Il Tirreno

IL CASO

Il sogno spezzato della maestra Nassi

Rino Bucci
Patrizia Nassi
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Patrizia Nassi

Lenta e inesorabile, la scure dei tagli si è abbattuta sulle elementari. Ieri, all'ufficio scolastico provinciale, si assegnavano le cattedre a tempo determinato, per la seconda volta, visto che mercoledì era stata conferita una nomina a Piombino senza che ci fosse il posto

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CECINA. Lenta e inesorabile, la scure dei tagli si è abbattuta sulle elementari. Ieri, all'ufficio scolastico provinciale, si assegnavano le cattedre a tempo determinato, per la seconda volta, visto che mercoledì era stata conferita una nomina a Piombino senza che ci fosse il posto. Tra i neonati che piangevano in braccia ai padri, plurilaureate dagli occhi spenti e donne di mezza età a caccia di punteggio, c'era Patrizia Nassi, 45 anni.

Vive a Cecina e insegna dal 2006. Dopo una pausa di qualche anno, dove si è dedicata all'apertura di un ristorante, aveva deciso di rientrare nella scuola. Il primo incarico a Riotorto, poi per due anni ha insegnato a Donoratico. Ha due figlie, Giulia di 10 anni e Emma di 4. La primogenita è costretta dalla nascita sulla sedia a rotelle.

Per questo Patrizia gode della legge n. 104/92. Un fiore all'occhiello nel nostro ordinamento che tutela i portatori di handicap e i loro parenti. Eppure Patrizia per la prima volta è uscita dall'Usp senza lavoro. «Il mio - racconta la maestra - è un sogno spezzato. Ci hanno calpestato le aspettative e rubato le speranze. Mi ero costruita mattone dopo mattone il mio lavoro, ce la stavo facendo, pochi punti alla volta. Oltre che una fonte di guadagno, per me l'insegnamento era diventato un diversivo.

Da quando avevo ricominciato la scuola era la mia gioia, per la prima volta mi sentivo viva. I bambini sono una fonte di energia inesauribile. Non sopporto che altre persone abbiano deciso il mio futuro».

Anche se il destino l'ha messa in difficoltà, Patrizia è stata forte, ha rialzato la testa e si è rimboccata le maniche. A novembre, dopo aver ripreso gli studi, si laurerà in pedagogia all'Università di Firenze, poi vorrebbe specializzarsi nel sostegno. «Non hanno avuto cuore, e neanche si immaginano come sia la vita di chi vive una tragedia tutti i giorni. Si chiama empatia, ma chi ha pensato questa riforma penso che non sappia neanche cosa sia. Poi, con questo provvedimento che inserisce "in coda" i docenti di altre province non fanno altro che metterci gli uni contro gli altri».

Quella di Patrizia è solo una voce nel coro dei precari, insegnanti qualificati, che ogni anno si ritrovano a spostarsi nella speranza di raggiungere il ruolo. «Mi auguro - conclude - che le maestre che vengono da fuori provincia non vengano inserite "a pettine", il posto per noi diventerebbe un miraggio. Per questo dobbiamo rimanere uniti e combattere tutti insieme».

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