Finanza
ROSIGNANO
Poletto trasferito dal carcere
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Giampaolo PolettoGiampaolo Poletto è stato trasferito dal carcere delle Sughere all'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia. Così ha deciso il giudice delle indagini preliminari accogliendo la richiesta della direttrice del carcere livornese, Anna Carnimeo.
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ROSIGNANO. Giampaolo Poletto è stato trasferito dal carcere delle Sughere all'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia. Così ha deciso il giudice delle indagini preliminari accogliendo la richiesta della direttrice del carcere livornese, Anna Carnimeo.
Ne abbiamo avuto notizia ieri, anche se il trasferimento è avvenuto martedì, ovvero all'indomani della richiesta del gip. In un primo momento si era ipotizzato l'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino, poi invece è stata scelta la struttura emiliana per il trentottenne che il 25 agosto a Livorno, al volante di un pullman dell'Atl rubato a Rosignano, ha travolto e ucciso il meccanico Enrico Raffaelli.
Da quel giorno Poletto, che soffre di «disturbo della personalità con gravi alterazioni del comportamento», era rinchiuso nel carcere livornese in una cella della sezione periziandi. Un luogo che, come ha sempre ripetuto il suo avvocato Donatella Di Dio, è assolutamente incompatibile con le sue condizioni mentali.
E che il carcere non fosse il luogo adatto per Poletto lo avevano detto altri. Come il professor Giovan Battista Traverso, o come il dottor Enrico Malotti che aveva eseguito l'ultima perizia sul trentottenne per un processo conclusosi con la sua assoluzione, al tribunale di Cecina. E infine la stessa direttrice del carcere.
Il trasferimento a Reggio Emilia tra l'altro è temporaneo. Perché il gip deve ancora ricevere e valutare la nuova perizia psichiatrica affidata dal sostituto Giuseppe Rizzo alla dottoressa Antonella Armani. Sul tavolo del giudice c'è ancora l'istanza presentata dall'avvocato Di Dio, che aveva chiesto una misura cautelare diversa. «Riteniamo più idonea una struttura protetta di tipo non carcerario - spiega l'avvocato Di Dio - Poletto è incapace di intendere e di volere e a questo punto l'unico che può correre un vero pericolo, in situazioni di stress, è lui stesso».
Piena incapacità di intendere e di volere come quella che aveva condotto alla sua assoluzione lo scorso 27 luglio, nel processo che lo vedeva imputato per procurato allarme: quattro anni fa aveva telefonato alla polizia inventandosi l'omicidio della moglie, quando erano arrivati gli agenti aveva detto che voleva essere arrestato. In quel processo il consulente concluse che Poletto non era socialmente pericoloso in quanto «grazie ai trattamenti terapeutici svolti in accordo coi servizi sociali egli appare adeguatamente reinserito nel contesto sociale». Di Dio insiste su questo punto: «Giampaolo ha bisogno di essere seguito, necessita di trattamenti che solo una struttura medica può fornire».
Ne abbiamo avuto notizia ieri, anche se il trasferimento è avvenuto martedì, ovvero all'indomani della richiesta del gip. In un primo momento si era ipotizzato l'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino, poi invece è stata scelta la struttura emiliana per il trentottenne che il 25 agosto a Livorno, al volante di un pullman dell'Atl rubato a Rosignano, ha travolto e ucciso il meccanico Enrico Raffaelli.
Da quel giorno Poletto, che soffre di «disturbo della personalità con gravi alterazioni del comportamento», era rinchiuso nel carcere livornese in una cella della sezione periziandi. Un luogo che, come ha sempre ripetuto il suo avvocato Donatella Di Dio, è assolutamente incompatibile con le sue condizioni mentali.
E che il carcere non fosse il luogo adatto per Poletto lo avevano detto altri. Come il professor Giovan Battista Traverso, o come il dottor Enrico Malotti che aveva eseguito l'ultima perizia sul trentottenne per un processo conclusosi con la sua assoluzione, al tribunale di Cecina. E infine la stessa direttrice del carcere.
Il trasferimento a Reggio Emilia tra l'altro è temporaneo. Perché il gip deve ancora ricevere e valutare la nuova perizia psichiatrica affidata dal sostituto Giuseppe Rizzo alla dottoressa Antonella Armani. Sul tavolo del giudice c'è ancora l'istanza presentata dall'avvocato Di Dio, che aveva chiesto una misura cautelare diversa. «Riteniamo più idonea una struttura protetta di tipo non carcerario - spiega l'avvocato Di Dio - Poletto è incapace di intendere e di volere e a questo punto l'unico che può correre un vero pericolo, in situazioni di stress, è lui stesso».
Piena incapacità di intendere e di volere come quella che aveva condotto alla sua assoluzione lo scorso 27 luglio, nel processo che lo vedeva imputato per procurato allarme: quattro anni fa aveva telefonato alla polizia inventandosi l'omicidio della moglie, quando erano arrivati gli agenti aveva detto che voleva essere arrestato. In quel processo il consulente concluse che Poletto non era socialmente pericoloso in quanto «grazie ai trattamenti terapeutici svolti in accordo coi servizi sociali egli appare adeguatamente reinserito nel contesto sociale». Di Dio insiste su questo punto: «Giampaolo ha bisogno di essere seguito, necessita di trattamenti che solo una struttura medica può fornire».
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