La manifestazione
Il personaggio
Don William Bianco«Così rilanceròquesta parrocchia»
Chiara Castaldi
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Sopra don Willy In alto la chiesa di Santa TeresaDon William Bianco, 50 anni, è parroco di Santa Teresa da poco più di un anno. È argentino con origini italiane (i suoi nonni erano piemontesi). È in Italia da 6 anni. Parla con la schiettezza di chi ha vissuto situazioni estreme come la povertà dell'Argentina dopo la crisi del 2001
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ROSIGNANO. Don William Bianco, 50 anni, è parroco di Santa Teresa da poco più di un anno. È argentino con origini italiane (i suoi nonni erano piemontesi). È in Italia da 6 anni. Parla con la schiettezza di chi ha vissuto situazioni estreme come la povertà dell'Argentina dopo la crisi del 2001. L'esperienza con quella realtà gli ha dato un bagaglio prezioso, che vuole spendere sul territorio.
Rivela un modo di vivere la fede troppo "privato". «A Santa Teresa - dice - ho trovato una comunità parrocchiale chiusa. Personalmente ho ricevuto un'accoglienza positiva, ma il nuovo spaventa. Vige la morale dello "stare bene fra di noi". Non si guarda oltre, fuori dalle quattro mura della chiesa e della parrocchia. Ok il gruppo missionario, ma io dico sempre che prima di tutto bisogna essere "missionari" dentro la comunità. Per esserte veri cristiani non basta andare a messa. Bisogna vivere il Vangelo ogni giorno, portando la parola di Dio nella società. A Santa Teresa vorrei lavorare su questo. Se nel Terzo mondo c'è la crisi economica, qui c'è la crisi di fede».
Abbiamo chiesto a don Willy, (così lo chiamano i parcchiani), che tipo di realtà ha vissuto in Argentina e cosa di quell'esperienza pensa gli sarà utile a Santa Teresa. «In Argentina - racconta - ho vissuto la crisi del 2001. I bambini svenivano per la fame. Da certe situazioni ho imparato ad agire in fretta, a dare una risposta immediata. Scoprire la sofferenza nell'altro mi ha insegnato a intervenire in maniera tempestiva, senza aspettare. Ma è la fase successiva, l'insegnamento che vorrei far fruttare qui: cioè fare in modo che la situazione non si ripeta».
Fra le note dolenti, un fenomeno comune anche alle altre parrocchie sentite fin'ora: l'assenza della fascia giovani-adulti. «Manca la fascia fra i 30-40 anni - afferma don Willy - Prevalgono anziani e bambini. Numericamente la comunità è in diminuzione, ma dipende da un fattore urbanistico che vede la parte a monte del paese, quella che afferisce alla parrocchia di Santa Croce, in crescita. La parte a mare è sempre più zona turistica. Molti sono gli appartamenti vuoti in inverno. Me ne sono accorto durante le benedizioni pasquali. I turisti sono molto assidui sia alla messa che in confessionale. Nelle confessioni ho notato una differenza fra residenti e turisti. I turisti fanno delle "belle" confessioni, nel senso che non tentano sempre di giustificarsi».
Rivela un modo di vivere la fede troppo "privato". «A Santa Teresa - dice - ho trovato una comunità parrocchiale chiusa. Personalmente ho ricevuto un'accoglienza positiva, ma il nuovo spaventa. Vige la morale dello "stare bene fra di noi". Non si guarda oltre, fuori dalle quattro mura della chiesa e della parrocchia. Ok il gruppo missionario, ma io dico sempre che prima di tutto bisogna essere "missionari" dentro la comunità. Per esserte veri cristiani non basta andare a messa. Bisogna vivere il Vangelo ogni giorno, portando la parola di Dio nella società. A Santa Teresa vorrei lavorare su questo. Se nel Terzo mondo c'è la crisi economica, qui c'è la crisi di fede».
Abbiamo chiesto a don Willy, (così lo chiamano i parcchiani), che tipo di realtà ha vissuto in Argentina e cosa di quell'esperienza pensa gli sarà utile a Santa Teresa. «In Argentina - racconta - ho vissuto la crisi del 2001. I bambini svenivano per la fame. Da certe situazioni ho imparato ad agire in fretta, a dare una risposta immediata. Scoprire la sofferenza nell'altro mi ha insegnato a intervenire in maniera tempestiva, senza aspettare. Ma è la fase successiva, l'insegnamento che vorrei far fruttare qui: cioè fare in modo che la situazione non si ripeta».
Fra le note dolenti, un fenomeno comune anche alle altre parrocchie sentite fin'ora: l'assenza della fascia giovani-adulti. «Manca la fascia fra i 30-40 anni - afferma don Willy - Prevalgono anziani e bambini. Numericamente la comunità è in diminuzione, ma dipende da un fattore urbanistico che vede la parte a monte del paese, quella che afferisce alla parrocchia di Santa Croce, in crescita. La parte a mare è sempre più zona turistica. Molti sono gli appartamenti vuoti in inverno. Me ne sono accorto durante le benedizioni pasquali. I turisti sono molto assidui sia alla messa che in confessionale. Nelle confessioni ho notato una differenza fra residenti e turisti. I turisti fanno delle "belle" confessioni, nel senso che non tentano sempre di giustificarsi».
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