Il Tirreno

Violenze

«Ora basta, fermate quell'orco»

Alessandro De Gregorio
«Ora basta, fermate quell'orco»

Un padre-padrone che usava le mani per picchiare e molestare. E non solo le mani: la cinghia, persino un manganello. E giù schiaffi e bastonate. E ombre, che nella notte sgusciavano nel letto della figliastra. E ancora frustate, minacce di morte. Un inferno

3 MINUTI DI LETTURA






CECINA. Un padre-padrone che usava le mani per picchiare e molestare. E non solo le mani: la cinghia, persino un manganello. E giù schiaffi e bastonate. E ombre, che nella notte sgusciavano nel letto della figliastra. E ancora frustate, minacce di morte. Un inferno.
Una storia di violenza domestica «inaudita» come la definisce il vicequestore Palma Gagliardi. Il protagonista ora è in carcere con una raffica di accuse: violenza, violenza sessuale, lesioni, maltrattamenti in famiglia. Ce l'hanno portato gli agenti lunedì in esecuzione di un ordine di custodia firmato dal giudice delle indagini preliminari Paola Caporali su richiesta urgente del sostituto Gianfranco Petralia. Il pm che coordina le indagini è Giuseppe Rizzo.
D.P., il presunto orco, è un ex muratore con qualche precedente non specifico. Pubblichiamo solo le sue iniziali a tutela dei minori e soprattutto della più piccola, che porta il suo cognome. Originario di Caltanissetta, D.P. vive a Cecina da almeno dieci anni con la sua compagna (41, separata), madre di tre figli: una di 17 e uno di 15 avuti dal primo marito, un'altra di 9 nata dalla relazione con D.P.
La personalità violenta dell'uomo si sarebbe manifestata in particolare dopo un incidente stradale e la perdita del lavoro. Negli ultimi cinque anni, stando ai referti: la polizia ne ha raccolti 15 al pronto soccorso. Tutti prima o dopo risultano finiti all'ospedale. Sempre per «incidenti domestici», come veniva dichiarato ai medici. «In casa - spiega ancora la Gagliardi - l'uomo aveva instaurato un clima di terrore. Il 27 novembre le insegnanti della figlia più piccola si erano accorte di qualcosa. Ma quando lui era venuto a saperlo, erano volati altri schiaffi».
Non solo schiaffi. Nella sua camera da letto, la polizia ha trovato e sequestrato un bastone di gomma dura e una cintura in pelle, con fibbia in acciaio e 95 placche di metallo. Con quelli avrebbe picchiato il figliastro. Più volte. Alla sorella maggiore avrebbe riservato un trattamento diverso: palpeggiamenti e «ispezioni» nelle parti intime. E visite notturne nella sua camera quando la madre era di turno al lavoro. La ragazza non aveva mai parlato di questo, temendo ritorsioni. Ma tutti sapevano tutto, dicono alla polizia.
A quanto pare, l'uomo continuava a minacciarli con frasi di questo tipo: «Do fuoco all'appartamento e vi brucio tutti, non ho niente da perdere». Inneggiando ogni volta che alla tv davano la notizia di qualcuno che aveva sterminato la famiglia.
Poi, la svolta. Il 24 novembre la ragazza è corsa in commissariato. Seguita dal fratello. E dalla madre.
Lunedì la polizia è andata in quella casa. Ha trovato riscontri e sequestrato il manganello, la cintura e una serie di spade e coltelli artigianali appesi su una parete della sala. Armi che l'uomo avrebbe tenuto lì in mostra, minacciando di usarle nel caso qualcuno avesse avvertito la polizia.
Ieri mattina la donna e la figlia maggiore sono state sentite dal dottor Rizzo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa