Il dolore
Balneari in rivolta
Le spiagge all'asta ogni sei anniBalneari in rivolta, 10 pullman a Roma
Alessandra Bernardeschi
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Una panoramica del Quercetano (foto di archivio)I balneari della costa in rivolta contro la direttiva europea che impone di mettere all'asta le concessioni demaniali una volta scadute. E così i gestori degli stabilimenti balneari aderenti a Confcommercio e Confesercenti si sono riuniti in assemblea ed hanno deciso di partecipare in massa alla manifestazione nazionale che si terrà martedì prossimo a Roma
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ROSIGNANO. I balneari della costa in rivolta contro la direttiva europea che impone di mettere all'asta le concessioni demaniali una volta scadute. E così i gestori degli stabilimenti balneari aderenti a Confcommercio e Confesercenti si sono riuniti in assemblea ed hanno deciso di partecipare in massa alla manifestazione nazionale che si terrà martedì prossimo a Roma.
«Dalla provincia di Livorno partiranno una decina di pullman - dice Roberto Daddi dei bagni Tahiti -, ma a Roma si calcola che saremo almeno cinquemila da tutta Italia. Riuniti per dire no alla direttiva europea, ma anche per chiedere un intervento chiaro sull'aumento dei canoni demaniali. Una storia che va avanti da anni e sulla quale il governo, nonostante i nostri inviti, non ha mai fatto chiarezza». Così i balneari saranno tutti a manifestare: «e non mancheranno - assicurano gli interessati - note di colore come ombrelloni, sdraio e patini in strada».
La direttiva europea è chiara: scaduta la concessione demaniale dovranno essere indetti appositi bandi per concedere gli arenili e, in alcuni casi, anche le strutture ad essi attigui, come bar e ristoranti. Insomma interi complessi turistici che rischiano di cambiare titolare di continuo. «Una direttiva - spiega Paolo Biasci di Confesercenti - alla quale il governo italiano dovrà gioco forza adeguarsi». Al momento la concessione viene rinnovata ogni sei anni: «se la nuova legge andasse in porto dunque, ogni sei anni, le spiagge in concessione andrebbero a bando». E quindi gli arenili che sono gestiti da imprenditori del turismo potrebbero passare di mano in mano. Tutto ciò secondo gli interessati, provocherà danni sia ai balneari che al turismo: «come fa infatti, chi ha investito nelle strutture - dicono le associazioni di categoria - ad ammortizzare i costi ma, soprattutto, chi sarà l'imprenditore che deciderà di investire su uno stabilimento balneare che dopo pochi anni rischia di non essere più suo?». Poi ci sono i distinguo da fare: «tra gli operatori balneari c'è chi ha le strutture, tipo bar e pizzerie, su suolo comunale, chi invece usufruisce del suolo demaniale e quindi si vedrebbe mettere all'asta non solo la spiaggia, ma anche questi servizi».
Per questo motivo le associazioni di categoria chiederanno al Governo di «prolungare di qualche anno le concessioni in modo che i balneari possano investire sulle strutture senza il rischio di rimetterci capitali».
«Dalla provincia di Livorno partiranno una decina di pullman - dice Roberto Daddi dei bagni Tahiti -, ma a Roma si calcola che saremo almeno cinquemila da tutta Italia. Riuniti per dire no alla direttiva europea, ma anche per chiedere un intervento chiaro sull'aumento dei canoni demaniali. Una storia che va avanti da anni e sulla quale il governo, nonostante i nostri inviti, non ha mai fatto chiarezza». Così i balneari saranno tutti a manifestare: «e non mancheranno - assicurano gli interessati - note di colore come ombrelloni, sdraio e patini in strada».
La direttiva europea è chiara: scaduta la concessione demaniale dovranno essere indetti appositi bandi per concedere gli arenili e, in alcuni casi, anche le strutture ad essi attigui, come bar e ristoranti. Insomma interi complessi turistici che rischiano di cambiare titolare di continuo. «Una direttiva - spiega Paolo Biasci di Confesercenti - alla quale il governo italiano dovrà gioco forza adeguarsi». Al momento la concessione viene rinnovata ogni sei anni: «se la nuova legge andasse in porto dunque, ogni sei anni, le spiagge in concessione andrebbero a bando». E quindi gli arenili che sono gestiti da imprenditori del turismo potrebbero passare di mano in mano. Tutto ciò secondo gli interessati, provocherà danni sia ai balneari che al turismo: «come fa infatti, chi ha investito nelle strutture - dicono le associazioni di categoria - ad ammortizzare i costi ma, soprattutto, chi sarà l'imprenditore che deciderà di investire su uno stabilimento balneare che dopo pochi anni rischia di non essere più suo?». Poi ci sono i distinguo da fare: «tra gli operatori balneari c'è chi ha le strutture, tipo bar e pizzerie, su suolo comunale, chi invece usufruisce del suolo demaniale e quindi si vedrebbe mettere all'asta non solo la spiaggia, ma anche questi servizi».
Per questo motivo le associazioni di categoria chiederanno al Governo di «prolungare di qualche anno le concessioni in modo che i balneari possano investire sulle strutture senza il rischio di rimetterci capitali».
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