Sicurezza
GLI SCARICHI SOLVAY
Altre 100mila tonnellate di fanghi
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Il fosso bianco dove scarica SolvayUno sforamento già accertato nel 2008 e un altro, stimato, anche per l'anno in corso. Se quindi le tonnellate di fanghi industriali Solvay scaricate in mare un anno fa erano state 130mila (e quindi più del doppio previsto dall'accordo di programma del 2003), per il 2009 se ne stimano altre 100mila
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ROSIGNANO. Uno sforamento già accertato nel 2008 e un altro, stimato, anche per l'anno in corso. Se quindi le tonnellate di fanghi industriali Solvay scaricate in mare un anno fa erano state 130mila (e quindi più del doppio previsto dall'accordo di programma del 2003), per il 2009 se ne stimano altre 100mila. E' stato detto ieri a Roma al ministero dell'Ambiente, dove si è riunito il comitato di sorveglianza sull'accordo Solvay.
All'incontro hanno partecipato gli assessori regionale Marco Betti, provinciale Nicola Nista e comunale Daniele Donati, oltre a dirigenti Solvay e rappresentanti di Asa e Ato.
Tutto ok per i consumi idrici da falda, che hanno registrato una sostanziale diminuzione. L'impianto Aretusa ha consentito un risparmio di 3,2 milioni di metri cubi d'acqua, un altro milione è stato risparmiato attraverso interventi approntati dall'azienda sulla produzione.
L'azienda comunque si è impegnata ad avviare un percorso, in collaborazione con Asa e Ato, per ulteriori risparmi.
Obiettivo pienamente raggiunto - e lo si sapeva - sul fronte della totale eliminazione del mercurio dagli scarichi. Entro il 2010 l'azienda completerà lo smaltimento delle celle al mercurio, sostituite fin dal 2007 con quelle a membrana.
Ma sulla riduzione dei solidi sospesi - questione sulla quale sta indagando anche la Procura - la relazione ha evidenziato il mancato raggiungimento dell'obiettivo per il 2008. E pure per il 2009.
Solvay ha presentato un programma di rientro nei limiti, con scadenza al 2011. Richiesta congelata in attesa di verifiche da parte di Arpat, cui sono stati affidati accertamenti sullo stato del mare e sull'impatto che i solidi in sospensione hanno sull'ambiente e sulla salute dei cittadini.
La Provincia ha poi proposto di ridurre a un'unica Autorizzazione integrata ambientale tutte le autorizzazioni Aia attualmente vigenti: una di competenza provinciale e tre di competenza ministeriale. «L'obiettivo - ha detto Nista - è affrontare in maniera complessiva le questioni che attengono alle varie autorizzazioni, emissioni in atmosfera, scarichi idrici ecc. in modo da trattare i vari aspetti in un unico tavolo e non, come adesso, per singolo impianto o linea produttiva. La proposta è stata accolta positivamente e presto invieremo una richiesta ufficiale al ministero.
Un'unica Aia consentirebbe di aggiornare il protocollo Solvay in un'ottica generale e non frammentata».
Intanto si attende un altro verdetto: quello del superpool di esperti ai quali si è affidata la Procura per capire se quei fanghi abbiano inquinato.
All'incontro hanno partecipato gli assessori regionale Marco Betti, provinciale Nicola Nista e comunale Daniele Donati, oltre a dirigenti Solvay e rappresentanti di Asa e Ato.
Tutto ok per i consumi idrici da falda, che hanno registrato una sostanziale diminuzione. L'impianto Aretusa ha consentito un risparmio di 3,2 milioni di metri cubi d'acqua, un altro milione è stato risparmiato attraverso interventi approntati dall'azienda sulla produzione.
L'azienda comunque si è impegnata ad avviare un percorso, in collaborazione con Asa e Ato, per ulteriori risparmi.
Obiettivo pienamente raggiunto - e lo si sapeva - sul fronte della totale eliminazione del mercurio dagli scarichi. Entro il 2010 l'azienda completerà lo smaltimento delle celle al mercurio, sostituite fin dal 2007 con quelle a membrana.
Ma sulla riduzione dei solidi sospesi - questione sulla quale sta indagando anche la Procura - la relazione ha evidenziato il mancato raggiungimento dell'obiettivo per il 2008. E pure per il 2009.
Solvay ha presentato un programma di rientro nei limiti, con scadenza al 2011. Richiesta congelata in attesa di verifiche da parte di Arpat, cui sono stati affidati accertamenti sullo stato del mare e sull'impatto che i solidi in sospensione hanno sull'ambiente e sulla salute dei cittadini.
La Provincia ha poi proposto di ridurre a un'unica Autorizzazione integrata ambientale tutte le autorizzazioni Aia attualmente vigenti: una di competenza provinciale e tre di competenza ministeriale. «L'obiettivo - ha detto Nista - è affrontare in maniera complessiva le questioni che attengono alle varie autorizzazioni, emissioni in atmosfera, scarichi idrici ecc. in modo da trattare i vari aspetti in un unico tavolo e non, come adesso, per singolo impianto o linea produttiva. La proposta è stata accolta positivamente e presto invieremo una richiesta ufficiale al ministero.
Un'unica Aia consentirebbe di aggiornare il protocollo Solvay in un'ottica generale e non frammentata».
Intanto si attende un altro verdetto: quello del superpool di esperti ai quali si è affidata la Procura per capire se quei fanghi abbiano inquinato.
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