Sicurezza
TERMINAL GAS: QUELLI DEL NO
Il fronte "arancione" non molla e rilancia l'ipotesi referendum
Mario Moscadelli
«Arancione, come il colore della speranza. La speranza di non vedere nessun rigassificatore sulla nostra costa». Ecco la motivazione del colore scelto dal comitato del no al terminal gas per identificare tutte le loro iniziative. Dunque, come anticipato sul Tirreno di ieri, il fronte del no ha scelto di identificarsi nell'arancione
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ROSIGNANO. «Arancione, come il colore della speranza. La speranza di non vedere nessun rigassificatore sulla nostra costa». Ecco la motivazione del colore scelto dal comitato del no al terminal gas per identificare tutte le loro iniziative.
Dunque, come anticipato sul Tirreno di ieri, il fronte del no ha scelto di identificarsi nell'arancione. «L'arancione - spiega Giacomo Luppichini, con tanto di foulard in tono al collo - come colore della speranza di avere un modello di sviluppo economico alternativo a quello del terminal gas. Abbiamo scelto questo colore anche perché non appartiene a nessun movimento politico».
La prima uscita pubblica degli "arancioni" sarà venerdì prossimo alle 21 nella sala di piazza del Mercato. «In quell'occasione - dice Luppichini - spiegheremo le ragioni del no al rigassificatore Edison-Solvay-Ineos». Arancioni che si sono dati anche delle cariche: portavoce Monica Ciucchi e Augusto Menconi, tesoriere Angela Huber. Ma prima dell'appuntamento di venerdì, il fronte del no incontrerà giovedì il sindaco Franchi. Il 2 febbraio, poi, sarà in Regione per parlare con il governatore Martini «ma abbiamo chiesto la presenza anche di Enrico Rossi».
Tra gli obiettivi del comitato c'è quello di informare i cittadini su questo progetto. «Molti non sanno di cosa si tratta - spiegano - e forse nemmeno i lavoratori Solvay conoscono i dettagli. Dopo una corretta informazione, crediamo che sia importante ascoltare il parere dei cittadini». Ed ecco la proposta: «si faccia un referendum consultivo, un referendum non vincolante ma che possa dare al Comune un indirizzo politico che proviene dalla gente». Il Comitato, inoltre, annuncia che «faremo ricorso al Tar se si cercherà di aggirare in qualche modo l'ultima delibera della giunta regionale che esclude un rigassificatore a Rosignano». All'incontro di ieri anche Ferri Graziani di Coldiretti, polemico contro il Comune: «Ma che fine ha fatto la consulta dell'economia e del lavoro?»
Dunque, come anticipato sul Tirreno di ieri, il fronte del no ha scelto di identificarsi nell'arancione. «L'arancione - spiega Giacomo Luppichini, con tanto di foulard in tono al collo - come colore della speranza di avere un modello di sviluppo economico alternativo a quello del terminal gas. Abbiamo scelto questo colore anche perché non appartiene a nessun movimento politico».
La prima uscita pubblica degli "arancioni" sarà venerdì prossimo alle 21 nella sala di piazza del Mercato. «In quell'occasione - dice Luppichini - spiegheremo le ragioni del no al rigassificatore Edison-Solvay-Ineos». Arancioni che si sono dati anche delle cariche: portavoce Monica Ciucchi e Augusto Menconi, tesoriere Angela Huber. Ma prima dell'appuntamento di venerdì, il fronte del no incontrerà giovedì il sindaco Franchi. Il 2 febbraio, poi, sarà in Regione per parlare con il governatore Martini «ma abbiamo chiesto la presenza anche di Enrico Rossi».
Tra gli obiettivi del comitato c'è quello di informare i cittadini su questo progetto. «Molti non sanno di cosa si tratta - spiegano - e forse nemmeno i lavoratori Solvay conoscono i dettagli. Dopo una corretta informazione, crediamo che sia importante ascoltare il parere dei cittadini». Ed ecco la proposta: «si faccia un referendum consultivo, un referendum non vincolante ma che possa dare al Comune un indirizzo politico che proviene dalla gente». Il Comitato, inoltre, annuncia che «faremo ricorso al Tar se si cercherà di aggirare in qualche modo l'ultima delibera della giunta regionale che esclude un rigassificatore a Rosignano». All'incontro di ieri anche Ferri Graziani di Coldiretti, polemico contro il Comune: «Ma che fine ha fatto la consulta dell'economia e del lavoro?»
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