Sicurezza
Maroni
Il ministro cita in giudizio l'Arci
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Un’edizione del Meeting antirazzista alla CecinellaLo aveva promesso, è stato di parola. L'onorevole Roberto Maroni ha citato in tribunale l'Arci e il suo responsabile immigrazione Filippo Miraglia. Al ministro dell'Interno non è piaciuto un comunicato dell'Arci emesso l'estate scorsa durante il meeting antirazzista di Cecina
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CECINA. Lo aveva promesso, è stato di parola. L'onorevole Roberto Maroni ha citato in tribunale l'Arci e il suo responsabile immigrazione Filippo Miraglia. Al ministro dell'Interno non è piaciuto un comunicato dell'Arci emesso l'estate scorsa durante il meeting antirazzista di Cecina: si parlava di schedatura di stranieri, di prefetti incaricati di sollecitare i dirigenti scolastici per avere l'elenco degli alunni stranieri e rom. E lui si è sentito diffamato.
Il comunicato, al centro del dibattito cecinese quel 14 luglio 2008, venne ripreso da agenzie di stampa e giornali. E dallo stesso sito internet Arci.
Maroni non ha scelto la via penale della querela per diffamazione; ma quella civile, che conduce a una richiesta di 50mila euro: 40mila come danno patrimoniale più 10mila direttamente a Miraglia a titolo di riparazione. L'udienza è fissata per il 25 febbraio al tribunale civile di Roma.
Al meeting del 2008 parteciparono anche duecento rom e sinti. Ma non i politici romani, sia di destra che di sinistra. Invitati ma assenti lo stesso Maroni, il ministro del welfare Maurizio Sacconi e i ministri ombra del Pd Enrico Letta e Marco Minniti.
Miraglia al "Tirreno" disse che «Maroni ha fatto sapere di avere altri impegni. Non mi è sembrata una scusa ma magari se fosse stato un altro tipo di iniziativa...».
A quel meeting si parlò di discriminazione e integrazione, diritto d'asilo, carceri, centri di permanenza temporanea e della proposta del ministro Maroni di prendere le impronte digitali dei bambini rom nei campi nomadi.
Ora in 32 pagine gli avvocati del ministro (Roberta Realini e Maurizio Bernasconi) contestano la verità dei fatti e l'uso di espressioni come «volontà odiosa, persecutoria, intimidatoria verso tutti i ragazzi stranieri, segnatamente rom», «politiche discriminatorie e razziste».
Schedatura no, monitoraggio sì. E' in estrema sintesi la linea degli avvocati di Maroni. Il quale al momento non rilascia commenti. Dal Viminale fanno sapere che «il ministro non risponde al telefono ed è troppo impegnato, mandate un'email».
Anche l'Arci bassa val di Cecina ci ha mandato un'email. In cui esprime sconcerto. «Durante il Meeting antirazzista di Cecina del 2008 ci fu una forte polemica sui bambini rom - si legge nel comunicato Arci - Si parlava di schedature e facemmo partire una campagna politica in cui i cittadini comuni, insieme ad autorevoli esponenti della cultura e della vita pubblica, mandarono polemicamente le impronte al ministro Maroni. Con orgoglio evidenziammo il valore sociale e politico di un evento come il meeting di Cecina. Toni forti ma che rientrano appieno nell'ambito della lotta politica e della vita democratica. A distanza di oltre un anno arriva la querela con richiesta danni economici del ministro».
«Se il ministro si era sentito colpito perché tanto ritardo? - chiede Arci - Non ci vuole molta malizia per supporre che non c'entri nulla l'oggetto della denuncia, ma che si tratti di una risposta dal sapore intimidatorio alle contestazioni al ministro Maroni organizzate dall'Arci il 29 settembre scorso alla Cattolica di Milano. L'intimidazione è l'unico linguaggio che sanno usare per rispondere alle critiche».
A.d.G.
Il comunicato, al centro del dibattito cecinese quel 14 luglio 2008, venne ripreso da agenzie di stampa e giornali. E dallo stesso sito internet Arci.
Maroni non ha scelto la via penale della querela per diffamazione; ma quella civile, che conduce a una richiesta di 50mila euro: 40mila come danno patrimoniale più 10mila direttamente a Miraglia a titolo di riparazione. L'udienza è fissata per il 25 febbraio al tribunale civile di Roma.
Al meeting del 2008 parteciparono anche duecento rom e sinti. Ma non i politici romani, sia di destra che di sinistra. Invitati ma assenti lo stesso Maroni, il ministro del welfare Maurizio Sacconi e i ministri ombra del Pd Enrico Letta e Marco Minniti.
Miraglia al "Tirreno" disse che «Maroni ha fatto sapere di avere altri impegni. Non mi è sembrata una scusa ma magari se fosse stato un altro tipo di iniziativa...».
A quel meeting si parlò di discriminazione e integrazione, diritto d'asilo, carceri, centri di permanenza temporanea e della proposta del ministro Maroni di prendere le impronte digitali dei bambini rom nei campi nomadi.
Ora in 32 pagine gli avvocati del ministro (Roberta Realini e Maurizio Bernasconi) contestano la verità dei fatti e l'uso di espressioni come «volontà odiosa, persecutoria, intimidatoria verso tutti i ragazzi stranieri, segnatamente rom», «politiche discriminatorie e razziste».
Schedatura no, monitoraggio sì. E' in estrema sintesi la linea degli avvocati di Maroni. Il quale al momento non rilascia commenti. Dal Viminale fanno sapere che «il ministro non risponde al telefono ed è troppo impegnato, mandate un'email».
Anche l'Arci bassa val di Cecina ci ha mandato un'email. In cui esprime sconcerto. «Durante il Meeting antirazzista di Cecina del 2008 ci fu una forte polemica sui bambini rom - si legge nel comunicato Arci - Si parlava di schedature e facemmo partire una campagna politica in cui i cittadini comuni, insieme ad autorevoli esponenti della cultura e della vita pubblica, mandarono polemicamente le impronte al ministro Maroni. Con orgoglio evidenziammo il valore sociale e politico di un evento come il meeting di Cecina. Toni forti ma che rientrano appieno nell'ambito della lotta politica e della vita democratica. A distanza di oltre un anno arriva la querela con richiesta danni economici del ministro».
«Se il ministro si era sentito colpito perché tanto ritardo? - chiede Arci - Non ci vuole molta malizia per supporre che non c'entri nulla l'oggetto della denuncia, ma che si tratti di una risposta dal sapore intimidatorio alle contestazioni al ministro Maroni organizzate dall'Arci il 29 settembre scorso alla Cattolica di Milano. L'intimidazione è l'unico linguaggio che sanno usare per rispondere alle critiche».
A.d.G.
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