Il Tirreno

Metropolis Spa: ora è fallimento

Alessandro De Gregorio
L’interno di una delle sale da ballo del Metropolis
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L’interno di una delle sale da ballo del Metropolis

Aveva giurato che avrebbe salvato la discoteca multisala. Era il 6 luglio ed Emilio Muzzi, amministratore unico della Metropolis Spa, ha giocato l'ultima carta. E ha perso. Il 7 ottobre (con sentenza depositata il 9) il tribunale ha dichiarato il fallimento della società

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CECINA. Aveva giurato che avrebbe salvato la discoteca multisala. Era il 6 luglio ed Emilio Muzzi, amministratore unico della Metropolis Spa, ha giocato l'ultima carta. E ha perso. Il 7 ottobre (con sentenza depositata il 9) il tribunale ha dichiarato il fallimento della società.

Curatore è stato nominato il commercialista Paolo Carotti, associato allo studio Vitti di Livorno.
Muzzi non voleva dunque portare i libri in tribunale. Sono stati cinque creditori a far scrivere quella parola (fallimento) che nessuno voleva pronunciare. Nessuno a cominciare dall'ex sindaco e attuale assessore provinciale Paolo Pacini, che aveva posto la prima pietra e ora si dice amareggiato. «Peccato, un vero peccato» ripete Pacini.

E chissà cosa ripete dentro di sé Muzzi, che ha staccato i cellulari. Aveva detto che non si sarebbe arreso, che aveva superato un paio di infarti e figuriamoci... Ma il Metropolis, aperto nel novembre 2007, non aveva reso come si prevedeva. In poco più di un anno si era già ingoiato l'intero capitale sociale iniziale di 1.320.000 euro. Il buco nei confronti dei fornitori era di circa un milione e mezzo. Muzzi aveva detto di aver già parlato con quasi tutti loro, di aver preso tempo. Nel frattempo la società aveva azzerato il capitale e lo aveva ricostituito al minimo (132mila euro). Muzzi, nominato liquidatore, puntava a trasformare la Spa in Srl, società a responsabilità limitata, entro il 31 dicembre. Tutto inutile.

Un'agonia durante la quale le tre sale erano state chiuse e poi riaperte. A luglio quella del liscio, poi la pista latino (Club Hawana) e in questi giorni anche la discoteca Baba Yaga aveva ripreso a lavorare. La gestione era stata affidata di nuovo allo staff che conduce l'Astragalo di Castiglioncello e la Barcaccina di Vada.

E ora? Ora bisogna attendere. Lo spiega il dottor Carotti: «Risulta un contratto di affitto stipulato tra il liquidatore e la società Barcaccina. Spetterà alla procedura stabilire se tale contratto sia conveniente o meno, e quindi se subentrare o recedere». Pare che il giudice lo deciderà in tempi stretti, prima dell'udienza fissata per il 25 gennaio quando verrà formato e reso esecutivo lo stato passivo. In altre parole, quando verrà stabilito il numero esatto dei creditori e l'ammontare complessivo del debito nei loro confronti. E quando questi dati verranno confrontati con lo stato attivo: il residuo di capitale, le voci col segno più, il valore dei beni immobili. Muzzi disse che la struttura era stata periziata e valeva sette milioni e mezzo.

Si andrà all'asta? Carotti non si sbilancia: «La società è stata appena messa in liquidazione e devo ancora fare l'inventario. Dopodiché, ho sessanta giorni per il programma di liquidazione. Entro il 25 gennaio prenderò contatti con tutti i creditori che risulteranno dalla contabilità. Vediamo».

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