Il Tirreno

LO SFOGO

«Giampaolo aveva bisogno di aiuto»

Chiara Castaldi
Il condominio di via della Costituzione
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Il condominio di via della Costituzione

E' arrabbiata ed esausta Tamara Poletto, sorella (sono 10 fratelli) di Giampaolo, trenta anni, cameriera al Sopravento di Marittimo e impiegata per qualche periodo nell'impresa di pulizie della Nuovo Futuro. Giampaolo abitava con lei

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ROSIGNANO. E' arrabbiata ed esausta Tamara Poletto, sorella (sono 10 fratelli) di Giampaolo, trenta anni, cameriera al Sopravento di Marittimo e impiegata per qualche periodo nell'impresa di pulizie della Nuovo Futuro. Giampaolo abitava con lei. La donna, accusa i servizi sociali dell'Asl. «Voglio fare i nomi di assitenti sociali e medici che non hanno gestito il caso di mio fratello in maniera adeguata. Ma prima voglio parlare col mio avvocato, Donatella Di Dio, perché si tratta di accuse pesanti. Ma è giusto fare chiarezza su questa lunga vicenda».
«Al momento - ha dichiarato l'avvocato Di Dio - sono stata interpellata per assistere legalmente il signor Poletto; l'opportunità di azioni legali contro i servizi sociali sarà da valutare».

Secondo la sorella di Poletto il servizio di salute mentale avrebbe sottovalutato la pericolosità del fratello, senza prendere le dovute misure, neanche in seguito a suoi solleciti. «Solo qualche tempo fa - afferma la donna - dissi a un assistente sociale: "Cosa aspettate a fare qualcosa? Che ammazzi qualcuno?" Mi rispose così: "Non fare la provocatrice con me". Mi dicevano che era in grado di intendere e di volere e di vivere tranquillamente con gli altri. Quando ho saputo cosa era successo mi è venuta una crisi di pianto. Penso anche alla famiglia della persona che è morta, che deve essere distrtutta. I servizi sociali neanche mi hanno avvertito di quello che era successo. Sono stata informata intorno alle 15.30 dall'amministratore della pensione di invalidità di mio fratello. Dopo di che ho dovuto telefonare io all'Asl per conoscere i dettagli».
La questione dell'ammistratore è uno dei tanti nodi di questa vicenda. «Di solito - ha spiegato l'avvocato - l'amministatore viene nominato su richiesta dei familiari, quando non c'è accordo fra di loro, oppure dal Pm se si ritiene che i familiari, tutti o alcuni, non siano affidabili nella gestione del patriminio stesso». Giampaolo è malato praticamente da sempre, ma le sue condizioni sembrano essersi progressivamete aggravate, in particolare dopo il trasferimento della famiglia a Rosignano, nel 1987. «Fin quando abitavamo a Roma - racconta la sorella - era mia madre a prendersi cura di lui, ma non aveva mai dato grossi problemi. Al massimo si allontanava da casa, ma poi tornava. Gianpaolo è malato fin da bambino probabilmente dalla nascita. I medici parlavano di un "morbo" di cui non ricordo il nome. Da quando stiamo qua è in carico ai servizi sociali. Ha preso psicofarmaci fino a novembre, quando si è rifiutato di continuare. I medici allora gli somministravano un farmaco una volta al mese. Ma è peggiorato, prima almeno non si assentava la notte, o più di rado. Quando sono tornata da lavoro stanotte, ho visto che non era nel letto. Non mi sono preoccupata, perché è accaduto altre volte che andasse a dormire da un suo amico». L'uomo non è nuovo a episodi fuori dall'ordinario. «In passato - dice ancora la sorella - era andato in giro alla guida di un caterpillaraveva scambiato i binari della ferrovia. Di recente ha incendiato casa; mentre correvo per sfuggire alle fiamme mi sono anche fatta male a un ginocchio e devo operarmi. Anche in seguito a questi episodi io ho sollecitato più volte i servizi sociali a intervenire in maniera più decisa, ma loro l'hanno sempre "coperto". Anche le forze dell'ordine mi hanno detto che è un pericolo pubblico».

Sono trascorse poche ore dalla tragedia provocata da Giampaolo Poletto e la notizia si è già diffusa tra le palazzine popolari di via della Costituzione. Il giovane rosignanese abita al primo piano del civico 34, in un condominio che ospita altre sette famiglie. Da ben 14 anni la famiglia Poletto risiedeva in questa abitazione e da qualche tempo, Giampaolo, viveva solo con la sorella. I vicini di casa, prima di raccontare di lui, scuotono la testa e parlano di tragedia annunciata. «Mi dispiace per quello che ha combinato Paolo stamani - dichiara un sessantenne che abita nella stessa palazzina - ma questa sembra esser solo la punta dell'iceberg di una serie di azioni pericolose che il giovane ha commesso negli anni. Non abbiamo mai avuto problemi con la sua famiglia, la mamma lo ha sempre seguito e ha fatto di tutto per aiutarlo durante la sua crescita. La situazione è decisamente peggiorata da quando la signora se n'è andata». Vuol dire la sua anche un giovane che abita al quarto piano dell'edificio di via della Costituzione. «Giampaolo è sempre stato un ragazzo difficile. Pochi mesi fa in camera sua è divampato un incendio e per fortuna il fumo che usciva dalla finestra aperta ha tempestivamente allertato tutti noi vicini. Se così non fosse stato le conseguenze sarebbero potute essere molto gravi. Un'altra sua cattiva abitudine ha scatenato spesso le ire di tutti noi: teneva a notte fonda lo stereo a musica altissima ed era impossibile dormire tranquillamente. Conoscevamo le sue problematiche psichiche, così provavamo sempre a farlo ragionare, ma ogni nostro tentativo sembrava cadere nel vuoto».

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