Sicurezza
STORIE E PERSONE
Dall'Ucraina a Marina di Cecina per fare la badante
Rino Bucci
Secondo gli ultimi dati dell'osservatorio provinciale alle politiche sociali, gli stranieri residenti nella Bassa Val di Cecina sono 4.250. Tra questi c'è anche Olena Letsko, badante di 55 anni. La sua, come molte altre, è una storia di speranza e sacrifici, iniziata su un pulmino in Ucraina e proseguita con l'arrivo in Italia, a Perugia
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CECINA. Secondo gli ultimi dati dell'osservatorio provinciale alle politiche sociali, gli stranieri residenti nella Bassa Val di Cecina sono 4.250. Tra questi c'è anche Olena Letsko, badante di 55 anni. La sua, come molte altre, è una storia di speranza e sacrifici, iniziata su un pulmino in Ucraina e proseguita con l'arrivo in Italia, a Perugia. «Sono nata in Ucraina, provincia di Lutsk - racconta - e sono in Italia dal 2001. Sono arrivata qui perché dopo l'indipendenza dalla Russia trovare un lavoro nel mio paese è diventato sempre più difficile. Gli stipendi sono bassi e, visto che avevo due figli all'università e un marito senza lavoro, sono dovuta partire».
Olena è entrata in contatto con un'agenzia. In una fredda giornata è salita su una corriera ed è partita per una terra sconosciuta. Poche certezze e tanta paura. «Sono arrivata a Perugia e subito ho iniziato a fare la badante. Mi sono trovata molto bene, ma ho deciso di spostarmi a Marina di Cecina, perché qui ci sono molte mie conterranee e questo mi fa sentire molto meno sola».
Ma com'è la vita di una persona costretta a lasciare la città dove è nata per dedicarsi agli altri? «Anche se mi trovo benissimo qui, devo dire che il lavoro di badante è tutt'altro che semplice. Spesso non dormiamo, perché le persone hanno bisogno di assistenza e vogliono compagnia. Poi ci svegliamo e puliamo casa, facciamo da mangiare o stiriamo. Insomma, è un lavoro come gli altri ma serve pazienza, e chi non ci si è trovato non sa quanto è duro. Anche il tempo libero va concordato e le nostre ore fuori dipendono dalle necessità di chi accudiamo. Di solito esco il giovedì pomeriggio e mi trovo con qualche conterranea».
Il sogno di Olena si chiama Ucraina: «A volte sento il bisogno di parlare la mia lingua e anche se qui sto bene, il mio più grande desiderio è tornare nel mio paese. Oggi i miei bambini sono grandi e laureati, la ragazza è specializzata in economia, il maschio è ingegnere. Ma mio marito per un infortunio ha dovuto smettere di lavorare e io mi occupo ancora di mantenere la famiglia, così per ora devo rimanere qui».
Olena è entrata in contatto con un'agenzia. In una fredda giornata è salita su una corriera ed è partita per una terra sconosciuta. Poche certezze e tanta paura. «Sono arrivata a Perugia e subito ho iniziato a fare la badante. Mi sono trovata molto bene, ma ho deciso di spostarmi a Marina di Cecina, perché qui ci sono molte mie conterranee e questo mi fa sentire molto meno sola».
Ma com'è la vita di una persona costretta a lasciare la città dove è nata per dedicarsi agli altri? «Anche se mi trovo benissimo qui, devo dire che il lavoro di badante è tutt'altro che semplice. Spesso non dormiamo, perché le persone hanno bisogno di assistenza e vogliono compagnia. Poi ci svegliamo e puliamo casa, facciamo da mangiare o stiriamo. Insomma, è un lavoro come gli altri ma serve pazienza, e chi non ci si è trovato non sa quanto è duro. Anche il tempo libero va concordato e le nostre ore fuori dipendono dalle necessità di chi accudiamo. Di solito esco il giovedì pomeriggio e mi trovo con qualche conterranea».
Il sogno di Olena si chiama Ucraina: «A volte sento il bisogno di parlare la mia lingua e anche se qui sto bene, il mio più grande desiderio è tornare nel mio paese. Oggi i miei bambini sono grandi e laureati, la ragazza è specializzata in economia, il maschio è ingegnere. Ma mio marito per un infortunio ha dovuto smettere di lavorare e io mi occupo ancora di mantenere la famiglia, così per ora devo rimanere qui».
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