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LAVORO & SALUTE

Pensioni amianto, altre richieste

Pensioni amianto, altre richieste

La battaglia per il riconoscimento dell'esposizione all'amianto di ex lavoratori Solvay e delle ditte appaltatrici è cominciata una decina d'anni fa. Nel 2003 arrivarono i primi dodici riconoscimenti, nel gruppo degli ex pompieri, in base alla legge 257 del 1992 e alla 271 del '93

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ROSIGNANO. La battaglia per il riconoscimento dell'esposizione all'amianto di ex lavoratori Solvay e delle ditte appaltatrici è cominciata una decina d'anni fa. Nel 2003 arrivarono i primi dodici riconoscimenti, nel gruppo degli ex pompieri, in base alla legge 257 del 1992 e alla 271 del '93. Da allora quelle che vanno sotto la denominazione di pensioni-amianto sono più di cento: 120 per l'esattezza le cause vinte con l'Inps. Ma la partita è tutt'altro che conclusa.

Perché dal 2006 è aumentato il flusso delle domande per il riconoscimento, da parte dell'Inail, delle malattie professionali. Non solo per chi manifesta sintomi espliciti - nel caso delle fibre d'amianto si parla del temuto mesotelioma, un tumore della pleura - ma anche per chi, pur non avendo problemi funzionali da "danno biologico" ma avendo lavorato in ambienti a rischio presenta segni di esposizione attraverso Tac o esami radiografici. Ovvero la presenza di placche pleuriche, ispessimenti delle membrane che rivestono i polmoni, che attestano comunque l'esposizione o la vicinanza a fonti di rischio.

Negli ultimi due anni in particolare è in corso un'azione del sindacato in tutta la provincia (ne parliamo a fianco), per ottenere l'estensione dei benefici della legge sull'esposizione all'amianto. In Solvay ci sono una trentina di casi. Attraverso i patronati i lavoratori, che sono stati o ritengono di essere stati a contatto con le pericolose fibre, possono effettuare dei controlli specifici in strutture specializzate.

L'Inca Cgil di Livorno è convenzionata con l'Università di Pisa. Una vicenda che tocca da vicino quei lavoratori che prima del 1990, quando è entrata in vigore la legge che tutela la salute sui luoghi di lavoro fissando precise disposizioni su chi viene a contatto con l'amianto (protezioni e rimozione) hanno lavorato nelle grandi industrie chimiche della provincia, dall'Eni di Livorno alla Solvay di Rosignano alla Lucchini di Piombino. Ma non solo: il rischio da esposizione riguarda anche i lavoratori delle Ferrovie, dell'edilizia e del porto. Settori in cui la presenza di amianto era molto elevata.

Una notizia positiva e una negativa: secondo le informazioni dell'Asl, fornite dall'Oms, il picco del mesotelioma (quindi la malattia conclamata) si starebbe esaurendo. D'altra parte sono in crescita gli ex lavoratori che presentano sintomi da esposizione, come appunto gli ispessimenti della pleura.

«Dal 2006 ad oggi - dice Luca Garzelli, dell'Inca di zona - stiamo seguendo decine, se non centinaia di questi nuovi casi, per i quali siamo convenzionati con la Medicina del lavoro dell'Asl di Pisa. La difficoltà nell'ottenere i riconoscimenti nasce dal fatto che la disciplina medico-legale non è univoca. Il consiglio, a chi ha presentato domanda, è di fare controlli preventivi ogni quattro - cinque anni. Ma ci sono segnali incoraggianti». Che qualcosa si stia sbloccando, lo confermano le vertenze in arrivo dal porto di Livorno. Qui, dal '90 in poi, sono state intentate più di 200 cause per l'esposizione ad amianto nell'ambiente esterno. E proprio in questi mesi il sindacato ha vinto le prime tre cause.

M.M.

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