Il Tirreno

INDUSTRIA E STRATEGIE

Solvay vende il ramo farmaceutico

Michele Huart direttore dello stabilimento Solvay di Rosignano
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Michele Huart direttore dello stabilimento Solvay di Rosignano

Dietro alla vendita di Solvay del settore farmacetico alla statunitense Abbot - una delle prime dieci aziende mondiali del ramo con un fatturato 2008 di 28 miliardi di dollari - c'è l'esigenza, per il gruppo belga, di mettersi in tasca liquidità indispensabile per operazioni di investimento nel settore chimico

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ROSIGNANO. Dietro alla vendita di Solvay del settore farmacetico alla statunitense Abbot - una delle prime dieci aziende mondiali del ramo con un fatturato 2008 di 28 miliardi di dollari - c'è l'esigenza, per il gruppo belga, di mettersi in tasca liquidità indispensabile per operazioni di investimento nel settore chimico.

E' la stessa Solvay, da Bruxelles, a dirlo a margine dell'accordo ufficializzato ieri dal cda della multinazionale: «Alla chiusura della transazione (per 5,2 miliardi di euro) Solvay reinvestirà il ricavato per una crescita interna ed esterna di notevole entità, con l'obiettivo di creare valore aggiunto a lungo termine».

Che significa?

E' quello che si chiedono anche a Rosignano, dove il gruppo ha uno degli stabilimenti più importanti. E, sebbene il nostro sito non sia interessato dall'operazione di vendita del ramo farmaceutico, sul capitolo investimenti c'è grande attenzione anche all'ombra delle ciminiere. Ecco perché stamani i rappresentati sindacali Solvay s'incontreranno con la direzione dell'azienda. «Vogliamo capire - spiega Marco Baldini, delle Rsu - i contorni dell'operazione e soprattutto se ci sono intenzioni di consolidare gli investimenti anche negli impianti strategici di Rosignano».

Si pensa soprattutto alla sodiera, motore trainante dello stabilimento, che ha risentito in questi ultimi mesi di una grave crisi con la produzione di bicarbonato ridotta anche del 30%. Ma si mettono in gioco anche investimenti di altro calibro, come quelli su etilene e gas. Il gruppo Solvay, su questo aspetto, si mantiene piuttosto generico. E parla di «investimenti in attività ad elevato valore aggiunto e in progetti strategici nei settori chimico e dei materiali plastici, continuando l'espansione geografica nelle aree con potenziale di crescita e continuando lo sviluppo di attività e nuovi prodotti a basso impatto energetico». Investimenti su cui - si dice - sono in corso studi. Il presidente del cda Solvay Alois Michielsen ha ricordato che «il gruppo ha scelto di offrire a tutte le attività del gruppo, farmaceutiche e non, le migliori possibilità per lo sviluppo futuro». «Stiamo costruendo un nuovo gruppo con nuovi obiettivi», ha aggiunto Michielsen. Ecco perché Solvay ha scelto di vendere il ramo farmaceutico, peraltro tradizionalmente redditizio. Con un'operazione da 5,2 miliardi per cui Solvay ha avuto Citigroup, Morgan Stanley e Rothschil come consulenti finanziari e che si concretizzerà così: il valore di 5,2 miliardi comprende un pezzo di acquisto in contanti di 4,5 miliardi di euro (denaro cash che il gruppo Solvay potrà utilizzare per investimenti) e potenziali pagamenti aggiuntivi fino a 300 milioni di euro se determinati obiettivi saranno raggiunti fra il 2011 e il 2013. Nel prezzo è compreso anche l'onere di alcune passività che Solvay oggi stima in circa 400 milioni.

Tutti i dipendenti dell'attività farmaceutica (in Italia circa 300) verranno trasferiti mantenendo le attuali condizioni lavorative.
A.R.

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