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Guerra ai parrucchieri abusivi

Un’attività di trattamenti estetici (immagine di archivio)
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Un’attività di trattamenti estetici (immagine di archivio)

La Cna lancia una campagna contro l'abusivismo nelle attività di acconciature e trattamenti estetici. «A Rosignano è una piaga che danneggia la categoria e minaccia la salute dei consumatori», afferma la sezione locale dell'associazione degli artigiani. «Impossibile dire quante sono esattamente ma sono tante ed in aumento»

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ROSIGNANO. La Cna lancia una campagna contro l'abusivismo nelle attività di acconciature e trattamenti estetici. «A Rosignano è una piaga che danneggia la categoria e minaccia la salute dei consumatori», afferma la sezione locale dell'associazione degli artigiani. «Impossibile dire quante sono esattamente - afferma Alessio Falleri presidente della Cna Rosignano - ma sono tante ed in aumento».

«Non si può con un velo di buonismo imputare il fenomeno alla crisi economica, che c'è per tutti - spiega Paola Dentone presidente dell'Unione provinciale Cna Sanità e Benessere - qui si parla di soggetti con la deliberata volontà di eludere il pagamento delle molte imposte e tasse che gravano su chi ha una attività regolare. La cosa non solo danneggia i nostri imprenditori con una concorrenza sleale, e crea evasione fiscale, ma, proprio per la particolarità di questo tipo di professione, mette anche in serio pericolo la salute dei cittadini». Le attività di acconciatore sia per uomo che per donna e di estetista - aggiunge Luciana Coltellini in rappresentanza degli estetisti Cna - oltre a richiedere un'elevata professionalità necessitano di ambienti idonei dal punto di vista igienico sanitario e della sicurezza, attrezzature professionali ed a norma, prodotti per la cura del capello e della pelle che non siano tossici o nocivi se usati in modo improprio, senza contare la necessità di uno smaltimento adeguato dei residui e delle lamette impiegate rigorosamente una sola volta, o la sterilizzazione degli strumenti oppure l'impiego di biancheria monouso».

Cna segnala casi di persone che ne hanno fatto un vero e proprio lavoro in nero, girando con tanto di borsone equipaggiato alla faccia del fisco e della Asl. «Vorremmo sensibilizzare i cittadini - continua Dentone - alla comprensione del fatto che alimentando il sommerso, oltre a rischiare sulla propria salute, non si dà una mano a chi ha bisogno ma si crea un danno ad un già precario sistema economico locale in cui ogni anno scompaiono decine di aziende artigiane». Da qui un appello alle autorità affinché vigilano su queso fenomeno.

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