Sicurezza
Tre salvataggi in mare in mezz'ora
Alessandro De Gregorio
◗
Emanuele Galeazzi e Andrea Marmugi, i bagnini della Stella Marina intervenuti nei salvataggiTre salvataggi in neanche mezz'ora. Due quindicenni che dopo essersi tuffati in mare erano stati trascinati dalla corrente e rischiavano di finire al largo o di farsi male sugli scogli. O tutte e due le cose. E un adulto, che aveva cercato di soccorrere il primo ragazzo
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CECINA. Tre salvataggi in neanche mezz'ora. Due quindicenni che dopo essersi tuffati in mare erano stati trascinati dalla corrente e rischiavano di finire al largo o di farsi male sugli scogli. O tutte e due le cose. E un adulto, che aveva cercato di soccorrere il primo ragazzo.
Insomma, una giornata di quelle difficili ieri a Marina. Anche per tener fuori dall'acqua altri bagnanti, incuranti di quel mare che bastava guardarlo per averne timore. Mare lungo, gonfiato da un prepotente scirocco.
Almeno sei i bagnini mobilitati per i soccorsi. Ma ce ne sarebbero voluti altri per stare davvero tranquilli. Altri che non ci sono in quei 150 metri di spiaggia libera fra i bagni Perla a nord e Stella Marina a sud. Un «buco» da colmare se si vorrà davvero parlare di spiagge sicure.
Il primo allarme, che poi si è rivelato doppio, è suonato alle 14,15. Un quindicenne è andato in crisi quaranta di metri al largo, davanti alla gelateria Blue eyes. Proprio nel mezzo della spiaggia libera di cui dicevamo, all'altezza del pennello: una barriera di scogli dove ieri il mare picchiava in direzione sud-nord. E picchiando, creava un corridoio a ridosso della scogliera dove la corrente era fortissima. Il giovane, stremato, stava finendo addosso agli scogli. Un altro bagnante, un adulto, si è tuffato per dargli una mano.
E' stato allora che se ne è accorto Andrea Marmugi, bagnino della Stella Marina. Marmugi si è tuffato subito, seguito dal collega Emanuele Galeazzi che in quel momento era in piscina. Due bagnini diventati subito sei, quando sono corsi a dar manforte quelli della Perla, della Donna di cuori e del Coordinamento Fin.
«Il ragazzo era terrorizzato - racconta Marmugi - e la corrente fortissima. Impossibile muoversi da lì. Ci siamo riusciti operando in squadra: in mare, dagli scogli e dalla spiaggia grazie a un salvagente con la cima».
Mentre recuperavano il ragazzo, i bagnini si sono accorti dell'altro uomo che stava sbracciando. E hanno ripetuto l'operazione, tirando a riva pure lui.
Neanche il tempo di calmare i due, asciugarsi e issare la bandiera rossa, che lo squadrone dei baywatch è stato costretto a tuffarsi di nuovo. Nello stesso punto, dove stavolta era in difficoltà una ragazzina.
«Mi ero accorto che quelle due amichette stavano facendo il bagno - prosegue Marmugi - e sono andato a dir loro di uscire. Una ha obbedito, l'altra è andata sotto e ha iniziato ad agitarsi. Mi sono tuffato ancora».
E tutti dietro. «La corrente era incredibile - spiega Galeazzi - molti di noi sono anche surfisti, insomma siamo piuttosto abituati. Questa però era una corrente più forte del solito. All'altezza di quegli scogli le onde creavano una risacca, un corridoio. Che portava al largo».
In ogni caso, anche la ragazzina è stata afferrata e con fatica, stavolta aggirando la scogliera, riportata a riva sana e salva. In lacrime, spaventatissima, è tornata a casa.
I bagnini sono rimasti lì, a scrutare il mare e soffiare nei fischietti per impedire alla gente di entrare in acqua. «Il problema - ribadisce Galeazzi - è che gli stabilimenti sono coperti ma la spiaggia libera no. Nemmeno una postazione. Non è solo una questione di metri. Essendo libera, quella spiaggia è sempre piena zeppa di bagnanti».
Lo conferma Andrea Cecconi, fiduciario Fin e coordinatore del piano: «Le associazioni di categoria e gli stabilimenti hanno fatto la loro parte - dice Cecconi - ma servono torrette anche in quel tratto di spiaggia libera».
Insomma, una giornata di quelle difficili ieri a Marina. Anche per tener fuori dall'acqua altri bagnanti, incuranti di quel mare che bastava guardarlo per averne timore. Mare lungo, gonfiato da un prepotente scirocco.
Almeno sei i bagnini mobilitati per i soccorsi. Ma ce ne sarebbero voluti altri per stare davvero tranquilli. Altri che non ci sono in quei 150 metri di spiaggia libera fra i bagni Perla a nord e Stella Marina a sud. Un «buco» da colmare se si vorrà davvero parlare di spiagge sicure.
Il primo allarme, che poi si è rivelato doppio, è suonato alle 14,15. Un quindicenne è andato in crisi quaranta di metri al largo, davanti alla gelateria Blue eyes. Proprio nel mezzo della spiaggia libera di cui dicevamo, all'altezza del pennello: una barriera di scogli dove ieri il mare picchiava in direzione sud-nord. E picchiando, creava un corridoio a ridosso della scogliera dove la corrente era fortissima. Il giovane, stremato, stava finendo addosso agli scogli. Un altro bagnante, un adulto, si è tuffato per dargli una mano.
E' stato allora che se ne è accorto Andrea Marmugi, bagnino della Stella Marina. Marmugi si è tuffato subito, seguito dal collega Emanuele Galeazzi che in quel momento era in piscina. Due bagnini diventati subito sei, quando sono corsi a dar manforte quelli della Perla, della Donna di cuori e del Coordinamento Fin.
«Il ragazzo era terrorizzato - racconta Marmugi - e la corrente fortissima. Impossibile muoversi da lì. Ci siamo riusciti operando in squadra: in mare, dagli scogli e dalla spiaggia grazie a un salvagente con la cima».
Mentre recuperavano il ragazzo, i bagnini si sono accorti dell'altro uomo che stava sbracciando. E hanno ripetuto l'operazione, tirando a riva pure lui.
Neanche il tempo di calmare i due, asciugarsi e issare la bandiera rossa, che lo squadrone dei baywatch è stato costretto a tuffarsi di nuovo. Nello stesso punto, dove stavolta era in difficoltà una ragazzina.
«Mi ero accorto che quelle due amichette stavano facendo il bagno - prosegue Marmugi - e sono andato a dir loro di uscire. Una ha obbedito, l'altra è andata sotto e ha iniziato ad agitarsi. Mi sono tuffato ancora».
E tutti dietro. «La corrente era incredibile - spiega Galeazzi - molti di noi sono anche surfisti, insomma siamo piuttosto abituati. Questa però era una corrente più forte del solito. All'altezza di quegli scogli le onde creavano una risacca, un corridoio. Che portava al largo».
In ogni caso, anche la ragazzina è stata afferrata e con fatica, stavolta aggirando la scogliera, riportata a riva sana e salva. In lacrime, spaventatissima, è tornata a casa.
I bagnini sono rimasti lì, a scrutare il mare e soffiare nei fischietti per impedire alla gente di entrare in acqua. «Il problema - ribadisce Galeazzi - è che gli stabilimenti sono coperti ma la spiaggia libera no. Nemmeno una postazione. Non è solo una questione di metri. Essendo libera, quella spiaggia è sempre piena zeppa di bagnanti».
Lo conferma Andrea Cecconi, fiduciario Fin e coordinatore del piano: «Le associazioni di categoria e gli stabilimenti hanno fatto la loro parte - dice Cecconi - ma servono torrette anche in quel tratto di spiaggia libera».
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