Finanza
CECINA
Sindaco ucciso a caccia: cominciato il processo
Alessandro De Gregorio
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I compagni di caccia del sindaco di Sassetta la mattina della tragedia, il 9 dicembre di tre anni faHa risarcito la vedova. Con 750mila euro. E ora vuole affrontare il processo per dimostrare che lui, quella mattina, non sparò all'amico.
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CECINA. Ha risarcito la vedova. Con 750mila euro. E ora vuole affrontare il processo per dimostrare che lui, quella mattina, non sparò all'amico.
Dimostrare che fu solo per una tragica fatalità che il sindaco di Sassetta, Fausto Lorenzelli, fu ucciso dal proiettile esploso dalla sua carabina. Anzi, da quella di un altro. Daniele Lorenzelli (muratore, 37 anni, l'imputato) ieri non è comparso in tribunale a Cecina «ma lo farà sin dalla prossima udienza, quando comincerà il dibattimento» dice il suo avvocato Giovanni Marconi. Ha rifiutato l'idea di patteggiare. «Quel giorno sparò in terra a un cinghiale, poi il proiettile scivolò sul terreno bagnato, colpì un sasso e si scheggiò. Una scheggia colpì alla testa il sindaco e lo uccise. Lo dicono anche le consulenze».
Alla prossima udienza, fissata per gennaio, verranno sentiti i testi dell'accusa. A quella di ieri, il pm Carla Bianco e la difesa si sono limitati a presentare le richieste di prova. L'avvocato Marconi ha anche prodotto le quietanze spiegando al giudice Ottavio Mosti che il suo cliente aveva risarcito le parti civili. La vedova, Ivana Vanni, aveva chiesto un milione. L'accordo è stato raggiunto sui 750mila euro: 390mila per la vedova, 360mila per le due figlie.
Ricordiamo che l'episodio avvenne la mattina del 9 dicembre 2006 a Sassetta. La squadra dei cinghialai era lungo il fosso Corsoio, a cento metri dalla provinciale del Lodano. Il caposquadra aveva assegnato le poste. Il sindaco aveva la 3, l'imputato la 2, alla numero 1 c'era Ranieri Antonini. Quest'ultimo, inzuppatosi per recuperare due cinghiali uccisi e trascinati dalla corrente, era tornato in auto per cambiarsi. E aveva affidato a Daniele Lorenzelli la sua posta e la sua carabina Browning Short track calibro 300. Un'arma potente. L'imputato sparò con quella. Due proiettili. Uno uccise il sindaco.
Dimostrare che fu solo per una tragica fatalità che il sindaco di Sassetta, Fausto Lorenzelli, fu ucciso dal proiettile esploso dalla sua carabina. Anzi, da quella di un altro. Daniele Lorenzelli (muratore, 37 anni, l'imputato) ieri non è comparso in tribunale a Cecina «ma lo farà sin dalla prossima udienza, quando comincerà il dibattimento» dice il suo avvocato Giovanni Marconi. Ha rifiutato l'idea di patteggiare. «Quel giorno sparò in terra a un cinghiale, poi il proiettile scivolò sul terreno bagnato, colpì un sasso e si scheggiò. Una scheggia colpì alla testa il sindaco e lo uccise. Lo dicono anche le consulenze».
Alla prossima udienza, fissata per gennaio, verranno sentiti i testi dell'accusa. A quella di ieri, il pm Carla Bianco e la difesa si sono limitati a presentare le richieste di prova. L'avvocato Marconi ha anche prodotto le quietanze spiegando al giudice Ottavio Mosti che il suo cliente aveva risarcito le parti civili. La vedova, Ivana Vanni, aveva chiesto un milione. L'accordo è stato raggiunto sui 750mila euro: 390mila per la vedova, 360mila per le due figlie.
Ricordiamo che l'episodio avvenne la mattina del 9 dicembre 2006 a Sassetta. La squadra dei cinghialai era lungo il fosso Corsoio, a cento metri dalla provinciale del Lodano. Il caposquadra aveva assegnato le poste. Il sindaco aveva la 3, l'imputato la 2, alla numero 1 c'era Ranieri Antonini. Quest'ultimo, inzuppatosi per recuperare due cinghiali uccisi e trascinati dalla corrente, era tornato in auto per cambiarsi. E aveva affidato a Daniele Lorenzelli la sua posta e la sua carabina Browning Short track calibro 300. Un'arma potente. L'imputato sparò con quella. Due proiettili. Uno uccise il sindaco.
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