Il Tirreno

CECINA

Da 9 mesi senza stipendio

Maria Meini
Una riunione sindacale e Giordano Fioretti della Filcams
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Una riunione sindacale e Giordano Fioretti della Filcams

Hanno contato i giorni, le settimane, i mesi. Ormai da gennaio non vedono più un soldo. Nove mesi tondi tondi: alle prese con le bollette, gli affitti, i mutui, la spesa di ogni giorno, i libri per i figli. Una storia incredibile, denuncia il sindacato Filcams Cgil. È quella dei 150 operai in cassa integrazione straordinaria, dipendenti di coop e imprese appaltatrici di servizi.

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CECINA. Hanno contato i giorni, le settimane, i mesi. Ormai da gennaio non vedono più un soldo. Nove mesi tondi tondi: alle prese con le bollette, gli affitti, i mutui, la spesa di ogni giorno, i libri per i figli. Una storia incredibile, denuncia il sindacato Filcams Cgil. È quella dei 150 operai in cassa integrazione straordinaria, dipendenti di coop e imprese appaltatrici di servizi.

150 lavoratori e altrettante famiglie (un numero approssimato per difetto, forse) dell'intera provincia di Livorno, che non riescono ad incassare l'assegno di cassa integrazione. L'Inps non paga.

Sono lavoratori di aziende in crisi, cooperative di servizi e piccole imprese che non potevano accedere alla cassa integrazione ordinaria. Per evitare il licenziamento, è stato raggiunto l'accordo sulla cassa in deroga. Un fenomeno che nel corso del 2008 si è verificato in modo massiccio in tutta la Toscana, dove sono circa 10mila i lavoratori interessati: nella regione infatti l'ossatura economica prevalente è quelle delle piccole e medie imprese, escluse dagli ammortizzatori sociali. «Questi lavoratori, italiani ed extracomunitari, giovani e di media età - spiega Giordano Fioretti, della Filcams - rischiavano il licenziamento. Col provvedimento in deroga siamo riusciti a farli accedere alla cassa integrazione». L'accordo è stato raggiunto tramite la Provincia e la Regione, che ha attivato le procedure per le autorizzazioni, inoltrando le richieste di finanziamento al ministero del Lavoro, e stipulato una convenzione con l'Inps, l'ente incaricato di erogare i contributi.

«Si è dovuto aspettare i finanziamenti dallo Stato - dice Fioretti - ma già da luglio era tutto pronto, così almeno ci dicevano. I soldi sono arrivati, ma l'Inps non paga. Perché? La risposta che continuano a darci è che hanno problemi di personale, che sono sotto organico, che non riescono a smaltire le pratiche. Ma a distanza di ormai nove mesi, la situazione per questi lavoratori è insostenibile. Quando abbiamo raggiunto l'accordo, eravamo tutti consapevoli che sarebbero state lacrime e sangue, ma non si capisce che cosa stia succedendo. Perché i lavoratori non vengono pagati». Ci sono ragioni umane oltre che economiche. Così il sindacato sta pensando di organizzare una manifestazione di protesta con un sit-in sotto la sede dell'Inps di Livorno. Uno striscione potrebbe sintetizzare il problema con una frase lapidaria: «Dobbiamo venire a mangiare a casa vostra?»
Dopo nove mesi il problema infatti è enorme. Un po' meglio dove ci sono le famiglie (i nonni) che possono surrogare gli ammortizzatori sociali. Ma la coperta è sempre più corta.

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