Il Tirreno

CASTAGNETO

«Non voglio prostitute sulla strada»

Alessandro De Gregorio
«Non voglio prostitute sulla strada»

E' bastata una sola prostituta (su strada) a far scattare l'allarme. A mettere in moto i carabinieri, a spingere un sindaco a scrivere un'ordinanza anti-lucciole. Sarà che a Castagneto non se ne erano mai viste, certo è che Fabio Tinti non ha perso tempo

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CASTAGNETO. E' bastata una sola prostituta (su strada) a far scattare l'allarme. A mettere in moto i carabinieri, a spingere un sindaco a scrivere un'ordinanza anti-lucciole. Sarà che a Castagneto non se ne erano mai viste, certo è che Fabio Tinti non ha perso tempo.
Alla prima lucciola, Tinti ha preso carta e penna. Beh, insomma, il computer. Vietando adescamento, fermata, sosta, qualsiasi contatto con la ragazza in questione e minacciando sanzioni da trecento euro.
E così la «ragazza dell'Aurelia», quella che batteva sulla via dei vip tra Donoratico e Bolgheri, non c'è più.

«Una o cento non fa differenza - taglia corto il sindaco - a Castagneto non vogliamo prostitute per strada. Tutto qui».
Ma non è tutto qui. L'ordinanza numero 79 del 10 luglio scorso - quindi pubblicata da un mese ma diventata davvero pubblica quando è finita in cronaca - ha raccolto consensi. Ma anche critiche. Come quelle della Sinistra per Castagneto, che esprime «stupore e indignazione per l'approccio repressivo con cui si affronta un problema così grave e complesso» (vedi box).
Così abbiamo cercato di approfondire la cosa col sindaco.

Tinti, cominciamo dalla ragazza. Chi è e dove è finita?
«E' una donna straniera e non si prostituisce più qui. Non so altro».

Insomma, problema risolto e caso chiuso.
«Per noi sì».

Non le sembra eccessivo emanare un'ordinanza per una sola prostituta?
«No, se si vuole impedire che venga esercitata la prostituzione in strada. E' semplice. Ricordo che la nostra decisione è stata condivisa dalla polizia municipale, dalle forze dell'ordine e dalla prefettura. Una o cento è la stessa cosa, a Castagneto la prostituzione non è consentita, punto e basta. Due pagine e mezzo sono bastate a farlo capire a tutti, non direi di montarci un caso».

La sua iniziativa è stata sollecitata da qualcuno?
«No, abbiamo ricevuto segnalazioni e ci siamo mossi».

L'ordinanza vieta anche di "assumere atteggiamenti o indossare abbigliamenti che manifestino inequivocabilmente l'intenzione di adescare o esercitare l'attività di meretricio". Non è un po' troppo?
«No. Poi è chiaro che si può discutere di tutto, anche di questo. Ma il senso di quella frase è chiaro».

Provi a chiarirlo ancora di più. Minigonna, zeppe, trucco pesante: un look del genere è vietato?
«No, è vietato l'abbigliamento tipico di chi batte in strada. Se poi si vogliono trovarvi elementi per aprirci un dibattito, apriamocelo. Però è tempo sprecato. Distinguere è semplice, ci rimettiamo al buonsenso di chi opera. Le nostre forze dell'ordine fin qui ne hanno sempre avuto, di buonsenso».

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