La manifestazione
SOS COMMERCIO
Chiudono i negozi storici
Alessandra Bernardeschi
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Anche i negozi della via Aurelia stanno vivendo un momento neroLa crisi del commercio picchia duro e non risparmia più nessuno, neanche le attività storiche che da sempre hanno caratterizzato il settore a Solvay e dintorni. E così accade che a chiudere le serrande tocchi anche al negozio di scarpe un tempo conosciuto come Bernocchi, in via del Fante a Solvay
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ROSIGNANO. La crisi del commercio picchia duro e non risparmia più nessuno, neanche le attività storiche che da sempre hanno caratterizzato il settore a Solvay e dintorni.
E così accade che a chiudere le serrande tocchi anche al negozio di scarpe un tempo conosciuto come Bernocchi, in via del Fante a Solvay. Un'attività esistente da oltre 50 anni, recentemente passata di mano dai vecchi ai nuovi proprietari che per varie ragioni, hanno deciso che evidentemente il gioco, come si suol dire "non vale più la candela". Ma «saranno anche altri - dicono alla Confcommercio - i negozi che probabilmente cesseranno l'attività da qui a fine anno». Basti pensare, come afferma Paolo Biasci della Confesercenti «che nella sola Toscana chiudono 6 attività commerciali al giorno. E anche nel nostro territorio sono tante le aziende, solo per parlare del settore commerciale, che sono in forte crisi». Tanto per fare un esempio è di pochi giorni fa la chiusura dello storico locale La Barcaccina, a Vada, ma non stanno meglio a Portovecchio dove in queste settimane, molti negozi hanno annunciato la loro chiusura. Chiusure che, è bene precisare, non sono solo motivata dal calo delle vendite ma anche fisiologiche, ossia determinate dall'età del gestore, o da altre decisioni familiari o di mercato (trasferimenti, affitti aumentati e così via). Proprietari che però, evidentemente, si scontrano con un mercato fermo visto che non riescono a vendere la propria attività. A Portovecchio, l'altra mattina, si parlava di uno storico negozio di abbigliamento sull'Aurelia, di una macelleria in procinto di trasferirsi, di un emporio. E poi c'è chi, invece di chiudere, decide di ridurre l'orario di apertura a soli due o tre giorni alla settimana o, addirittura, di chiudere per alcuni mesi in attesa della primavera estate. Lo fanno le imprese commerciali più piccole, ma anche le attività maggiori come ad esempio Il Tennis Club chiuso dai primi di ottobre, la Limonaia, qualche struttura alberghiera o i locali notturni che aprono solo il sabato o che sono in procinto di effettuare una pausa. L'esito, comunque, non cambia: le vetrine sono buie, le attività si bloccano e con loro anche i servizi resi alla popolazione ed alla clientela con un calo di immagine soprattutto nelle frazioni turistiche.
In Comune, prima di fare i conti, attendono la fine dell'anno: «ossia quando effettueremo - dicono i tecnici - il consuntivo generale». Ad attendere il bilancio di fine anno anche l'assessore al commercio e turismo Luca Agostini. «I conti esatti verranno fatti i primi di gennaio. Solo dopo il consuntivo potremo toccare con mano quanti negozi hanno chiuso, quante siano le nuove aperture e, soprattutto, quali sono i settori in maggiore difficoltà». Per Agostini il commercio a Rosignano Solvay «sta pagando una crisi endemica. Adesso ci sarà da capire quali effetti produrrà la crisi generalizzata che sta attraversando l'Itala. Abbiamo fatto incontri con le associazioni di categoria che, al di là della situazione che sta attraversando Solvay, non hanno lanciato allarmi per un settore piuttosto che per un altro. So che alcune attività stanno attraversando seri problemi - continua l'assessore - ma, se confrontiamo i dati degli ultimi anni, vediamo che tra chiusure e nuove aperture non ci sono grandi differenze di numeri». Secondo la Confcommercio «Solvay rappresenta un capitolo piuttosto triste del quale si parla da anni. Il problema è capire se ci sia la volontà per creare occasioni come, ad esempio, la riqualificazione di piazza della Repubblica e di piazza Monte alla Rena. Certo è che quando ad abbassare le serrande sono anche i negozi storici, la preoccupazione diventa seria». Inutile girarci attorno «per Solvay, così come per altre località - dice Biasci - non c'è ottimismo, anzi la preoccupazione è tanta perché i nostri dati parlano di un grande numero di attività in difficoltà». Le associazioni chiedono interventi veloci e risposte certe: ok il centro naturale commerciale, l'accorciamento della filiera «ma occorrono - dicono Confcommercio e Confesercenti - anche interventi di riqualificazione urbana complessiva».
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