Il Tirreno

RADIOGRAFIA DELLA CRISI

Cecina, servono 130.000 euro

Giocatori rossoblù nello spogliatoio
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Giocatori rossoblù nello spogliatoio

«Se blocchiamo la situazione ad oggi per salvare il Cecina ci vogliono 120-130mila euro». Giancarlo Pintossi, sempre più presidente di una barca in avaria con la poppa già sott'acqua, ne è convinto. Con un'iniezione di liquidità di quest'entità si potrebbe garantire il futuro della squadra in serie D. Tale sarebbe il debito dell'As Cecina

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CECINA. «Se blocchiamo la situazione ad oggi per salvare il Cecina ci vogliono 120-130mila euro». Giancarlo Pintossi, sempre più presidente di una barca in avaria con la poppa già sott'acqua, ne è convinto. Con un'iniezione di liquidità di quest'entità si potrebbe garantire il futuro della squadra in serie D. Tale sarebbe il debito dell'As Cecina. In parte già ereditato - fa notare l'attuale dirigenza - dalla passata gestione. La situazione è precipitata mercoledì, quando i giocatori di fronte al nuovo no sugli stipendi hanno firmato i fogli di svincolo.

E per domenica, a Chioggia, si prevede in campo una formazione di juniores.

Nessuno vuole tirare fuori i numeri, le cifre del bilancio in rosso della società. Ma la radiografia della crisi che ha investito l'As Cecina non lascia spazio a dubbi: non ci sono soldi cash, i giocatori non ricevono i rimborsi da 2-3 mesi, i negozi non forniscono più il materiale tecnico, non sono state rinnovate le assicurazioni dei pulmini e mancherebbe addirittura la benzina per il tagliaerba. Consideriamo che al Cecina, sostenere un campionato di serie D, costa intorno alle 350mila euro, meno della metà di quanto spende per la serie D il Chioggia (un milione), prossimo avversario dei rossoblù.

Il presidente dice di averci già messo, di tasca sua, circa 70mila euro, ma di non essere più disposto a versare per non mettere a repentaglio la sua azienda. «Mi hanno chiesto nuove garanzie, ma non è più possibile...». Si sente solo e sta cercando una strategia d'uscita.

Marcello La Valle, il vice presidente bersaglio scelto della contestazione dei tifosi (mercoledì l'imprenditore è uscito scortato dallo stadio dopo aver già ricevuto pesanti minacce), dipinge un quadro meno nero di quanto sembra. «La società, dal punto di vista delle spese correnti - dice - è in regola con le banche. Abbiamo fidejussioni, purtroppo le entrate sono ridotte al minimo». Insomma, i conti - secondo La Valle - non sarebbero così drammatici, specialmente se raffrontati con il passato.

Resta il fatto che nessuno, nell'As Cecina, sembra più intenzionato a sganciare quattrini. Non Pintossi, non La Valle che viene contestato perché accusato di «pensare soltanto al settore giovanile». E all'orizzonte si attende come il Messial'avvento della cordata di imprenditori cecinesi pilotata da Sergio Vanni.

«Sono amareggiato - dice Marcello La Valle - perché sono una persona che dedica metà delle mie giornate all'As Cecina». Le accuse di fare gli interessi esclusivi del settore giovanile? «Guardi, gli ultimi stipendi dei calciatori sono stati pagati coi soldi del settore giovanile», afferma il vice presidente. E si tratta di cifre che, fra giocatori e staff, si aggirano sui 32mila euro al mese. «Ora dobbiamo pensare anche ai tecnici e lo staff delle giovanili, abbiamo 12 squadre, due pulmini che ogni giorno vanno a prendere i ragazzi tra Venturina e Riparbella». Tecnici che da un mese e mezzo non vengono pagati.

Da Brescia Pintossi non si discosta: «Per fortuna c'è il settore giovanile. Un movimento che tra iscrizioni e tornei estivi ci porta nelle casse 120-130mila euro». Perché le entrate sono sempre più ridotte ad un lumicino, gli abbonamenti sono una miseria (20), gli incassi (derby a parte) modestissimi. E il futuro ènero, anzi nerissimo.
A.R.

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