Il Tirreno

AURELIA KILLER

Muore in bici contro un platano

Alessandro De Gregorio
Muore in bici contro un platano

In mare ha salvato tante vite. «Almeno cento» ripeteva gonfiando il petto. Per anni Giorgio Marconi ha sfidato la morte, strappando i bagnanti dalla furia delle onde. La propria vita l'ha lasciata sulla strada, in modo assurdo. In bici contro un albero

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DONORATICO. In mare ha salvato tante vite. «Almeno cento» ripeteva gonfiando il petto. Per anni Giorgio Marconi ha sfidato la morte, strappando i bagnanti dalla furia delle onde. La propria vita l'ha lasciata sulla strada, in modo assurdo. In bici contro un albero.

Sbattendo la testa contro un platano in una giornata che per il decano dei bagnini avrebbe dovuto essere di festa. E invece si è rivelata funesta. E' avvenuto alle 15,45 sulla vecchia Aurelia. Forse, e ribadiamo forse, per evitare alcune frasche. La polizia municipale di Castagneto sta cercando di ricostruire la dinamica. Stamani invierà il rapporto al sostituto procuratore Luca Masini, che comunque ieri sera ha concesso il nullaosta restituendo la salma alla famiglia. Una famiglia numerosa, che pochi minuti dopo la tragedia era tutta lì, in lacrime, all'obitorio del cimitero di Donoratico.

Giorgio Marconi aveva 69 anni, abitava a Montescudaio ma era cecinese. E conosciutissimo, per la sua attività di bagnino-imprenditore, da quasi trent'anni era titolare dei bagni Venere a Marina di Bibbona.

Ieri aveva deciso di fare una pedalata con alcuni amici. Tutti più giovani «ma Giorgio andava più forte di noi» dice con un filo di voce Leone Picci, barista del Venere, uno del gruppo.

«Stavamo rientrando da un giro a Populonia - racconta Picci - Tutto era filato liscio, un chilometro prima ci eravamo anche fermati a un bar lungo l'Aurelia per prendere un caffè e dissetarci. Poi eravamo ripartiti. Giorgio era l'ultimo della fila. Non so cosa sia successo. Non lo sa nessuno. Abbiamo sentito un urlo strozzato e un tonfo. Ci siamo voltati e Giorgio era steso a terra. Abbiamo provato a soccorrerlo ma aveva la testa rotta e non rispondeva più».

E' avvenuto al chilometro 268+150 dell'Aurelia, in direzione nord. Poco prima del bar le Macchiaiole. Un tratto sfortunato per i ciclisti: qualche decina di metri più avanti, nel febbraio dello scorso anno un altro cicloamatore finì in coma dopo aver picchiato la testa su un tir parcheggiato lungo la strada.

Non si sa con precisione cosa sia successo ieri. Nessun testimone diretto. Non c'erano altre auto, né animali che hanno attraversato la strada. Si esclude anche il contatto con un'altra bici. Ma anche il malore. Prende corpo l'ipotesi della frasca, un ciuffo di oleandro che Marconi potrebbe aver cercato di evitare. I rami non sporgono sulla carreggiata ma forse Giorgio, pedalando lungo il ciglio, se li è trovati davanti e ha scartato per evitarli. Fatto sta che ha perso l'equilibrio ed è finito contro un platano. Lo ha centrato in pieno con la testa. Non aveva il caschetto. E' crollato a terra, forse morto sul colpo. Un amico ha telefonato al 118, che ha inviato un'ambulanza della vicina Croce rossa di Donoratico e una, con il medico, della Pubblica assistenza di Cecina. Quando il medico è arrivato, per Marconi non c'era più nulla da fare.
La salma è stata portata al cimitero. Dove è cominciato il pellegrinaggio di parenti e amici. Tanti. Compreso Ettore, il suo cane.

Domani i funerali, curati dall'impresa Santini. Alle 10 messa alla chiesa di Marina. Poi la cremazione a Livorno.

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