Il Tirreno

ROSIGNANO

Quel deposito è senza protezioniSalire sui mezzi è un gioco da ragazzi

Mario Moscadelli
Quel deposito è senza protezioniSalire sui mezzi è un gioco da ragazzi

Chiunque avrebbe potuto entrare in quel deposito e accendere uno dei pullman parcheggiati, soprattutto quello in cui è salito Poletto: quel Mercedes, infatti, si mette in moto esattamente come una qualsiasi vettura. Ci siamo riusciti anche noi

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ROSIGNANO. Chiunque avrebbe potuto entrare in quel deposito e accendere uno dei pullman parcheggiati, soprattutto quello in cui è salito Poletto: quel Mercedes, infatti, si mette in moto esattamente come una qualsiasi vettura. Ci siamo riusciti anche noi.

Ieri mattina, poche ore dopo l'incidente che ha tolto la vita al meccanico di 40 anni, siamo andati al capolinea Atil delle Morelline, un'area inaugurata all'inizio del gennaio del 2005, ma che sinceramente sembra abbandonata a se stessa. Entrare all'interno del parcheggio è un gioco da ragazzi: non c'è nessun cancello, nessuna sbarra. Nessun cartello che indica il divieto di accesso ai non autorizzati. Nemmeno un cenno, insomma, che lì c'è un deposito di pullman e che l'ingresso dovrebbe essere interdetto agli estranei. Niente, di niente. La recinzione che delimita lo spazio è fatiscente, in certi tratti è caduta, in altri è piegata su se stessa. Insomma, in questo deposito si può entrare da qualsiasi parte. Ma perché tanta fatica se è spalancata la porta principale?

Entriamo. Sulla destra c'è "ricoverato" un vecchio pullman arancione. Si notano le chiavi inserite, ma probabilmente - considerato lo stato del mezzo - questo pullman è fuori uso. Andiamo avanti e dopo pochi metri ci affacciamo nel parcheggio principale: qui trovano sistemazione tutti e trenta gli autobus Atl in forza al capolinea di Solvay. Non c'è traccia di un autista o di qualcuno che sorveglia. Sulla sinistra, con il viso rivolto verso Marittimo, ci sono due pullman utilizzati per le linee urbane. Entrambi hanno le porte aperte. Montiamo sopra. Nel quadro ci sono le chiavi. Facciamo finta di girarle, anche se nel caso di questo mezzo (più datato come costruzione rispetto a quello sui è salito Poletto) non è l'unica manovra da fare per mettere in moto: c'è bisogno, infatti, anche di premere un bottone per avviare la batteria. Tuttavia, non è difficile intuire come fare. Scendiamo. In perfetta solitudine, ripetiamo la stessa operazione sull'altro "urbano".

In fondo al parcheggio ecco i pullman blu, quelli utilizzate per le tratte extraurbane. Ed è su uno di questi che Poletto è montato l'altra notte. Arriviamo a uno di quei grossi pullman prodotti dalla Mercedes. La portiera dell'autista è aperta e si apre esattamente come una maniglia di una qualsiasi macchina. Facciamo i due gradini ed eccoci a sedere, pronti per partire. La chiave? Al suo posto. Giriamo, aspettiamo che il quadro si accenda, e poi un altro giro di chiave: il pullman è in moto. Quasi da non credere la facilità di accesso a questi autobus, tutti con le chiavi pronte all'uso.

Continuiamo la nostra visita. Ci imbattiamo in alcuni mezzi con le porte chiuse. Allora c'è un minimo di sicurezza? Sì, ma fino ad un certo punto. Perché per aprire questi autobus occorre premere un pulsante che si trova dentro ad un vano ricavato nel telaio. Il bello è che questi "contenitori" non sono così difficile da trovare. Non lo sono assolutamente poi per chi ha un minimo di conoscenza di questi tipi di pullman. E una volta individuato il nascondiglio tutto è esattamente come prima: si sale, si gira la chiave, si mette in moto e si innesta la prima.
Ora prendiamo questo "viaggio" nel parcheggio Atl e immaginiamolo nel cuore della notte: allora sì che ancora più facile improvvisarsi autisti.

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