Il Tirreno

CACCIA

Apertura, carnieri vuoti e polemiche

Due cacciatori in azione in un capanno
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Due cacciatori in azione in un capanno

Caccia: un'apertura di stagione davvero magra nella zona, dove anche per colpa della pioggia i carnieri sono rimasti a secco. Non mancano invece le polemiche. Dall'Arcicaccia partono strali verso l'Atc 9: secondo il presidente dell'associazione venatoria della Bassa Val di Cecina, infatti, il problema principale è legato alla gestione del territorio cui è delegato l'Atc

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CECINA. Caccia: un'apertura di stagione davvero magra nella zona, dove anche per colpa della pioggia i carnieri sono rimasti a secco. Non mancano invece le polemiche. Dall'Arcicaccia partono strali verso l'Atc 9: secondo il presidente dell'associazione venatoria della Bassa Val di Cecina, infatti, il problema principale è legato alla gestione del territorio cui è delegato l'Atc (Ambito territoriale di caccia).

Dice Silvano Righi: «Il territorio è impoverito, la selvaggina scarseggia ed è del tutto inutile fare delle immissioni di capi prima del 15 agosto come è avvenuto quest'anno con fagiani provenienti da allevamenti, che sono dei polli, non riescono ad ambientarsi e muoiono prima ancora dell'apertura della stagione».

Per Righi servirebbe invece un maggior accordo tra cacciatori e agricoltori. «Sarebbe utile fare delle convenzioni con loro, pagarli affinché allevino fagiani e lepri idonei al territorio».

Ma i problemi della caccia non sono finiti qui. Da Castagneto parte infatti la guerra alle recinzioni e ai fondi chiusi. La guerra del "bip".

Dice Amerigo Belà, responsabile caccia della Sinistra per Castagneto: «Il territorio è sempre meno adatto alla caccia. Basti pensare che i cacciatori con i cani da ferma sono costretti a mettere il "bip" al cane per sapere dove si trova al momento di un eventuale incontro con un selvatico, magari immesso da pochi giorni». Perché il bip? «Questo è dovuto al cambiamento del paesaggio dove tutti o quasi coltivano la vite e recintano i loro appezzamenti con reticolati per evitare i possibili danni che può provocare il cinghiale. In questo modo - prosegue Belà - la fruibilità del territorio non è garantita nè al cacciatore nè all'amante del paesaggio che, attirato a visitare i luoghi di produzione dei grandi vini, si ritrova ad ammirare chilometri di reticolati, mega cantine che si scontrano con l'ambiente ed una campagna super meccanizzata e avvelenata da un esubero di trattamenti per la vite e per l'olivo».

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