Il Tirreno

Sapori e storiche famiglie volterrane

Palazzo Viti tra bocconi e segreti

Filippo Bernardeschi
Palazzo Viti tra bocconi e segreti

Bocconi di storia a palazzo Viti, dove la sala da ballo oggi trasformata in museo rispolvera volti e tradizioni dell'anno Mille. E ancora un giro dei segreti e dei sapori dentro quelle mura Inghirami rese famose anche dai riflettori del film di Luchino Visconti. Il mosaico prende forma

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VOLTERRA. Bocconi di storia a palazzo Viti, dove la sala da ballo oggi trasformata in museo rispolvera volti e tradizioni dell'anno Mille. E ancora un giro dei segreti e dei sapori dentro quelle mura Inghirami rese famose anche dai riflettori del film di Luchino Visconti. Il mosaico prende forma: è quello della rassegna Volterra Gusto che srotola un "filo" di pietanze locali e introduce il viaggio alla scoperta dei sapori volterrani. L'educational tour "Filo Filo Boccon Boccone" - organizzato dal Park Hotel Le Fonti - ha lo scopo di promuovere e far conoscere la tradizione agroalimentare della zona.

Ecco gli esperti del gastromondo nazionale a Palazzi Viti. Alla guida Pedro Bessi, dello staff organizzativo. Con lui via in una dimensione che ha conservato intatto il fascino delle antiche dimore. Prima della storia, però, ad accoglierci nelle cantine del palazzo c'era uno stand di salumi provenienti da diverse aziende del volterrano. Un rapido assaggio e qualche informazione sul palazzo. E vien fuori che la famiglia Viti ha messo a disposizione dei visitatori buona parte del possedimento, continuando ad abitare in quello stesso edificio. Le radici dei Viti risalgono alla prima metà dell'anno mille. I primi passi li facciamo attraverso l'ingresso, per giungere poi nella sala da ballo, ora trasformata in un vero e proprio museo. Agli angoli spiccano i due famosi e monumentali candelabri d'alabastro eseguiti per Massimiliano d'Asburgo, imperatore del Messico, rimasti invenduti a causa della sua fucilazione avvenuta nel 1867. I colleghi di Torino e quelli di Bologna si aggirano incuriositi in un ambiente dove si incontrano modernità e tempi antichi: fra le suppellettili d'epoca si intravedono foto recenti della famiglia, a rimarcare il contrasto di generazioni e lo scorrere dei secoli. Forse come a dire: "il sangue persiste"?

E se buon sangue non mente è un detto conosciuto, a confermarcelo, nella seconda tappa, è la famiglia Inghirami. L'omonimo palazzo è conosciuto a livello internazionale per l'unicità dei mobili e degli affreschi che custodisce, ed è stato reso famoso dal regista Luchino Visconti, che girò nelle sue stanze alcune riprese di "Vaghe stelle dell'Orsa", il film che gli valse il leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia.

Nel cortile interno ci aspettano due tavoli imbanditi: gli Inghirami sono una delle famiglie più antiche di Volterra, gestiscono tenute agricole e i loro prodotti sono rigorosamente biologici. Formaggio pecorino e biscotti ai cerali riscaldano gli animi. Fra una chiacchiera e l'altra ci viene concesso, in via del tutto eccezionale, una breve visita all'interno. Già, perché il palazzo è ancora abitato, e la padrona invita a non far caso «se trovate un calzino in giro. E' di mio figlio». Un'occasione che si presenta di rado. Nell'interno, poco illuminato, ci viene mostrata la grande tela dove è ritratto l'allestimento della flotta granducale per la conquista di Bona in Barberia (l'attuale Annaba), cui l'ammiraglio Jacopo Inghirami prese parte. L'evento si è concluso con una cena a base di porcini e tartufi presso il Park Hotel.

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