Il Tirreno

Derubata di 210mila euro

Giovane vedova truffata dalla sua legale

Alessandro De Gregorio
L’esterno del tribunale di Cecina
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L’esterno del tribunale di Cecina

Si era inventata un debito del defunto e aveva spillato oltre duecentomila euro alla giovane vedova. Non una vedova qualsiasi ma un'ex compagna di scuola. E' stata scoperta e ha perso il lavoro

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CECINA. Si era inventata un debito del defunto e aveva spillato oltre duecentomila euro alla giovane vedova. Non una vedova qualsiasi ma un'ex compagna di scuola. E' stata scoperta e ha perso il lavoro. Ha già restituito parte dei soldi. Ma rischia anche un'indagine penale e un pesante provvedimento dell'ordine degli avvocati. La protagonista della vicenda infatti è una patrocinante che fino ad alcuni giorni fa lavorava nello studio legale di un noto avvocato cecinese. Prima di essere licenziata. La transazione con la vittima e la mancata denuncia non escludono che lei finisca nel registro degli indagati per truffa e falso. Perché la vicenda è finita su un tavolo della Procura attraverso una lettera spedita dalla cancelleria civile del tribunale di Cecina.

Al momento però l'indagine non c'è. E' per questo che - per ora - raccontiamo la storia senza fare i nomi dei protagonisti.
L'inizio. Ed è una storia triste quella che comincia un paio di anni fa, quando muore per tumore (a soli 42 anni) un agente immobiliare di Castiglioncello. L'uomo lascia una cospicua eredità alla moglie la quale, avendo due figli minori, è costretta ad affidarsi al giudice tutelare. E' proprio quando la vedova si reca in tribunale a Cecina che incontra lei: un'ex compagna di scuola. Un'amica che in quei giorni ha appena concluso un anno di praticantato ed è abilitata al patrocinio legale. Non è ancora avvocato, ma può cominciare a svolgere la professione. Ad esempio, in materia di eredità. La presunta amica si offre per seguire la sua pratica, la convince, si fa firmare la procura. E pregusta una bella fetta di quella eredità.

Il piano. Qualche giorno dopo, la dottoressa chiama la vedova: «Tuo marito nel 1993 aveva contratto un mutuo con una banca europea, senza averlo saldato». Produce anche atti, false fotocopie di inesistenti originali che la vedova - dice lei - avrebbe dovuto avere in casa. Ma che naturalmente lei non trova. Così la donna paga. In più rate. Per circa due anni.
La scoperta. Siamo a novembre 2009. La vedova ha già sborsato 210mila euro quando riceve un nuovo decreto ingiuntivo. Decide di vederci chiaro. Finalmente va all'ufficio tributario. Dove scopre la verità: suo marito non aveva contratto alcun debito. Così si fionda in tribunale. Mostra in cancelleria i decreti ingiuntivi nei confronti del marito, con tanto di timbro e di firme del dirigente e del giudice. Pare che siano parecchi i decreti sbianchettati e taroccati. Il cancelliere non perde tempo e scrive una lettera alla Procura in cui disconosce quelle firme e tutti quegli atti. L'esposto è contro ignoti.

Licenziata. La vedova quindi (è l'8 gennaio) si reca allo studio legale e parla con l'avvocato, quello vero, il titolare dello studio. Il quale, completamente all'oscuro della faccenda, esegue alcune verifiche. E sbianca quando realizza che la sua collega ha davvero combinato questa truffa. L'avvocato convoca la patrocinante, che abbassa gli occhi e non tenta neanche di giustificarsi. E la licenzia.

L'accordo. Intanto, mentre la voce comincia a circolare in città e soprattutto negli ambienti forensi, la dottoressa trova un accordo con la vedova per restituirle il maltolto. Anticipa una somma, si impegna a saldare il conto. In cambio, nessuna denuncia.
Ma il caso è destinato a venire alla luce. Quell'esposto partito dal tribunale è sul tavolo di qualche sostituto e con ogni probabilità innescherà un'indagine penale. Anche l'ordine degli avvocati è in attesa di sviluppi.

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