Il dolore
nel giro di un mese il verdetto
Un superpool per i fanghi Solvay
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Il fosso bianco che sversa in mare i fanghi SolvayNon un semplice consulente, ma un superpool di esperti di altissimo profilo. Biologi e chimici, luminari di università. E' la squadra della cosiddetta «operazione fanghi Solvay», il collegio al quale si è affidata la Procura per l'indagine sugli scarichi in mare
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ROSIGNANO. Non un semplice consulente, ma un superpool di esperti di altissimo profilo. Biologi e chimici, luminari di università. E' la squadra della cosiddetta «operazione fanghi Solvay», il collegio al quale si è affidata la Procura per l'indagine sugli scarichi in mare.
Un'indagine che dovrebbe concludersi nel giro di un mese. Non appena gli studi di questi 007 dell'ambiente diranno come stanno le cose.
Dallo stabilimento chimico ancora nessun commento. Nel silenzio, resta la solita versione: nessun inquinamento, fanghi inerti, carbonato di calcio innocuo. C'è un dato che nessuno contesta e che ha acceso la spia in Procura: lo sforamento dei limiti. Perché, lo ricordiamo, Solvay nel 2003 firmò un accordo con Comune, Provincia, Regione e due ministeri. Prevedeva, tra le altre cose, la progressiva riduzione (fino all'esaurimento) degli scarichi. All'epoca l'azienda sversava nel fosso bianco 200mila tonnellate. Nel 2008 avrebbero dovuto essere 60mila. Sono state più del doppio, 129mila, come ha stabilito l'Arpat durante i consueti controlli. Consueti, nel senso di previsti dallo stesso accordo. Così come è prevista la prossima riunione di fine settembre a Roma, al ministero dell'ambiente.
Vogliono capirci meglio anche in Regione, dove Rifondazione ha presentato un'interrogazione urgente per sapere se c'è stato inquinamento, sapere perché gli accordi sui fanghi non sono stati rispettati, sapere come sono stati spesi i soldi pubblici.
Ma la Procura vuole di più. Vuole la prova provata. Per questo si è affidata al massimo che c'è in circolazione. E ha coordinato un piano di prelievi che si discosta, in termini spazio-temporali, da quelli consuetudinari. In altre parole: controlli anche a sorpresa e ovunque. Perché in Procura temono che quelle polveri - tanto amate dai frequentatori delle caraibiche Spiagge bianche - abbiano inquinato. Anche entro i limiti dell'accordo, figuriamoci oltre.
A.d.G.
Un'indagine che dovrebbe concludersi nel giro di un mese. Non appena gli studi di questi 007 dell'ambiente diranno come stanno le cose.
Dallo stabilimento chimico ancora nessun commento. Nel silenzio, resta la solita versione: nessun inquinamento, fanghi inerti, carbonato di calcio innocuo. C'è un dato che nessuno contesta e che ha acceso la spia in Procura: lo sforamento dei limiti. Perché, lo ricordiamo, Solvay nel 2003 firmò un accordo con Comune, Provincia, Regione e due ministeri. Prevedeva, tra le altre cose, la progressiva riduzione (fino all'esaurimento) degli scarichi. All'epoca l'azienda sversava nel fosso bianco 200mila tonnellate. Nel 2008 avrebbero dovuto essere 60mila. Sono state più del doppio, 129mila, come ha stabilito l'Arpat durante i consueti controlli. Consueti, nel senso di previsti dallo stesso accordo. Così come è prevista la prossima riunione di fine settembre a Roma, al ministero dell'ambiente.
Vogliono capirci meglio anche in Regione, dove Rifondazione ha presentato un'interrogazione urgente per sapere se c'è stato inquinamento, sapere perché gli accordi sui fanghi non sono stati rispettati, sapere come sono stati spesi i soldi pubblici.
Ma la Procura vuole di più. Vuole la prova provata. Per questo si è affidata al massimo che c'è in circolazione. E ha coordinato un piano di prelievi che si discosta, in termini spazio-temporali, da quelli consuetudinari. In altre parole: controlli anche a sorpresa e ovunque. Perché in Procura temono che quelle polveri - tanto amate dai frequentatori delle caraibiche Spiagge bianche - abbiano inquinato. Anche entro i limiti dell'accordo, figuriamoci oltre.
A.d.G.
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