Lutto
La perizia
«Poletto va curato»Il giudice attenuala misura cautelare
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Giampaolo Poletto tra i vigili urbani il giorno della tragediaNon più ospedale psichiatrico giudiziario ma casa di cura e custodia per Giampaolo Poletto, il trentottenne che il 25 agosto a Livorno, al volante di un pullman dell'Atl rubato a Rosignano, uccise il meccanico Enrico Raffaelli
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ROSIGNANO. Non più ospedale psichiatrico giudiziario ma casa di cura e custodia per Giampaolo Poletto, il trentottenne che il 25 agosto a Livorno, al volante di un pullman dell'Atl rubato a Rosignano, uccise il meccanico Enrico Raffaelli.
L'uomo resta a Reggio Emilia ma la misura cautelare è attenuata. Lo ha stabilito il giudice delle indagini preliminari dopo aver esaminato la nuova perizia psichiatrica affidata dal sostituto Giuseppe Rizzo alla dottoressa Antonella Armani. Una perizia che avrebbe confermato quanto già stabilito in passato da altri specialisti: Poletto soffre di disturbo della personalità con gravi alterazioni del comportamento. Ha bisogno di essere curato. E le sue condizioni sono incompatibili con il regime carcerario. La stessa direttrice delle Sughere, Anna Carnimeo, aveva suggerito al pm un trasferimento dal carcere livornese. Cosa poi avvenuta il 15 settembre. Da allora Poletto è a Reggio Emilia. Ora con un regime diverso, assistenza medica e possibilità di ricevere visite. Nei giorni scorsi l'uomo aveva chiesto di poter parlare al telefono con la famiglia e con il suo avvocato Donatella Di Dio. Il pm Rizzo aveva espresso parere favorevole ma poi tutto è stato congelato proprio dall'ordinanza del gip, che ha aperto la possibilità anche a visite di persona. Le istanze sono già partite.
L'avvocato Di Dio aveva chiesto una misura cautelare diversa, ritenendo più idonea una struttura protetta di tipo non carcerario. Poletto, ribadisce l'avvocato, è incapace di intendere e di volere. Prima di lei, il 27 luglio lo aveva già detto il tribunale di Cecina, assolvendo l'uomo dal reato di procurato allarme. Un'incapacità al centro delle valutazioni del pm, che in questi giorni potrebbe chiudere le indagini.
«Poletto non ha coscienza di quel che ha fatto e non possiede una capacità processuale - dice l'avvocato Di Dio - l'ho spiegato anche al dottor Rizzo. Vedremo».
A.d.G.
L'uomo resta a Reggio Emilia ma la misura cautelare è attenuata. Lo ha stabilito il giudice delle indagini preliminari dopo aver esaminato la nuova perizia psichiatrica affidata dal sostituto Giuseppe Rizzo alla dottoressa Antonella Armani. Una perizia che avrebbe confermato quanto già stabilito in passato da altri specialisti: Poletto soffre di disturbo della personalità con gravi alterazioni del comportamento. Ha bisogno di essere curato. E le sue condizioni sono incompatibili con il regime carcerario. La stessa direttrice delle Sughere, Anna Carnimeo, aveva suggerito al pm un trasferimento dal carcere livornese. Cosa poi avvenuta il 15 settembre. Da allora Poletto è a Reggio Emilia. Ora con un regime diverso, assistenza medica e possibilità di ricevere visite. Nei giorni scorsi l'uomo aveva chiesto di poter parlare al telefono con la famiglia e con il suo avvocato Donatella Di Dio. Il pm Rizzo aveva espresso parere favorevole ma poi tutto è stato congelato proprio dall'ordinanza del gip, che ha aperto la possibilità anche a visite di persona. Le istanze sono già partite.
L'avvocato Di Dio aveva chiesto una misura cautelare diversa, ritenendo più idonea una struttura protetta di tipo non carcerario. Poletto, ribadisce l'avvocato, è incapace di intendere e di volere. Prima di lei, il 27 luglio lo aveva già detto il tribunale di Cecina, assolvendo l'uomo dal reato di procurato allarme. Un'incapacità al centro delle valutazioni del pm, che in questi giorni potrebbe chiudere le indagini.
«Poletto non ha coscienza di quel che ha fatto e non possiede una capacità processuale - dice l'avvocato Di Dio - l'ho spiegato anche al dottor Rizzo. Vedremo».
A.d.G.
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