti che controllano gli impianti e missive di avvocati che intimano a pagare.

Le associazioni di categoria, tranne Confcommercio, consigliano di non pagare. Questo perché la normativa è poco chiara. La Scf si appella all'articolo 73 bis della legge 633/1941 sui diritti d'autore, che prevede un "equo compenso" per i produttori, ma non stabilisce quanto. Quindi, per le associazionigli esercenti non devono pagare finché non il legislatore non stabilirà parametri chiari. Al momento, la Scf calcola i pagamenti in base ai metri quadrati del locale. I prezzi variano da 70 ai 600 euro, e per chi non paga arrivano le sanzioni.

«Non esiste al mondo - dice Enrico Vanni di Millepiedi - che si debbano pagare due tasse per il diritto d'autore. Mi sono trovato costretto a togliere l'impianto stereo. Mi hanno fatto scrivere da un legale di Treviso, ma non ho pagato».

Maria Teresa Saglimbeni, invece, ha ricevuto la visita di un agente direttamente in negozio. «Ha iniziato a controllare l'impianto audio e fare domande - racconta - poi, con modi arroganti, mi ha detto che dovevo pagare e che ero passibile di multa. L'ho messo alla porta». Qualche problema anche per l'orefice Marcello Scali. «È successo un anno fa - dice - mi chiesero di pagare per la musica e dopo un po' di tempo decisi di versare i soldi. Poco dopo mi arrivò un'altra lettera dove mi chiedevano altri soldi».

Richieste di pagamento, intorno ai 100 euro, anche alle parrocchie, dove può capitare che venga riprodotta la musica su cd o cassette. La Scf offre anche la possibilità di aderire ad una speciale offerta in virtù di un accordo del 2005 con la Cei. Curioso che sia arrivata la richiesta di pagamento anche in piccole parrocchie come a Collemezzano, dove non riproducono nulla. «Anzi - racconta il diacono Giuseppe Martini - non abbiamo neanche un organista e facciamo tutto con il coro dei fedeli». Richieste di pagamento anche in chiesa a Castellina e al Duomo di Cecina. «Ci arrivò la lettera qualche mese fa - racconta Don Valota - ma non ci abbiamo pagato».

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