Sicurezza
DRAMMA DELLA PAZZIA
«Non doveva essere lasciato libero»
Lara Loreti
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A destra Enrico Raffaelli Sotto: il corpo esanime del meccanico«Non doveva morire, non lui, non così. Ci hanno detto che a guidare quel pullman era una persona con problemi, che ha la fissa dei mezzi pesanti. Ma come è possibile che un bus passi inosservato?»
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LIVORNO. «Non doveva morire, non lui, non così. Ci hanno detto che a guidare quel pullman era una persona con problemi, che ha la fissa dei mezzi pesanti. Ma come è possibile che un bus passi inosservato?»
Una domanda che è un chiodo fisso nella mente di Antonella Micocci, disperata e arrabbiata. Piange suo marito, Enrico Raffaelli, 46 anni, che amava profondamente, e nel contempo non riesce a spiegarsi come una tragedia del genere sia potuta accadere e nessuno sia riuscito ad evitarla.
Il meccanico del Pontino è stato travolto e ucciso ieri mattina sugli Scali Dogana d'Acqua da un pullman rubato a Rosignano guidato da Giampaolo Poletto, 38 anni, paziente psichiatrico. Per il giovane la Procura nei giorni scorsi aveva chiesto la custodia in una casa di cura, rifiutata però dal gip.
«Usano gli elicotteri per le bombe d'acqua di Ferragosto e per fermare i delinquenti non muovono un dito - si sfoga la donna - E poi come ha fatto quel bus dalla California, dove è stato avvistato di mattina, a raggiungere così rapidamente Livorno? Vuol dire che andava forte, e allora come hanno fatto a non trovarlo? Un pullman non passa certo inosservato».
La donna non riesce a fermare il pianto. E in lacrime ricorda suo marito, con cui viveva in via Romita a Stagno: «Aiutava tutti senza volere niente in cambio. Non sapeva dire di no a nessuno. Lascia un vuoto incolmabile nel cuore di tutti quelli che lo conoscevano e che lo amavano. Da ora in poi ogni cosa sarà diversa». I coniugi erano molto legati e profondamente innamorati. Già progettavano la vacanza di Natale insieme: «Avevamo programmato un tour in montagna a dicembre, quando io avrei preso le ferie. Era tanto affezionato anche ai nostri figli. Loro sono distrutti, sono usciti entrambi per staccare, non ce la facevano più a stare in casa».
Ieri, quando è successa la tragedia, Antonella Micocci era da poco uscita dal lavoro, al bar della stazione di servizio dell'Agip in via delle Cateratte, sulla strada verso il Calambrone. La donna aveva fatto il turno dalle 5 alle 9 e come ogni mattina aveva telefonato al marito. «Appena ho smontato dal lavoro, gli ho telefonato. Ma il cellulare squillava, squillava... E lui non rispondeva - è il racconto straziante della donna - Credevo che fosse occupato, accadeva spesso infatti che fosse impegnato con un cliente o in una riparazione. Poi mi richiamava lui, appena si liberava. E invece... Ma io non potevo sapere quello che era successo. Come facevo a immaginare una cosa del genere?».
Poi è arrivata la notizia, che Antonella non avrebbe mai voluto sentire. La donna è arrivata sul posto dell'incidente, sugli Scali Dogana D'Acqua, accompagnata dalla sorella, dai figli e da altri familiari. A confortarla anche gli amici del marito Enrico, che era stimato da tutti. L'officina Cars & Boat, che gestiva con il socio e amico Simone Locantore, è un punto di riferimento per il quartiere. Tutti conoscevano Raffaelli per la sua disponibilità e anche per la sua bravura: «Era in grado di risolvere ogni problema tecnico, forte della sua esperienza maturata già da ragazzino - dice un amico di famiglia - quando lavorava con il babbo nell'officina di famiglia in via Pera».
Di recente, tuttavia, il padre di Enrico, già in pensione da diversi anni, aveva avuto dei problemi di salute. Il figlio gli era stato vicino e aveva seguito passo dopo passo la malattia del padre, che era stato dimesso dall'ospedale circa due settimane fa.
Proprio per questo motivo, suo fratello, Cristian Raffaelli, che vive in Inghilterra, era tornato e si era trattenuto in città oltre il previsto per poter stare vicino al padre. I due fratelli erano molto legati.
Una domanda che è un chiodo fisso nella mente di Antonella Micocci, disperata e arrabbiata. Piange suo marito, Enrico Raffaelli, 46 anni, che amava profondamente, e nel contempo non riesce a spiegarsi come una tragedia del genere sia potuta accadere e nessuno sia riuscito ad evitarla.
Il meccanico del Pontino è stato travolto e ucciso ieri mattina sugli Scali Dogana d'Acqua da un pullman rubato a Rosignano guidato da Giampaolo Poletto, 38 anni, paziente psichiatrico. Per il giovane la Procura nei giorni scorsi aveva chiesto la custodia in una casa di cura, rifiutata però dal gip.
«Usano gli elicotteri per le bombe d'acqua di Ferragosto e per fermare i delinquenti non muovono un dito - si sfoga la donna - E poi come ha fatto quel bus dalla California, dove è stato avvistato di mattina, a raggiungere così rapidamente Livorno? Vuol dire che andava forte, e allora come hanno fatto a non trovarlo? Un pullman non passa certo inosservato».
La donna non riesce a fermare il pianto. E in lacrime ricorda suo marito, con cui viveva in via Romita a Stagno: «Aiutava tutti senza volere niente in cambio. Non sapeva dire di no a nessuno. Lascia un vuoto incolmabile nel cuore di tutti quelli che lo conoscevano e che lo amavano. Da ora in poi ogni cosa sarà diversa». I coniugi erano molto legati e profondamente innamorati. Già progettavano la vacanza di Natale insieme: «Avevamo programmato un tour in montagna a dicembre, quando io avrei preso le ferie. Era tanto affezionato anche ai nostri figli. Loro sono distrutti, sono usciti entrambi per staccare, non ce la facevano più a stare in casa».
Ieri, quando è successa la tragedia, Antonella Micocci era da poco uscita dal lavoro, al bar della stazione di servizio dell'Agip in via delle Cateratte, sulla strada verso il Calambrone. La donna aveva fatto il turno dalle 5 alle 9 e come ogni mattina aveva telefonato al marito. «Appena ho smontato dal lavoro, gli ho telefonato. Ma il cellulare squillava, squillava... E lui non rispondeva - è il racconto straziante della donna - Credevo che fosse occupato, accadeva spesso infatti che fosse impegnato con un cliente o in una riparazione. Poi mi richiamava lui, appena si liberava. E invece... Ma io non potevo sapere quello che era successo. Come facevo a immaginare una cosa del genere?».
Poi è arrivata la notizia, che Antonella non avrebbe mai voluto sentire. La donna è arrivata sul posto dell'incidente, sugli Scali Dogana D'Acqua, accompagnata dalla sorella, dai figli e da altri familiari. A confortarla anche gli amici del marito Enrico, che era stimato da tutti. L'officina Cars & Boat, che gestiva con il socio e amico Simone Locantore, è un punto di riferimento per il quartiere. Tutti conoscevano Raffaelli per la sua disponibilità e anche per la sua bravura: «Era in grado di risolvere ogni problema tecnico, forte della sua esperienza maturata già da ragazzino - dice un amico di famiglia - quando lavorava con il babbo nell'officina di famiglia in via Pera».
Di recente, tuttavia, il padre di Enrico, già in pensione da diversi anni, aveva avuto dei problemi di salute. Il figlio gli era stato vicino e aveva seguito passo dopo passo la malattia del padre, che era stato dimesso dall'ospedale circa due settimane fa.
Proprio per questo motivo, suo fratello, Cristian Raffaelli, che vive in Inghilterra, era tornato e si era trattenuto in città oltre il previsto per poter stare vicino al padre. I due fratelli erano molto legati.
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