Sicurezza
LA STORIA
Così me l'hanno ammazzata
Chiara Castaldi
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La piccola Soda Lo morta a 4 anniLa madre ora a Cecina: ci avevano convocato a Dakar ma non ci hanno ricevuto Abbiamo dormito in terra poi un viaggio difficile
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CECINA. La sua bambina - Soda Lo, 4 anni - è stata uccisa dalla burocrazia: la piccola doveva essere operata all'esofago al Santa Chiara di Pisa, ma l'attesa del visto è stata fatale, come ha raccontato al Tirreno la senegalese Mamebinta Cissa. La piccola è morta poco prima di imbarcarsi per l'Italia. E ora la donna, il volto segnato dal dolore, racconta le ultime ore trascorse con la piccola a Dakar e denuncia: «Sette ore sotto la pioggia prima di essere ricevuti in ambasciata per il visto. Era l'ultimo di una serie di viaggi, tutti in condizioni disastrate. Quando sembrava fatta, è arrivata la febbre alta. Poi la corsa in ospedale....».
La bimba viveva con un sondino applicato allo stomaco col quale si alimentava. Quando aveva 8 mesi ingerì accidentalmente una sostanza che le danneggiò l'esofago. Per lei si erano attivati il comitato Cooperazione decentrata Val di Cecina, la Comunità senegalese locale, la Regione, l'Asl 5 di Pisa, per operare la bimba al Santa Chiara. Secondo la madre le condizioni di salute, già precarie, della piccola, sono state aggravate dalla trafila estenuante cui mamma e figlia si sono dovute sottoporre per ottenere il permesso di venire in Italia dall'ambasciata italiana. Un iter durato, in tutto, quasi 8 mesi.
«L'ho portata all'ospedale - racconta Mamebinta Cisse - mercoledì 16 settembre. Eravamo a Dakar perché il giorno seguente dovevamo partire per l'Italia. Avevamo già il visto e tutto l'occorrente per partire. Ma alla bambina è venuta la febbre alta. Il giovedì precedente (10 settembre) - prosegue la donna - eravamo state sotto la pioggia dalle 9 di mattina alle 16 ad attendere di entrare in ambasciata per ritirare il visto. La garza che copriva il sondino era tutta bagnata. La notte precedente avevamo dormito per terra ospiti di un'amica che abita a Dakar. L'ambasciata infatti ci aveva convocato per mercoledì 9, ma una volta lì hanno detto che non ci potevano ricevere a causa di una riunione e hanno rimandato l'appuntamento al giorno seguente. Così ci siamo arrangiate per la notte come potevamo. Poi abbiamo affrontato di nuovo il viaggio di ritorno». Viaggio di ritorno che presenta altri inconvenienti e che secondo la donna ha contribuito a indebolire la figlia già debilitata.
«Sono 230 chilometri di sola andata - dice - con autobus malandati, in mezzo al caldo, alle piogge, alla polvere, su strade dissestate». Ma questo non è l'unico viaggio affrontato da madre e figlia. «Da luglio sono stati cinque - dice la donna - di cui quattro più ravvicinati fra agosto e settembre». Taif-Dakar, una maratona a caccia di un foglio di carta. Oggi Romano Bondi della Cooperazione decentrata ricorda come questa vicenda di ritardi e burocrazia sia intollerabile. «A febbraio è stata fatta la prima richiesta. Non si è saputo nulla fino a luglio quando l'assessore regionale alla Sanità Enrico Rossi ha sollecitato l'ambasciata. Da allora la cosa si è riattivata».
Ma sono intervenuti altri fattori. «Ogni volta venivano chiesti nuovi documenti rispetto alla volta precedente». Per evitare che questo si ripeta ieri si sono gettate la basi per l'atto costitutivo di una nuova associazione. Dovrà occuparsi di tutti coloro che hanno bisogno di cure e non possono averle nel loro Paese. Porterà, manco a dirlo, il nome di Soda Lo.
La bimba viveva con un sondino applicato allo stomaco col quale si alimentava. Quando aveva 8 mesi ingerì accidentalmente una sostanza che le danneggiò l'esofago. Per lei si erano attivati il comitato Cooperazione decentrata Val di Cecina, la Comunità senegalese locale, la Regione, l'Asl 5 di Pisa, per operare la bimba al Santa Chiara. Secondo la madre le condizioni di salute, già precarie, della piccola, sono state aggravate dalla trafila estenuante cui mamma e figlia si sono dovute sottoporre per ottenere il permesso di venire in Italia dall'ambasciata italiana. Un iter durato, in tutto, quasi 8 mesi.
«L'ho portata all'ospedale - racconta Mamebinta Cisse - mercoledì 16 settembre. Eravamo a Dakar perché il giorno seguente dovevamo partire per l'Italia. Avevamo già il visto e tutto l'occorrente per partire. Ma alla bambina è venuta la febbre alta. Il giovedì precedente (10 settembre) - prosegue la donna - eravamo state sotto la pioggia dalle 9 di mattina alle 16 ad attendere di entrare in ambasciata per ritirare il visto. La garza che copriva il sondino era tutta bagnata. La notte precedente avevamo dormito per terra ospiti di un'amica che abita a Dakar. L'ambasciata infatti ci aveva convocato per mercoledì 9, ma una volta lì hanno detto che non ci potevano ricevere a causa di una riunione e hanno rimandato l'appuntamento al giorno seguente. Così ci siamo arrangiate per la notte come potevamo. Poi abbiamo affrontato di nuovo il viaggio di ritorno». Viaggio di ritorno che presenta altri inconvenienti e che secondo la donna ha contribuito a indebolire la figlia già debilitata.
«Sono 230 chilometri di sola andata - dice - con autobus malandati, in mezzo al caldo, alle piogge, alla polvere, su strade dissestate». Ma questo non è l'unico viaggio affrontato da madre e figlia. «Da luglio sono stati cinque - dice la donna - di cui quattro più ravvicinati fra agosto e settembre». Taif-Dakar, una maratona a caccia di un foglio di carta. Oggi Romano Bondi della Cooperazione decentrata ricorda come questa vicenda di ritardi e burocrazia sia intollerabile. «A febbraio è stata fatta la prima richiesta. Non si è saputo nulla fino a luglio quando l'assessore regionale alla Sanità Enrico Rossi ha sollecitato l'ambasciata. Da allora la cosa si è riattivata».
Ma sono intervenuti altri fattori. «Ogni volta venivano chiesti nuovi documenti rispetto alla volta precedente». Per evitare che questo si ripeta ieri si sono gettate la basi per l'atto costitutivo di una nuova associazione. Dovrà occuparsi di tutti coloro che hanno bisogno di cure e non possono averle nel loro Paese. Porterà, manco a dirlo, il nome di Soda Lo.
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