Il dolore
CRISI ALLE MORELLINE
Chiude fabbrica di scale
Mario Moscadelli
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L’insegna posizionata all’ingresso di uno dei capannoni della Sibe scaleChiude una delle aziende più storiche delle Morelline. La Sibe scale, nata nel 1982, ha cessato la sua produzione e ha mandato a casa tutti e quindici i dipendenti. Inoltre, come spiegano fonti all'interno della stessa azienda, i proprietari della società hanno messo in vendita anche i due grossi capannoni
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ROSIGNANO. Chiude una delle aziende più storiche delle Morelline. La Sibe scale, nata nel 1982, ha cessato la sua produzione e ha mandato a casa tutti e quindici i dipendenti. Inoltre, come spiegano fonti all'interno della stessa azienda, i proprietari della società hanno messo in vendita anche i due grossi capannoni.
Un duro colpo per un comparto, quello delle scale, messo letteralmente in ginocchio dalla crisi. Anche la più nota Effebi (specializzata invece nella realizzazione di scale il legno), da cui è nata la stessa Sibe, naviga in brutte acque. Del caso se ne sta occupando anche il Comune (ci sono già stati incontri).
Ma partiamo dalla chiusura della Sibe. Fondata ben 27 anni fa per diversificare i prodotti della Effebi, in pochi anni l'azienda è diventata completamente autonoma, trasformando l'attività artigianale in una produttività a carattere industriale. Nei due capannoni presenti in via Mattei erano presenti tutti gli impianti necessari per i processi produttivi: dall'approvvigionamento dei materiali alla verniciatura per finire agli imballaggi. Fino a qualche anno fa l'azienda contava di circa 25 dipendenti. Poi è arrivata la crisi, inarrestabile. I rivenditori hanno iniziato a pagare con forti ritardi, il pacchetto insoluti è cresciuto e il resto lo hanno fatto le banche. Così eccoci alla chiusura della produzione, con il licenziamento di 15 lavoratori.
Ma perché, visto il legame con Effebi, alcuni di loro non sono stati ricollocati? «Perchè - spiegano dalla Effebi, fondata nel 1976 da Carlo Benetti attuale presidete, a cui si deve comunque la scalata di questa azienda - ci sono grossi problemi anche all'interno del nostro stabilimento». È ormai un ricordo l'organico di 50 persone che Effebi vantava fino a qualche anno fa. Ora se ne contano la metà e si è già fatto ricorso alla cassa integrazione. Della situazione Effefi, come detto, se ne sta occupando anche l'amministrazione comunale con in testa il sindaco Alessandro Franchi. Il Comune ha chiesto un piano di rilancio industriale: l'azienda ha lasciato aperti degli spiragli, «anche se la situazione è particolarmente difficile. La produzione non mancherebbe, ma sono i mancati pagamenti da parte di clienti e rivenditori che stanno aumentando in modo esponenziale e che hanno creato tutta questa situazione. Basta fare un giro tra i più noti scalifici d'Italia per capire che la crisi ha colpito a morte un po' tutto il settore». Ma c'è qualcuno che si salva? «Chi lavora sul lusso».
Ma la Sibe è solo una delle vittime della crisi, che sta colpendo duro nell'area artigianale delle Morelline. Già nei prossimi giorni si prevedono altri casi simili: ci sono, infatti, piccole o medie imprese - magari non seguite dai sindacati - che versano in brutte condizioni e che hanno già fatto ricorso alla mobilità o a accorpamenti di società.
Previsioni neri, dunque, per autunno che si annuncia davvero delicato sul fronte dell'occupazione.
Un duro colpo per un comparto, quello delle scale, messo letteralmente in ginocchio dalla crisi. Anche la più nota Effebi (specializzata invece nella realizzazione di scale il legno), da cui è nata la stessa Sibe, naviga in brutte acque. Del caso se ne sta occupando anche il Comune (ci sono già stati incontri).
Ma partiamo dalla chiusura della Sibe. Fondata ben 27 anni fa per diversificare i prodotti della Effebi, in pochi anni l'azienda è diventata completamente autonoma, trasformando l'attività artigianale in una produttività a carattere industriale. Nei due capannoni presenti in via Mattei erano presenti tutti gli impianti necessari per i processi produttivi: dall'approvvigionamento dei materiali alla verniciatura per finire agli imballaggi. Fino a qualche anno fa l'azienda contava di circa 25 dipendenti. Poi è arrivata la crisi, inarrestabile. I rivenditori hanno iniziato a pagare con forti ritardi, il pacchetto insoluti è cresciuto e il resto lo hanno fatto le banche. Così eccoci alla chiusura della produzione, con il licenziamento di 15 lavoratori.
Ma perché, visto il legame con Effebi, alcuni di loro non sono stati ricollocati? «Perchè - spiegano dalla Effebi, fondata nel 1976 da Carlo Benetti attuale presidete, a cui si deve comunque la scalata di questa azienda - ci sono grossi problemi anche all'interno del nostro stabilimento». È ormai un ricordo l'organico di 50 persone che Effebi vantava fino a qualche anno fa. Ora se ne contano la metà e si è già fatto ricorso alla cassa integrazione. Della situazione Effefi, come detto, se ne sta occupando anche l'amministrazione comunale con in testa il sindaco Alessandro Franchi. Il Comune ha chiesto un piano di rilancio industriale: l'azienda ha lasciato aperti degli spiragli, «anche se la situazione è particolarmente difficile. La produzione non mancherebbe, ma sono i mancati pagamenti da parte di clienti e rivenditori che stanno aumentando in modo esponenziale e che hanno creato tutta questa situazione. Basta fare un giro tra i più noti scalifici d'Italia per capire che la crisi ha colpito a morte un po' tutto il settore». Ma c'è qualcuno che si salva? «Chi lavora sul lusso».
Ma la Sibe è solo una delle vittime della crisi, che sta colpendo duro nell'area artigianale delle Morelline. Già nei prossimi giorni si prevedono altri casi simili: ci sono, infatti, piccole o medie imprese - magari non seguite dai sindacati - che versano in brutte condizioni e che hanno già fatto ricorso alla mobilità o a accorpamenti di società.
Previsioni neri, dunque, per autunno che si annuncia davvero delicato sul fronte dell'occupazione.
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