Il Tirreno

Gherardesca

Ugolino e gli antenati longobardi

Carlo Rotelli
Il conte Ugolino e il pubblico all’incontro che si è tenuto al castello di Castagneto
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Il conte Ugolino e il pubblico all’incontro che si è tenuto al castello di Castagneto

Al castello del conte Gaddo lo zio Ugolino della Gherardesca tiene una conferenza sulle "origini" della famiglia alla presenza di numerosi esponenti del casato nobiliare. Ugolino è uno storico di vaglia, ha pubblicato alcune opere che sono la fonte autorevole di chi vuole avvicinarsi alla ricerca sul casato

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Al castello del conte Gaddo lo zio Ugolino della Gherardesca tiene una conferenza sulle "origini" della famiglia alla presenza di numerosi esponenti del casato nobiliare. Ugolino è uno storico di vaglia, ha pubblicato alcune opere che sono la fonte autorevole di chi vuole avvicinarsi alla ricerca sul casato. Accanto a lui siede lo storico locale Luciano Bezzini nella sala restaurata dedicata agli eventi culturali. E siedono ad ascoltarlo, insieme a Gaddo e Sibilla, vari esponenti dei rami, tra cui i giovani nipoti dello stesso Ugolino, ma anche rappresentanti delle famiglie Serristori ed Antinori. E l'assessore alla Cultura del Comune Marika Salvadori. «Cominciamo dall'editto di Rotari nell'843 dopo Cristo - esordisce così Ugolino - una raccolta delle leggi longobarde che definiscono anche la natura dei grandi beni delle famiglie». Parte da qui lo storico per avvalorare la tesi che non sono più discutibili le origini longobarde dei Della Gherardesca e che pertanto la loro presenza nella maremma settentrionale fino alla Val di Cornia è databile nel IX secolo. Pertanto i personaggi di cui si favoleggiava, da Ratcauso a Walfredo, non sarebbero frutto di leggenda ma avrebbero una prova documentata della loro presenza in zona in quanto esponenti di una famiglia longobarda di spicco inviata dal nord in Toscana. Ne farebbe fede anche Paolo Diacono autore coevo della «Historia longobardorum» che afferma che per giungere dal Friuli all'abbazia di Monteverdi ci volevano non meno sei-sette giorni a cavallo. Percorso che Ratcauso avrebbe affettuato col figlio Walfredo, il santo alle origini della famiglia. A sua volta il figlio di Walfredo avrebbe poi rivendicato la proprietà di Bolgheri. Queste origini longobarde - dice Ugolino - venivano rivendicate anche nell'800 da Gherardo e la stessa repubblica fiorentina nel 1405, in seguito all'assoggetamento, riconosceva alla famiglia «l'accomandigia perpetua». Le carte dell'intero territorio portavano il nome della Gherardesca. Di fatto si riconosceva così al nobile casato non il semplice feudo, ma una vera e propria signoria.

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