Il dolore
AMBIENTE ED ECONOMIA
Guerra sul nuovo rigassificatore è rivolta per il no della Regione
Sul no della Regione al rigassificatore di Rosignano si apre un caso politico. Infatti il Pd livornese contesta la decisione, parla di occasione perduta e di mancanza di coraggio. Molto critico anche l’assessore regionale Simoncini. I lavoratori della Solvay pronti a scioperi e manifestazioni per difendere il progetto
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ROSIGNANO. Ora sul rigassificatore di Rosignano si apre un caso politico. Da una parte la Regione Toscana, che lunedì ha chiuso le porte all’operazione di Edison e Bp con un parere negativo di giunta. Dall’altra il Pd livornese che contesta la decisione, parla di occasione perduta e di mancanza di coraggio di fronte alla grave crisi economica.
Nel mezzo c’è un assessore regionale, Gianfranco Simoncini, che si smarca dal voto fiorentino. E un assente eccellente: l’assessore alla sanità Enrico Rossi, candidato governatore del centrosinistra alle prossime elezioni che lunedì non era in giunta e che proprio sulle politiche del rilancio economico e occupazionale sta incentrando la propria campagna elettorale.
Se Rossi non commenta, Simoncini è un fiume in piena: «Il rigassificatore di Bp ed Edison - dice - è un progetto industriale che permette il consolidamento dello stabilimento chimico attraverso la delocalizzazione dell’impianto e il raddoppio dello stoccaggio di etilene». Insomma, ossigeno per industria e occupazione. L’ex sindaco di Rosignano, teorico dello «sviluppo multipolare» (industria e turismo possono convivere nello stesso territorio), sottolinea la necessità urgente di «rivedere il piano energetico regionale», perché «i due rigassificatori, l’offshore di Livorno ed il terminal di Solvay, possono convivere».
Non la pensano così, evidentemente, il governatore Martini e gli altri membri della giunta regionale. Martini l’ha detto più volte: «In Toscana c’è posto per un solo rigassificatore, come stabilito dal piano energetico». E lunedì lo ha ribadito l’assessore all’Ambiente Bramerini. Dichiarazioni che hanno provocato reazioni a pioggia: il presidente di Confindustria Livorno Andrea Gemignani ha definito «incredibile» la decisione della giunta regionale che rischia di vanificare «un investimento da 500 milioni di euro». Durissimo anche il commento dei sindacati Solvay che parlano di «scelta sconfortante» e annunciano azioni di protesta a Firenze e davanti al ministero dell’Industria.
Così, mentre in Italia ci sono due impianti funzionanti - Panigaglia e Rovigo - e altri due autorizzati, Porto Empedocle e Livorno (il rigassificatore in mare di Olt, dei tedeschi di E.on e il consorzio ligure-piemontese di Iride), Rosignano resta momentaneamente al palo. Per Solvay, ma soprattutto per Edison che lo propone, il rigassificatore di Rosignano rappresenta ancora un’occasione di sviluppo economico e occupazionale. Perché l’impianto ha capacità doppia rispetto all’offshore livornese (8 milioni di mc), garantisce 90 nuovi posti di lavoro e circa 350 addetti per l’allestimento in 3 anni. Poi perché permetterebbe di riutilizzare il ciclo del freddo e consentire l’insediamento di nuove imprese nel parco industriale Solvay. Aspetto, questo, che è sempre stato caro anche al ministro dei Trasporti Matteoli.
Gli ambientalisti e la sinistra, però, ritengono il rigassificatore Solvay solo un’operazione speculativa. Un impatto insostenibile in una realtà già gravemente compromessa da impianti industriali. Ora la partita si gioca a Roma col ministero che dovrà fare i conti con pareri tecnici favorevoli e il no politico della Regione Toscana. Una partita che probabilmente si chiuderà dopo marzo.
Nel mezzo c’è un assessore regionale, Gianfranco Simoncini, che si smarca dal voto fiorentino. E un assente eccellente: l’assessore alla sanità Enrico Rossi, candidato governatore del centrosinistra alle prossime elezioni che lunedì non era in giunta e che proprio sulle politiche del rilancio economico e occupazionale sta incentrando la propria campagna elettorale.
Se Rossi non commenta, Simoncini è un fiume in piena: «Il rigassificatore di Bp ed Edison - dice - è un progetto industriale che permette il consolidamento dello stabilimento chimico attraverso la delocalizzazione dell’impianto e il raddoppio dello stoccaggio di etilene». Insomma, ossigeno per industria e occupazione. L’ex sindaco di Rosignano, teorico dello «sviluppo multipolare» (industria e turismo possono convivere nello stesso territorio), sottolinea la necessità urgente di «rivedere il piano energetico regionale», perché «i due rigassificatori, l’offshore di Livorno ed il terminal di Solvay, possono convivere».
Non la pensano così, evidentemente, il governatore Martini e gli altri membri della giunta regionale. Martini l’ha detto più volte: «In Toscana c’è posto per un solo rigassificatore, come stabilito dal piano energetico». E lunedì lo ha ribadito l’assessore all’Ambiente Bramerini. Dichiarazioni che hanno provocato reazioni a pioggia: il presidente di Confindustria Livorno Andrea Gemignani ha definito «incredibile» la decisione della giunta regionale che rischia di vanificare «un investimento da 500 milioni di euro». Durissimo anche il commento dei sindacati Solvay che parlano di «scelta sconfortante» e annunciano azioni di protesta a Firenze e davanti al ministero dell’Industria.
Così, mentre in Italia ci sono due impianti funzionanti - Panigaglia e Rovigo - e altri due autorizzati, Porto Empedocle e Livorno (il rigassificatore in mare di Olt, dei tedeschi di E.on e il consorzio ligure-piemontese di Iride), Rosignano resta momentaneamente al palo. Per Solvay, ma soprattutto per Edison che lo propone, il rigassificatore di Rosignano rappresenta ancora un’occasione di sviluppo economico e occupazionale. Perché l’impianto ha capacità doppia rispetto all’offshore livornese (8 milioni di mc), garantisce 90 nuovi posti di lavoro e circa 350 addetti per l’allestimento in 3 anni. Poi perché permetterebbe di riutilizzare il ciclo del freddo e consentire l’insediamento di nuove imprese nel parco industriale Solvay. Aspetto, questo, che è sempre stato caro anche al ministro dei Trasporti Matteoli.
Gli ambientalisti e la sinistra, però, ritengono il rigassificatore Solvay solo un’operazione speculativa. Un impatto insostenibile in una realtà già gravemente compromessa da impianti industriali. Ora la partita si gioca a Roma col ministero che dovrà fare i conti con pareri tecnici favorevoli e il no politico della Regione Toscana. Una partita che probabilmente si chiuderà dopo marzo.
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