Proteste
CECINA
Parte il rimboschimento
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L’area del tombolo sud vicino all’eliporto della Forestale dove sono stati piantati i nuovi pini«Tombolo sud, pineta in pessimo stato» aveva denunciato il PdL in un'interrogazione presentata i primi d'ottobre dal consigliere Musotto. Rimboschimento flop?
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CECINA. «Tombolo sud, pineta in pessimo stato» aveva denunciato il PdL in un'interrogazione presentata i primi d'ottobre dal consigliere Musotto. Rimboschimento flop? Risponde palazzo civico che mette a dimora 4500 nuove piante nei 7 ettari di terreni compresi tra l'area dell'eliporto della Forestale e il deposito militare delle Casermette. Piante donate dal Cfs, costo dell'intera operazione: 60mila euro.
Certo, qualche «pianta che non ha attecchito bene ci può essere», ammette il sindaco Stefano Benedetti riferendosi al primo lotto del rimboschimento (quello nell'area prospiciente il camping Le Tamerici). Ma non è un problema perché l'amministrazione interverrà sostituendo quelle più secche. Perché «la pineta rappresenta un valore aggiunto, un patrimonio per la città e la comunità cecinese», spiega Benedetti. E l'operazione di rimboschimento (realizzato anche un invasoi da 1500 mc) non si fermerà visto che presto saranno messe a dimora altre 2mila piante. Tutti pini domestici e lecci provenienti dal prezioso vivaio del Corpo Forestale dove, oltre alla conservazione di germoplasma di vari specie di piante, si svolge attività di ricerca nel settore della biodiversità.
«Questa pineta - spiega Massimo Celati, comandante dell'ufficio territoriale per la Biodiversità del Cfs di Cecina - è un polmone verde insito in un'area a forte pressione antropica che si estende per 14 chilometri a nord e sud di Marina di Cecina. Il nostro compito è quello di lavorare per mantenerla così come si trova dai primi del Novecento». Celati non nega che i pericoli siano sempre in agguato, con gli alberi che devono resistere all'assalto di vari parassiti. Ma la situazione a Cecina è migliore delle pinete del nord della Toscana, tipo San Rossore, aggredite da microrganismi di vario genere. «La nostra pineta è in prevalenza costituita da pini domestici - dice il comandante della Forestale - e i pini marittimi, quelli minacciati dal mazzococcus si trovano solo in alcune zone in prossimità della spiaggia. Certo, anche il pino domestico non è completamente al sicuro». Ma la pineta resta - assicura la Forestale - costantemente monitorata.
Certo, qualche «pianta che non ha attecchito bene ci può essere», ammette il sindaco Stefano Benedetti riferendosi al primo lotto del rimboschimento (quello nell'area prospiciente il camping Le Tamerici). Ma non è un problema perché l'amministrazione interverrà sostituendo quelle più secche. Perché «la pineta rappresenta un valore aggiunto, un patrimonio per la città e la comunità cecinese», spiega Benedetti. E l'operazione di rimboschimento (realizzato anche un invasoi da 1500 mc) non si fermerà visto che presto saranno messe a dimora altre 2mila piante. Tutti pini domestici e lecci provenienti dal prezioso vivaio del Corpo Forestale dove, oltre alla conservazione di germoplasma di vari specie di piante, si svolge attività di ricerca nel settore della biodiversità.
«Questa pineta - spiega Massimo Celati, comandante dell'ufficio territoriale per la Biodiversità del Cfs di Cecina - è un polmone verde insito in un'area a forte pressione antropica che si estende per 14 chilometri a nord e sud di Marina di Cecina. Il nostro compito è quello di lavorare per mantenerla così come si trova dai primi del Novecento». Celati non nega che i pericoli siano sempre in agguato, con gli alberi che devono resistere all'assalto di vari parassiti. Ma la situazione a Cecina è migliore delle pinete del nord della Toscana, tipo San Rossore, aggredite da microrganismi di vario genere. «La nostra pineta è in prevalenza costituita da pini domestici - dice il comandante della Forestale - e i pini marittimi, quelli minacciati dal mazzococcus si trovano solo in alcune zone in prossimità della spiaggia. Certo, anche il pino domestico non è completamente al sicuro». Ma la pineta resta - assicura la Forestale - costantemente monitorata.
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