La manifestazione
cecina
Fassino: perché sto con Franceschini
Attacco al governo «Sui migranti insensibilità umana»
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CECINA. Un intervento, quello di Piero Fassino ieri pomeriggio a chiusura della Festa democratica nello spazio della Cecinella, che il folto pubblico ha sottolineato con numerosi applausi. E non solo quando ha criticato duramente il Governo, la Lega e Berlusconi.
Ma anche quando ha rivendicato le ragioni del suo sostegno alla segreteria Franceschini. Piero Fassino, accompagnato dall'on. Marida Bolognesi, è stato presentato dal segretario comunale Samuele Lippi. Riconosciuto come uomo della tradizione Ds (di cui è stato segretario nazionale per ben 7 anni), Fassino era atteso anche per questa annunciata sua adesione, nel confronto congressuale d'autunno, alla candidatura di Franceschini. In un'area, quella livornese, dove la maggior parte dei dirigenti di partito è schierata invece con Bersani.
E a questa attesa non si è sottratto l'esponente politico che conosce la base dei militanti che nelle Feste del Pd sono ancora in gran parte uomini e donne Ds. Ma prima ha voluto ampiamente parlare della crisi, della inadeguatezza del governo che ha definito «sgangherato», della sua mancanza di una strategia d'attacco alle difficoltà economiche, delle proposte che il Pd ha presentato in sede di Parlamento, ricevendone sempre dalla maggioranza secchi "no". Ha insistito poi sul tema delle migrazioni e sulla «insensibilità umana» dei ministri leghisti (e del governo), insensibilità - ha detto - «che ha prevalso sullo spirito di carità e di solidarietà nei confronti delle persone abbandonate sull'ultimo barcone della morte nel tratto di mare dalla Libia all'Italia». Infine Fassino ha spiegato le tre ragioni della sua adesione a Franceschini. Prima ragione: «È segretario da appena sei mesi ed è assurdo cambiare troppo spesso leader».
Seconda ragione: «Ha dimostrato di saperlo fare, il segretario». Da ultimo ha esposto la terza «e più importante» ragione: «Fondare il Pd ha voluto dire mettere insieme esperienze e tradizioni diverse - ha argomentato -, già presenti nell'Ulivo. Franceschini dimostra di essere un credibile garante di un progetto politico di unificazione che va avanti nel suo senso politico più arduo di rinuncia a far valere le antiche provenienze».
Ma anche quando ha rivendicato le ragioni del suo sostegno alla segreteria Franceschini. Piero Fassino, accompagnato dall'on. Marida Bolognesi, è stato presentato dal segretario comunale Samuele Lippi. Riconosciuto come uomo della tradizione Ds (di cui è stato segretario nazionale per ben 7 anni), Fassino era atteso anche per questa annunciata sua adesione, nel confronto congressuale d'autunno, alla candidatura di Franceschini. In un'area, quella livornese, dove la maggior parte dei dirigenti di partito è schierata invece con Bersani.
E a questa attesa non si è sottratto l'esponente politico che conosce la base dei militanti che nelle Feste del Pd sono ancora in gran parte uomini e donne Ds. Ma prima ha voluto ampiamente parlare della crisi, della inadeguatezza del governo che ha definito «sgangherato», della sua mancanza di una strategia d'attacco alle difficoltà economiche, delle proposte che il Pd ha presentato in sede di Parlamento, ricevendone sempre dalla maggioranza secchi "no". Ha insistito poi sul tema delle migrazioni e sulla «insensibilità umana» dei ministri leghisti (e del governo), insensibilità - ha detto - «che ha prevalso sullo spirito di carità e di solidarietà nei confronti delle persone abbandonate sull'ultimo barcone della morte nel tratto di mare dalla Libia all'Italia». Infine Fassino ha spiegato le tre ragioni della sua adesione a Franceschini. Prima ragione: «È segretario da appena sei mesi ed è assurdo cambiare troppo spesso leader».
Seconda ragione: «Ha dimostrato di saperlo fare, il segretario». Da ultimo ha esposto la terza «e più importante» ragione: «Fondare il Pd ha voluto dire mettere insieme esperienze e tradizioni diverse - ha argomentato -, già presenti nell'Ulivo. Franceschini dimostra di essere un credibile garante di un progetto politico di unificazione che va avanti nel suo senso politico più arduo di rinuncia a far valere le antiche provenienze».
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