Trasporti
Rivoluzione rifiuti.
Rea cerca partner privato
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La discarica di Scapigliato di proprietà del Comune di Rosignano ma gestita da ReaUn'ipotesi per non perdere la gestione della discarica con l'arrivo del gestore unico di Ato Costa. Nel toto nomi spunta anche quello di Solvay
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ROSIGNANO.Rea potrebbe liquidare i due attuali soci privati, vendere una parte di quote (anche pubbliche) e individuare, attraverso una gara, un nuovo partner che, col 40%, detenga l'effettiva gestione aziendale. In sostanza la Rosignano Energia Ambiente resterebbe una pubblico-privata ma con i requisiti societari «in regola» per poter avere un affidamento diretto della gestione del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. Si occuperebbe ancora di servire gli 11 comuni tra Livorno e Pisa (86mila abitanti che diventano 300mila in estate) e gestire la gallina dalle uova d'oro (la discarica di Scapigliato) senza la minaccia di perdere l'affare nella gara per il gestore unico dell'Ato Toscana Costa dove i grossi gruppi e le multiutility anche straniere potrebbero fare manbassa.
A spianare la strada verso questo scenario sarebbe proprio il contestato decreto Ronchi che prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici e che in questi giorni è stato convertito in legge. Quella legge che sta facendo infuriare sinistra e sindacati (contro la privatizzazione dell'acqua) ma che, per l'azienda delle Morelline, è diventata di colpo un'opportunità. Almeno questo è ciò che pensa l'attuale management aziendale che, nei giorni scorsi, ha affidato ad un pool di legali un parere per valutare la fattibilità dell'operazione trovando una risposta positiva.
«Sì, stiamo lavorando a questa ipotesi», conferma Fabio Ghelardini, presidente di Rea, «anche se i tempi sono piuttosto stretti». Perché il riassetto societario va fatto entro il 31 dicembre 2010, quando scadono le convenzioni con le aziende. Per quella data Rea dovrà avere un socio privato col 40% delle quote ed esprimere un amministratore delegato (oggi Rea ha un direttore e un presidente). Come si opererà? Servirà una gara per individuare il socio privato. Prima saranno liquidati gli attuali soci che detengono il 31% di Rea: si tratta della Slia Technologies di Venezia (ex Slia Spa romana) che ha il 24% e della Ecomar di Collesalvetti che detiene il 7%. Dovrà poi essere alienato un 9% di quote pubbliche (Rosignano è il socio di maggioranza con oltre il 40%).
«Per avviare questo percorso - spiega Ghelardini - sarà fondamentale il parere dei comuni con il loro peso specifico in assemblea». Ma a giudicare dai primi frenetici incontri promossi dalla Rea la soluzione di un «riassetto societario» sarebbe ben vista anche dai soci pubblici, Rosignano in testa. E i privati pronti ad imbarcarsi nell'operazione non mancano (si parla anche di un interessamento di Solvay, smentito però da Rea).
La gara per il gestore unico prevista dalla legge 61, del resto, ha destato più di una preoccupazione nel panorama delle aziende locali, Rea in testa. Che temono di non essere adeguatamente attrezzate per reggere il passo di colossi anche stranieri (la Regione che sta pensando ad una holding di gas, acqua e rifiuti sul modello dell'emiliana Hera). E il comune di Rosignano è direttamente interessato alla situazione in quanto proprietario della discarica di Scapigliato che dovrebbe cedere in comodato gratuito al gestore unico. Soluzione penalizzante per le casse comunali e soprattutto per i cittadini.
Rea (176 dipendenti, 250 in estate) non ha affatto messo nel cassetto l'ipotesi di concorrere alla gara europea per il gestore unico. Gara che sarà l'unica strada percorribile se fallirà l'ipotesi di affidamento diretto. Nel dicembre 2007 è stata proprio l'azienda delle Morelline a riunire le 15 imprese dell'Ato Costa per valutare opportunità di fusioni o cartelli d'imprese per essere più competitivi per la gara europea. E' nata così un' Ati (associazione temporanea d'imprese) che raggruppa, oltre a Rea, la pisana Geofor, la Belvedere di Peccioli e l'Asiu di Piombino.
L'Ati è stata costituita proprio in un'ottica di partecipazione di gara europea i cui tempi - tuttavia - si sono allungati (siamo con un anno e mezzo di ritardo rispetto ai termini di legge). Uno sfasamento che oggi consente a Rea di valutare altre ipotesi rispetto alla gara. Con l'obiettivo di manteresi a Scapigliato realizzando «quegli investimenti previsti dal piano provinciale dei rifiuti», ricorda Ghelardini. Come il biodigestore anaerobico, perché per allungare la vita alla discarica occorre - secondo il presidente Rea - chiudere il ciclo del trattamento dell'umido. Operazione che richiede risorse per almeno 30 milioni.
A.R.
A spianare la strada verso questo scenario sarebbe proprio il contestato decreto Ronchi che prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici e che in questi giorni è stato convertito in legge. Quella legge che sta facendo infuriare sinistra e sindacati (contro la privatizzazione dell'acqua) ma che, per l'azienda delle Morelline, è diventata di colpo un'opportunità. Almeno questo è ciò che pensa l'attuale management aziendale che, nei giorni scorsi, ha affidato ad un pool di legali un parere per valutare la fattibilità dell'operazione trovando una risposta positiva.
«Sì, stiamo lavorando a questa ipotesi», conferma Fabio Ghelardini, presidente di Rea, «anche se i tempi sono piuttosto stretti». Perché il riassetto societario va fatto entro il 31 dicembre 2010, quando scadono le convenzioni con le aziende. Per quella data Rea dovrà avere un socio privato col 40% delle quote ed esprimere un amministratore delegato (oggi Rea ha un direttore e un presidente). Come si opererà? Servirà una gara per individuare il socio privato. Prima saranno liquidati gli attuali soci che detengono il 31% di Rea: si tratta della Slia Technologies di Venezia (ex Slia Spa romana) che ha il 24% e della Ecomar di Collesalvetti che detiene il 7%. Dovrà poi essere alienato un 9% di quote pubbliche (Rosignano è il socio di maggioranza con oltre il 40%).
«Per avviare questo percorso - spiega Ghelardini - sarà fondamentale il parere dei comuni con il loro peso specifico in assemblea». Ma a giudicare dai primi frenetici incontri promossi dalla Rea la soluzione di un «riassetto societario» sarebbe ben vista anche dai soci pubblici, Rosignano in testa. E i privati pronti ad imbarcarsi nell'operazione non mancano (si parla anche di un interessamento di Solvay, smentito però da Rea).
La gara per il gestore unico prevista dalla legge 61, del resto, ha destato più di una preoccupazione nel panorama delle aziende locali, Rea in testa. Che temono di non essere adeguatamente attrezzate per reggere il passo di colossi anche stranieri (la Regione che sta pensando ad una holding di gas, acqua e rifiuti sul modello dell'emiliana Hera). E il comune di Rosignano è direttamente interessato alla situazione in quanto proprietario della discarica di Scapigliato che dovrebbe cedere in comodato gratuito al gestore unico. Soluzione penalizzante per le casse comunali e soprattutto per i cittadini.
Rea (176 dipendenti, 250 in estate) non ha affatto messo nel cassetto l'ipotesi di concorrere alla gara europea per il gestore unico. Gara che sarà l'unica strada percorribile se fallirà l'ipotesi di affidamento diretto. Nel dicembre 2007 è stata proprio l'azienda delle Morelline a riunire le 15 imprese dell'Ato Costa per valutare opportunità di fusioni o cartelli d'imprese per essere più competitivi per la gara europea. E' nata così un' Ati (associazione temporanea d'imprese) che raggruppa, oltre a Rea, la pisana Geofor, la Belvedere di Peccioli e l'Asiu di Piombino.
L'Ati è stata costituita proprio in un'ottica di partecipazione di gara europea i cui tempi - tuttavia - si sono allungati (siamo con un anno e mezzo di ritardo rispetto ai termini di legge). Uno sfasamento che oggi consente a Rea di valutare altre ipotesi rispetto alla gara. Con l'obiettivo di manteresi a Scapigliato realizzando «quegli investimenti previsti dal piano provinciale dei rifiuti», ricorda Ghelardini. Come il biodigestore anaerobico, perché per allungare la vita alla discarica occorre - secondo il presidente Rea - chiudere il ciclo del trattamento dell'umido. Operazione che richiede risorse per almeno 30 milioni.
A.R.
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