Il Tirreno

Procedibilità. La Corte costituzionale rimette la decisione alla Camera

Matteoli, tutto da rifare

Alessandro De Gregorio
Matteoli con l’ex prefetto Gallitto e, sopra, in aula con l’avvocato Consolo
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Matteoli con l’ex prefetto Gallitto e, sopra, in aula con l’avvocato Consolo

A un certo punto quel processo sembrava inevitabile per il ministro Altero Matteoli. Il suo avvocato e collega deputato Giuseppe Consolo si era visto respingere tutte le eccezioni. Il giudice Antonio Del Forno aveva ammesso anche le intercettazioni

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CECINA. A un certo punto quel processo sembrava inevitabile per il ministro Altero Matteoli. Il suo avvocato e collega deputato Giuseppe Consolo si era visto respingere tutte le eccezioni. Il giudice Antonio Del Forno aveva ammesso anche le intercettazioni. Poi però la Camera, allora presieduta dall'ex segretario Prc, Fausto Bertinotti, aveva accolto l'appello di Matteoli rimettendo la decisione alla Corte costituzionale sulla qualificazione di reato comune o ministeriale. E quindi sulla necessità dell'autorizzazione a procedere. Dopo due anni, la Consulta ha deciso.
Ha dato ragione a Matteoli annullandone il rinvio a giudizio. Dovrà essere la Camera a decidere se a giudicarlo debba essere un tribunale ordinario o dei ministri. Anche se quest'ultimo si era già dichiarato incompetente. Matteoli stavolta è di poche parole. Si dice soddisfatto. Vediamo come siamo arrivati a questa decisione che ha già scatenato le prime reazioni.
L'accusa. Matteoli è accusato di favoreggiamento: nell'agosto 2003 avrebbe rivelato al prefetto livornese Vincenzo Gallitto che la finanza lo stava intercettando e la procura indagava su lui e altre personalità eccellenti (la cosiddetta Elbopoli, acquisto di appartamenti a prezzo di favore).
Le telefonate. Ce ne sono tre, in quell'agosto. Il telefono di Gallitto è già sotto controllo. Il 6 lo chiama Matteoli da Roma, dopo una riunione del consiglio dei ministri: «Gallitto, ma lei è sotto inchiesta?». «Che io sappia no». L'8 i due si incontrano a Casale, nella villa di Matteoli. Il 9 Gallitto organizza un incontro a Portoferraio col suo vice Giuseppe Pesce, l'ex capo dei gip Germano Lamberti e Uberto Coppetelli (poi morto in un incidente aereo), per informarli dell'esistenza di un fascicolo aperto contro tutti loro. Riceve una telefonata e lascia per sbaglio il cellulare acceso. Vengono tutti intercettati «per caso» mentre parlano proprio del timore di avere i telefoni sotto controllo.
Procedura. Matteoli viene ascoltato dal Tribunale dei ministri che valuta il reato di diritto comune e si dichiara incompetente. Per Consolo, quel tribunale avrebbe dovuto trasmettere gli atti al presidente della Camera mettendo in moto l'iter dell'autorizzazione a procedere.
La norma. La norma invocata da Consolo è l'articolo 2 comma 1 della legge 219/1989 che prevede, tra i motivi di archiviazione per i reati ministeriali, anche l'ipotesi che il fatto integri un reato diverso, prevedendo in tal caso la trasmissione degli atti all'autorità giudiziaria ordinaria. Anche secondo la giunta parlamentare per le autorizzazioni tale norma è in contrasto con l'articolo 8 della legge costituzionale 1/1989 che prefigura due sole possibilità: archiviazione o domanda di autorizzazione a procedere al competente ramo del Parlamento. Consolo presenta un disegno di legge in tal senso ribattezzato "lodo Consolo". Tuttora al vaglio della Consulta.
La Camera sospende. Il 17 maggio 2007, con un plebiscito (394 sì, 2 no, 32 astenuti), la Camera delibera di «elevare conflitti di attribuzioni tra poteri dello Stato innanzi alla Corte costituzionale nei confronti del collegio per i reati ministeriali presso il tribunale dei ministri di Firenze e nei confronti del tribunale di Livorno, sezione distaccata di Cecina». Il 21 maggio il giudice Del Forno ne prende atto sospendendo il procedimento e anche la prescrizione.
La decisione. Siamo a oggi. La Corte Costituzionale annulla il rinvio a giudizio di Matteoli. Decisione adottata a maggioranza e che non avrebbe visto concorde il vicepresidente Ugo De Siervo.

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