La manifestazione
ambito territoriale di caccia
Guerra sulla gestione dell'Atc
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Un cacciatore durante una battutaÈ guerra sulla gestione dell'Atc (ambito territoriale di caccia). Dopo lo scambio di accuse tra Silvano Righi dell'Arcicaccia cecinese e Paolo Pellegrini, presidente dell'Atc 9, la polemica continua con un intervento del presidente provinciale Arcicaccia, Pierino Barsotti
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CECINA. È guerra sulla gestione dell'Atc (ambito territoriale di caccia). Dopo lo scambio di accuse tra Silvano Righi dell'Arcicaccia cecinese e Paolo Pellegrini, presidente dell'Atc 9, la polemica continua con un intervento del presidente provinciale Arcicaccia, Pierino Barsotti.
«La nostra associazione chiede cose concrete», dice Barsotti. E aggiunge rivolto a Pellegrini: «L'Arcicaccia condivide pienamente quanto dichiarato il giorno di apertura da Righi, mentre le motivazioni dell'impoverimento dei carnieri riportate nella replica di Pellegrini ci paiono sterili». Righi, lo ricordiamo, accusava l'Atc di aver fatto immissioni di selvaggina praticamente inutili, perché all'ultimo momento e con esemplari deboli, spesso morti prima della caccia perché incapaci di ambientarsi. Pellegrini aveva replicato, sostenendo che l'Atc ha rispettato le leggi, che ha fatto accordi con agricoltori laddove è stato possibile (e per la prima volta da quando Federcaccia è alla guida dell'Atc). Accusando a sua volta le precedenti gestioni e ricordando i vari fattori che riducono la selvaggina.
«È certo che ci sono concause - risponde Barsotti -, per questo sono state costituite le Atc, perché devono gestire in prima persona e non subire le scelte del tecnico faunistico di turno. La meccanizzazione dell'agricoltura, la monocultura, i fattori climatici? Certo che sono ostacoli, ma è da questi ostacoli, ricercando con forza il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, con il contributo del volontariato, che si possono creare le condizioni per una caccia libera e non invece lavorare per una caccia a pagamento, riservata solo a chi ha conoscenze e soldi».
Nel mirino di Barsotti un'altra frase di Pellegrini, che elencava tra i problemi della caccia anche «la mancanza di volontariato».
«Da due anni - dice il presidente di Arcicaccia - si è insediato il nuovo comitato di gestione dell'Atc Livorno 9 e ancora non è stata convocata una riunione delle commissioni di supporto. Queste commissioni consultive dovrebbero essere uno strumento indispensabile, per conoscenza del territorio di ogni singolo comune. Il presidente provinciale dell'Arcicaccia è stato invitato una sola volta a una riunione di consultazioni dell'Atc 9, non sappiamo se altre associazioni siano state invitate. Nessun invito neanche dall'Atc Livorno 10, che comprende l'isola d'Elba e utilizza lo stesso tecnico faunistico, che è anche il tecnico di riferimento della Provincia di Livorno. Senza confronto si decide più liberamente!»
Quanto poi alla «proposta di trasformare le zone di ripopolamento e cattura (Zrc) in zone di rispetto venatorio (Zrv) siamo contrari perché le Zrv sono strutture finalizzate al recupero di territori svantaggiati e poveri di fauna selvatica, mentre le Zrc sono asse portante di una corretta e attenta gestione del territorio, dove la fauna deve potersi riprodurre allo stato libero, non invece favorire massicce immissioni di animali provenienti da allevamenti».
Barsotti aggiunge che «Righi è stato nel precedente comitato di gestione», e all'epoca si cercava di «ridurre gradualmente l'immissione di fauna proveniente da allevamenti favorendo immissioni di capi anche di lepre provenienti da catture». Anche la convenzione col signor Furloni di Campiglia, citata da Pellegrini, «è una realizzazione creata nel precedente comitato».
«La nostra associazione chiede cose concrete», dice Barsotti. E aggiunge rivolto a Pellegrini: «L'Arcicaccia condivide pienamente quanto dichiarato il giorno di apertura da Righi, mentre le motivazioni dell'impoverimento dei carnieri riportate nella replica di Pellegrini ci paiono sterili». Righi, lo ricordiamo, accusava l'Atc di aver fatto immissioni di selvaggina praticamente inutili, perché all'ultimo momento e con esemplari deboli, spesso morti prima della caccia perché incapaci di ambientarsi. Pellegrini aveva replicato, sostenendo che l'Atc ha rispettato le leggi, che ha fatto accordi con agricoltori laddove è stato possibile (e per la prima volta da quando Federcaccia è alla guida dell'Atc). Accusando a sua volta le precedenti gestioni e ricordando i vari fattori che riducono la selvaggina.
«È certo che ci sono concause - risponde Barsotti -, per questo sono state costituite le Atc, perché devono gestire in prima persona e non subire le scelte del tecnico faunistico di turno. La meccanizzazione dell'agricoltura, la monocultura, i fattori climatici? Certo che sono ostacoli, ma è da questi ostacoli, ricercando con forza il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, con il contributo del volontariato, che si possono creare le condizioni per una caccia libera e non invece lavorare per una caccia a pagamento, riservata solo a chi ha conoscenze e soldi».
Nel mirino di Barsotti un'altra frase di Pellegrini, che elencava tra i problemi della caccia anche «la mancanza di volontariato».
«Da due anni - dice il presidente di Arcicaccia - si è insediato il nuovo comitato di gestione dell'Atc Livorno 9 e ancora non è stata convocata una riunione delle commissioni di supporto. Queste commissioni consultive dovrebbero essere uno strumento indispensabile, per conoscenza del territorio di ogni singolo comune. Il presidente provinciale dell'Arcicaccia è stato invitato una sola volta a una riunione di consultazioni dell'Atc 9, non sappiamo se altre associazioni siano state invitate. Nessun invito neanche dall'Atc Livorno 10, che comprende l'isola d'Elba e utilizza lo stesso tecnico faunistico, che è anche il tecnico di riferimento della Provincia di Livorno. Senza confronto si decide più liberamente!»
Quanto poi alla «proposta di trasformare le zone di ripopolamento e cattura (Zrc) in zone di rispetto venatorio (Zrv) siamo contrari perché le Zrv sono strutture finalizzate al recupero di territori svantaggiati e poveri di fauna selvatica, mentre le Zrc sono asse portante di una corretta e attenta gestione del territorio, dove la fauna deve potersi riprodurre allo stato libero, non invece favorire massicce immissioni di animali provenienti da allevamenti».
Barsotti aggiunge che «Righi è stato nel precedente comitato di gestione», e all'epoca si cercava di «ridurre gradualmente l'immissione di fauna proveniente da allevamenti favorendo immissioni di capi anche di lepre provenienti da catture». Anche la convenzione col signor Furloni di Campiglia, citata da Pellegrini, «è una realizzazione creata nel precedente comitato».
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