Il Tirreno

PERSONE

Mister Vermentinodalla finanza alle vigne di Casale

Maria Meini
La vallata che si domina dai vigneti dell’azienda di Casale e Davide Sada
◗
La vallata che si domina dai vigneti dell’azienda di Casale e Davide Sada

Davide Sada, 52 anni, è la quarta generazione di Mister Simmenthal. Ormai ex, da quando l'azienda è stata rilevata dalla Kraft. Ma fino a 15 anni fa si è occupato della multinazionale di famiglia e del brevetto del nonno: un addensante derivato dall'alga agar-agar

4 MINUTI DI LETTURA






CASALE. Davide Sada, 52 anni, è la quarta generazione di Mister Simmenthal.
Ormai ex, da quando l'azienda è stata rilevata dalla Kraft. Ma fino a 15 anni fa si è occupato della multinazionale di famiglia e del brevetto del nonno: un addensante derivato dall'alga agar-agar. Dopo la laurea in economia negli Stati Uniti, e la specializzazione in Svizzera, Davide Sada lavora nel settore agroalimentare spostandosi tra sud America, Asia, Sud Africa. Finché nel '96 non decide di cambiare genere. Ma resta in ambito agricolo. Insieme alla moglie Cristiana Durini di Monza si trasferisce in Toscana, compra dei terreni a Bolgheri e una tenuta a Casale dove stabilisce il proprio quartier generale. Si affida a un enologo solido come Maurizio Castelli e nel giro di tre lustri entra nel giro dei winemaker che contano. Tre vini: un bianco vermentino in purezza, due rossi Igt.

Nelle etichette campeggia un toro. Concessione astrologica. «È la costellazione di quando abbiamo piantato le prime barbatelle», spiega.

Nella foresteria dell'azienda, sulla collina che guarda Casalvecchio, prosegue la collezione di pendole del padre, alternate a libri e foto di viaggi, la passione che condivide con la moglie e i tre figli. Ma su una mensola ecco che spunta la scatola rossa del primo marchio di famiglia.

Perché uno che vive in giro per il mondo sceglie Casale Marittimo?

«Da bambino venivo a Bolgheri d'estate con i miei genitori, mi ricordo bene le strade sterrate e il sapore del prosciutto col pane contadino. Nel '96 mia moglie era qui in vacanza con i ragazzi e mi chiamò: "Viene a vedere"; affittammo una casa, poi un giorno, a cavallo, capitai davanti a un rudere, alla Rinserrata. Avevo deciso di fare il vino, lì ebbi un'illuminazione».

Un investimento da quanti euro?
«È impossibile dire una cifra. Tanto comunque».

Dalla carne in scatola al vino è un passaggio radicale. Ha avuto un maestro?
«L'agricoltura è un mondo vero; qui in Toscana mi hanno insegnato ad amare la terra, questa campagna fantastica, ho conosciuto l'entusiasmo dei grandi vignaioli.
Ho cominciato con un geologo per conoscere i terreni, poi con un enologo. Volevo stare nel consorzio di Bolgheri, quindi ho scelto vitigni come il sauvignon e il petit verdot».

Il bianco è arrivato dopo. Perché un vermentino, e in purezza?
Il vermentino è la mia passione, ma è anche un omaggio che ho voluto fare a mia moglie. È un vitigno che amo molto, perché è adatto ai climi estremi, grande freddo o grande caldo. Mi assomiglia: anche a me piacciono le sfide. Mi piace la caccia, anche se non ho il tempo di praticarla, mia madre era una grande cacciatrice, e mi piacciono i cavalli.

Ha un allevamento?
Sì ne ho tanti, troppi forse. Sono tutti quarter rossi, cavalli da lavoro americani: sono forti, affidabili, hanno testa.

Dopo 13 anni è soddisfatto della sua scelta?

Direi di sì, ma l'obiettivo è di migliorare sempre, di raggiungere la qualità estrema.

Lei vive a Casale da anni. Quest'estate un altro casalese illustre, Oliviero Toscani, ha polemizzato con i residenti per il loro atteggiamento verso i turisti. Lei cosa ne pensa?
Io mi trovo bene. Ma voglio distinguere: a Casale mi trovo bene; nei comuni qua intorno, soprattutto sul mare vedo invece tanti guasti, scelte assurde. E non parlo di politica.

Un voto?

A Casale do un bell'otto. Perché hanno salvaguardato la campagna e la tradizione.

E alla costa?
Meglio non dare voti.

DA UNA RICETTA DI FAMIGLIA
La carne in scatola ha 86 anni

Gino Alfonso Sada, nel 1923, fondò a Milano la fabbrica di famiglia, sulla base di una ricetta di suo padre Pietro, la prima in Italia specializzata nella conservazione del cibo in scatola. Erano gli albori di un impero che durerà quasi cent'anni. Nasce infatti il marchio Simmenthal, un nome che prende origine dai primi allevamenti utilizzati: le mucche della Valle del Sim, in Svizzera. Presto soppiantate dai manzi del Sud America. La Simmenthal fa la storia dell'industria alimentare italiana (ad Alfonso è dedicato anche lo stadio di Monza) e mantiene una gestione familiare attraverso i tre figli di Alfonso. Negli anni Novanta passa alla tedesca Kraft, a sua volta confluita nel colosso americano Philip Morris.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web