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Asa: conti difficili e debiti record

Carlo Bartoli
Asa: conti difficili e debiti record

Per produrre e vendere l'acqua ai cittadini lo Stato assicura per legge, caso davvero unico in un'economia non sovietica, una percentuale garantita di remunerazione del capitale alle società di gestione. Se possibile, acquistare e rivendere gas è ancora più facile e immune da rischi

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Eppure, Asa poco meno di un anno fa ha rischiato il baratro, mettendo a repentaglio la continuità aziendale, se non peggio.

Con 11,4 milioni di euro di perdite cumulate negli esercizi precedenti, la società è stata costretta ad azzerare la riserva di rivalutazione e ad abbattere il capitale da 25 a 13,6 milioni. Nel frattempo, la massa dei crediti verso i clienti per bollette già emesse ha toccato la cifra iperbolica di 34 milioni di euro. Il costo della produzione ha fatto un ulteriore passo in avanti raggiungendo quota 74,7 milioni di euro e mangiandosi così parte degli effetti del cospicuo aumento tariffario, mentre il totale dei debiti ha toccato il record di 130 milioni di euro.

Il "carrozzone".
A generare questo disastro hanno concorso le grandi magagne delle tre società (Cigri, Elba e Volterra) che sono state incorporate dalla vecchia Asa, un "carrozzone" che si occupava di gestire l'acqua potabile, le farmacie, di asfaltare le strade, di riparare semafori e altre amenità. La vecchia Asa rappresentava bene l'esempio di una multiutility alla rovescia, ossia di una società che in un territorio ristretto fa tutto e piuttosto maluccio, invece di occuparsi (bene) di pochi settori specifici in un ambito sempre più vasto.
Al di là dei problemi strutturali delle vecchie reti di acquedotti, Asa eredita una società con un personale ridondante e mal assortito, costituito soprattutto da impiegati e con pochi operai. Il paragone con Acque spa di Pisa, che ha quasi il doppio di fatturato, utenti e rete di acquedotti (e produce una valanga di utili) è impietoso. Pisa ha 364 addetti contro i 528 di Livorno; a Pisa ben oltre metà del personale è costituito da operai, a Livorno ci sono invece più dirigenti, quadri e impiegati che operai.
Il livello di morosità dell'Asa è esorbitante. A fine 2008, l'attivo di bilancio della società era costituito anche da 34 milioni di crediti non riscossi, con un aumento di 1,5 milioni rispetto all'anno prima. Un tale livello di incassi che sono tali solo sulla carta fino a che non vengono riscossi, ha però determinato problemi di cassa enormi.

Livorno contro tutti.
Una situazione che ha imposto il varo di un aumento di capitale da 7,5 milioni di euro interamente sottoscritto dal socio industriale genovese e dal Comune di Livorno. Gli altri 25 Comuni piccoli azionisti di Asa si sono rifiutati di mettere un solo centesimo in più nell'azienda, costringendo Livorno a sottoscrivere tutte le quote inoptate (3,8 milioni). E questo la dice lunga sui rapporti tra le amministrazioni interessate.

Gli investimenti.
Abbattimento e ricostituzione del capitale di Asa (l'anno prima era accaduto a norma di codice civile per Asa Trade) e alienazione di alcune partecipazioni rimettono in carreggiata Asa che comunque è un'azienda che con troppa difficoltà riesce a investire per risolvere gli enormi problemi, riguardanti l'approvvigionamento e la distribuzione dell'acqua potabile, che è chiamata a risolvere. La società, come ricorda l'ex presidente Paolo Manacorda «non riesce a fare investimenti, perché spende troppo per la spesa corrente e il suo costo del lavoro è esorbitante ed eccessivo rispetto al capitale investito, dato che i dipendenti sono una legione».
Se guardiamo al panorama regionale, solo Gaia ha investito meno (52,1 milioni contro i 70,5 di Asa) e solo l'Acquedotto del Fiora è più distante dal completamento del piano di investimenti (che, peraltro, rappresenta l'unica reale giustificazione per l'aumento del costo dell'acqua potabile). Se in media, le altre aziende toscane hanno completato l'81,5% del piano concordato, Asa è rimasta al 60,4%.

Il caro bolletta.
In questi anni, per tamponare le falle, Asa ha potuto beneficiare di una serie di aumenti tariffari e di conguagli che si sono spinti ai limiti di quanto consentito dalla legge. Non solo, l'Ato 5 ha riconosciuto ad Asa, a titolo di compensazione di una quota fisiologica di morosità, 1,5 milioni di euro nel triennio precedente e 3 milioni nell'attuale che sono stati trasferiti sulle bollette degli utenti.

Asa trade.
In questo quadro, spicca il caso, pressoché unico nel panorama nazionale, di Asa Trade, una delle poche fortunate società autorizzate a gestire il commercio di gas e energia, un mercato in sostanziale monopolio nel quale è assai più difficile perdere che guadagnare.
Ma, nonostante questo, Asa Trade è riuscita a far perdere alla capogruppo Asa oltre 5 milioni di euro.

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